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Dario Meneghini, una vita per lo sport

Tre sono i motivi che inducono Dario Meneghini a praticare il running: a liberare la mente, a stemperare le tensioni, per stare bene. Con il tempo però, la corsa assume una filosofia di vita., una necessità, un desiderio da appagare.

Oggi Dario Meneghini, 32 anni, vicentino, è laureato magistrale in Scienze Motorie, con un Master di 2° livello in Attività fisica e salute. Cresciuto nell’Atletica Vicentina, nel 2008 è terzo ai campionati Italiani U23, nella specialità dei 1500 metri, con un personale di 3’51”.
Nella mezza maratona, detiene un personale di 1h13’28”.

Attualmente lavora nella Running School Bernstein, la prima scuola di corsa a Verona che offre assistenza qualificata ai runners a 360°. Oltre ad essere un bravo coach, dove con programmi di allenamento individuali, consente di trasformare l’attività motoria in un’esperienza motivazionale, Dario ci accompagna inoltre nel suo meraviglioso mondo del running, con alcuni diari molto interessanti, che permettono di cogliere non solo alcune sfaccettature tecniche della corsa, ma creano anche un’ideale cornice di prevenzione della salute personale in ogni singolo atleta.

Ecco allora, alcuni suoi pensieri.

IL PARADOSSO DEL DENTIFRICIO

Domenica scorsa  per molti è stato l’esordio stagionale (vedi Romeo e Giulietta o per gli amanti del trail l’Aim Energy), molti si stanno preparando al meglio per le imminenti gare in calendario.  Tutti, runners, sportivi in genere o “semplicemente nel lavoro” siamo alla ricerca del nostro meglio, cerchiamo di dare il massimo, ci impegniamo e ci mettiamo in gioco al fine di superare i nostri limiti.

Limiti che possono essere di natura “fisica”. Ecco allora l’importanza di seguire un piano di allenamento strutturato per nostre esigenze o caratteristiche tecniche, o seguire un corso di formazione che ci consenta di acquisire nuove competenze e conoscenze.  Il limite a volte sta nella nostra testa, nel nostro approccio ad affrontare le situazioni difficili.

Pensiamo per esempio ad un allenamento molto duro che andremo ad affrontare, lo stesso dicasi per un momento di difficoltà in gara; sembra che non ci resti più nemmeno la forza per proseguire;  invece spesso riusciamo a tirar fuori quel qualcosa in più, che non credevamo di avere e che ci permette di proseguire e magari ci fa andare ancora più forte, oltre il “nostro limite”.

E’ come il tubetto del dentifricio, sembra finito e ci diciamo “mi sa che è l’ultima volta che lo uso, poi lo dovrò cambiare” … invece no, con sorpresa, se ci “impegniamo” andiamo oltre le apparenze e le nostre aspettative e si prosegue, anche per una settimana! Sembrava impossibile invece…

Ecco la stessa cosa la possiamo fare quando siamo in crisi e pensiamo di non farcela.. allora cerchiamo di “stringere i denti”, raccogliere le forze, credere che ci sia ancora qualcosa, e quel qualcosa c’è sempre!!

Così superiamo i nostri limiti!

LA LEZIONE DI ROGER FEDERER….

Dario Meneghini 4

Per correre forte bisogna prima correre piano, per correre piano, bisogna prima iniziare a camminare, per iniziare il tuo cammino bisogna avere la volontà di partire e iniziare questa avventura…
Molti dei miei amici su Facebook sono runners, e tutti NOI abbiamo cominciato proprio così! Un passo alla volta, step by step, siamo passati da pseudo sedentari ad amanti della corsa, e ora più nessuno ci ferma… Ma non è sempre così, capitano momenti dove le gambe non girano come prima, dove la testa ci dice stop, capita a tutti di doversi fermare più o meno a lungo a causa di un infortunio…
Passati “i momenti bui” dello stop spesso ci si chiede…
“Ma riuscirò a tornare come prima??”
A me è successo molte volte, e anche in questo periodo me lo chiedo, e ammetto che non è per niente facile.
Certo nella vita c’è altro di molto più importante, ma bando alle ipocrisie…. la corsa per NOI Runners e’ una cosa seria 🙂 e soprattuto poche cose più dello sport ci danno quel senso di benessere e di AUTOEFFICACIA che ci danno a tutti gli effetti una marcia in più anche nella vita di tutti i giorni.
Il grande ROGER FEDERER dopo 5 anni di mancate vittorie in uno Slam, vince gli Australian Open quando più nessuno dava credito (stampa, TV, social etc.., con un fardello non semplice da metabolizzare)a questo 35enne, marito e padre con un ultimo anno di infortuni.
Ha dimostrato a tutti tenacia, voglia di tornare, voglia di sentirsi nuovamente RE Roger. Un vero “campione” (anche noi nel nostro piccolo lo siamo a modo nostro) si vede da questo, grazie per la lezione di fiducia e speranza che ci hai dato.
Un passo alla volta, impegno, lavoro e voglia fanno la differenza, nella vita e nello sport!

 

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