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Dalla Brianza alla Nuova Zelanda e viceversa. Giro del Mondo by Renzo Piano con tappa a Malta

Il Beaubourg di Parigi, il Whitney di New York, l’Auditorium della Musica di Roma, il MUDEC di Milano e il “tragico” Ponte San Giorgio di Genova dopo il Porto Antico. E ancora: il Parlamento di Malta ad un passo dal co-cattedrale che custodisce la Decollazione di San Giovanni Battista del Caravaggio, il Lingotto di Torino con la sua pista preservata, il Santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo… ma quanto Piano c’è in Europa? Scopriamolo alla luce di una serata a base di pasta al ragù quando il Maestro disegnava il Riva Center e non parlava di se’!

Capita mai di svegliarsi di soprassalto e legare il volto di qualcuno frequentato nel tempo a qualcosa di appena vissuto nella realtà dei fatti?

Sì, sì: capita… 

E’ così che una notte recente si è trasformata in un tuffo nella straordinaria storia da Renzo Piano, che viene avanti praticamente da quando è nato (1937!). 

Grazie a Maurizio Riva, istrionico frontman di Riva1920 – azienda capace di trasformare il legno e i suoi derivati in sensazioni – finimmo agli inizi del Duemila a trangugiare una pasta al ragù di salsiccia – sì, trangugiare perché l’attenzione era tutta rivolta all’ospite d’onore, che non era il sottoscritto – una sera d’estate dalle parti del bosco di Montorfano (Como) nella serenità della tenuta “Il Grillo” in compagnia anche dell’’Architetto più innovatore d’Italia: Renzo Piano, appunto.

Messo lo scooter sul cavalletto, venimmo immediatamente rapiti dal fascino che l’Architetto emanava pur standosene zitto, in quel momento, ad ascoltare le idee dell’istrionico Riva, che in questo aprile del 2026 ha irrobustito una volta di più l’…architettura alla Settimana del Design, col Dentro e il Fuorisalone milanese. E il Riva Center, progettato proprio da Renzo e Matteo Piano, si è idealmente illuminato d’immenso ad ogni ora senza che il rivestimento in larice siberiano abbia potuto fermarne i raggi di emozione propagati dal Museo del Legno ormai noto universalmente.

Per chi ha vissuto e ha radici e amici da quelle, in Brianza, l’antica Fiera del Mobile continua a suscitare il fascino discreto della fantasia e della operosità legata al legno, che gli “artigiani artisti” vanno a recuperare negli angoli più reconditi e meno conosciuti della Terra per lavorarlo con perizia nelle “botteghe” a volta divenute atelier d’arte.

Si diceva… Renzo Piano. Svegliato di soprassalto con l’immagine di quel volto disegnato da una barbetta a quel tempo leggera, davanti agli occhi ne sono passate milioni di sue immagini. E così, partendo dal punto più vicino e visitato spesso, vale a dire il Palazzo del Parlamento di La Valletta, qui a Malta, ad un passo dai dipinti di Caravaggio (!), è partito un Giro di memoria, che ha regalato qualche ora di sveglia fondata sulla cultura Made in Italy proprio in concomitanza del Fuorisalone e della Giornata consacrata dal Governo italiano proprio al Made in Italy (mercoledì 15 aprile per l’anno 2026).

E così la mente ha preso a spaziare da La Valletta a Parigi, dove sorge il Beaubourg, vale a dire il Centre Pompidou, che sistematicamente veniva visitato a margine e persino durante il carosello finale di ogni Tour de France (se non sfrattato dall’Olimpiade come accaduto nel 2024 a vantaggio di Nizza): tradizionalmente, la Grande Boucle sfianca il gioiello disegnato da Piano con Richard Rogers, venendo su dalla parallela Rue de Rivoli dove sorgono il Comune di Parigi e il Museo del Louvre, prima di sfociare in Place de la Concorde e dunque sui Campi Elisi che portano a contornare l’Arco di Trionfo.

Sì, vero: il Giro d’Italia ha recentemente conquistato Roma, ma il Tour fa in modo da sempre che Parigi sia posseduta dall’evento sportivo più internazionale che ci sia dopo la Coppa del Mondo di Calcio e l’Olimpiade, che però vengono proposti ogni quattro anni e tornano raramente nei luoghi geografici dove hanno scritto pagine memorabili. Ma il Giro, si sa, è così fortemente attratto dagli imprescindibili Colosseo, Arco di Costantino e Fori Imperiali da non accorgersi dell’esistenza del pur meritevole Auditorium del Parco della Musica della Capitale, sempre partorito dalla genialità dell’Architetto genovese e scelto da Oleg Tinkov – patron di una squadra di ciclismo dalle fortune alterne al pari del Team Principal – per l’annuncio delle ambizioni dei propri corridori un anno che aveva gli occhi di tutto il mondo puntati addosso.

Renzo Piano e le sue creature sono presenti in ogni angolo d’Europa e in due punti strategici degli Stati Uniti d’America, vale a dire: New York con il Whitney Museum of American Art e San Francisco con California Academy of Science. Le visite all’uno e all’altro ci sono state offerte a corollario del Tour de Trump e della Coors Classic ai tempi in cui il ciclismo europeo andava alla scoperta di quello statunitense così tanto strombazzato da non credere che si sarebbe accartocciato su se stesso in così breve tempo.

Al di fuori dell’Italia, l’Europa vede Piano “santone” di Londra con The Shard, di Oslo con Modern Art Museum e di Santander con il Centro Botin. Il Tour de France, la Vuelta a Espana e il Mondiale del 1993 in Norvegia vinto dal chiacchieratissimo Lance Armstrong su Miguel Indurain e Olaf Ludwig, ci hanno dato modo di vivere da vicino i monumenti delle sensazioni appena elencati così come il Giro d’Italia (ma non soltanto) ci ha offerto in Patria le opportunità di quel che il genio genovese ci ha pure consegnato come il MUDEC e il Politecnico della Bovisa a Milano; l’Auditorium Niccolò Paganini a Parma; il Porto Antico e poi il tristissimo (per la tragedia consumatasi) Ponte San Giorgio a Genova; il Santuario di San Pio da Pietralcina a San Giovanni Rotondo (Foggia); lo Stadio San Nicola a Bari; l’Auditorium del Parco a L’Aquila, il MUSE a Trento e il Lingotto di Torino preservandone la pista sul tetto dello stabilimento dove collaudare le auto della FIAT.

Piano&Rice prima, Renzo Piano Building Workshop (RPBW) poi: ecco le sigle che si leggono in giro per il mondo e che sono le strutture tecniche capaci di tramandare ai posteri l’abilità dell’immenso Renzo, che quella notte a Montorfano fu poco… Grillo, nel senso che di sé cantò poco, se non per raccontare della piacevole mezza giornata vissuta in barca sul vicino Lago di Como: navigare era e rimane la sua passione principale al di fuori del lavoro quotidiano. Le sue opere parlano da sole. Provate ad entrare da City Gate in Valletta e a camminare, anche idealmente intorno al nuovo Palazzo del Parlamento, scoprire il Teatro, osservate il fossato. Piano ha ridisegnato la Capitale del Paese che ci ospita. L’impatto con la città parla di lui al pari e forse più della Decollazione di San Giovanni Battista ad opera di Michelangelo Merisi anche perché (ma non esclusivamente) i capolavori di Caravaggio sono ben chiusi dentro la co-cattedrale.

Le opere di Piano si dispiegano a cielo aperto. Venisse a “trovarlo”, Maurizio Riva si innamorerebbe ancor più del “suo” Maestro e di sicuro avvertirebbe dentro di se’ lo sbocciare di una nuova idea da mettere sotto lucchetto a Cantù, presso il Riva Center che ospita quel Tavolo Antico lungo 12 metri modellato nel legno Kauri arrivato in Brianza dalla Nuova Zelanda e che si dice sia datato 48.000 anni!

Prosit.

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