Delta è Gusto. In altri articoli noi di itAdria, abbiamo già citato e descritto alcune delle particolari produzioni, coltivazioni e allevamenti del Delta del Po. Ricordiamo i salumi, il miele, le anguille, il pesce allevato nelle valli da pesca, le vongole e le cozze, le ostriche rosa, le patate americane. In questo nostro nuovo articolo ci dedichiamo al tartufo, tradizioni, storie, ricette e personaggi, i “trifolin”, i cercatori di trifola, nome volgare del tartufo.
Delta è Gusto: il tartufo
Il Tartufo è un fungo ipogeo ( in biologia, che vive e si sviluppa “sotto terra” riferito a: fauna, flora, tuberi, bulbi e funghi). Quale fungo, vivendo sotto terra in mancanza di luce vive solo ed esclusivamente in simbiosi con le radici di alcune specifiche piante. Tra queste, varie specie di quercia, quali il Leccio, la Farnia e la Roverella, segue il Tiglio, il Nocciolo, il Carpino, il Pioppo, il Pino marittimo e il Pino domestico. Questo per tanto, richiede ambienti naturali e ben conservati, presenti nel Delta del Po, riserva MAB della Biosfera
Delta è gusto: il tartufo delle dune
Prendiamo spunto da uno scritto “Il Tartufo delle dune” di Enrico Vicentini, di Adria, biologo, appassionato di Delta e ovviamente di ricerca e raccolta di tartufi “un trifolin”. Enrico ci ha gentilmente concesso anche le foto dei suoi “bottini”. Nel suo libro, in particolare, in un paragrafo cita il Tuber borchii Vittadini, il tartufo bianchetto. “…Il bianchetto detto anche tartufo marzuolo è il protagonista indiscusso che abita il sottosuolo delle pinete deltizie (ndr. costiere e dell’entroterra presenti nelle dune fossili). Il suo periodo di raccolta in Veneto va dal 15 gennaio al 30 aprile”. Il Tartufo Bianchetto appartiene alla famiglia dei Tartufi Bianchi ma rispetto al fratello maggiore ha un odore molto più pungente e un sapore molto intenso.
Il tartufo delle golene
Una lunga tradizione di “tartufini” la si scopre anche a Papozze (RO) e dintorni dove già dai primi anni del 900 del secolo scorso nelle golene e nei boschi ripariali si raccoglieva in abbondanza il Tuber aestivum meglio conosciuto come “ Scorzone”. La sua raccolta inizia a giugno finisce in agosto e poi da inizio ottobre a fine dicembre. Lo scorzone vanta un sapore delicato e delle interessanti proprietà naturali, dunque non ha molto da invidiare alle altre tipologie di tartufo e può reggere il confronto anche con le varietà più pregiate. In questa zona i tartufini più bravi e fortunati raccoglievano anche il pregiato Tuber Magnatum il famoso Tartufo bianco pregiato. Nei suoi “Quaderni dell’academia del tartufo” il prof. Antonio Dimer Manzolli racconta quanto segue. “Gennaro Vicentini era veramente un grande esperto sia nella cerca che nell’addestramento dei cani. Quando usciva di buonora difficilmente tornava a casa senza tartufo, le sue aree preferite erano le golena e le campagne dell’isola di Ariano”. Foto e testimonianze narrano di un’eccezionale raccolta di Gennaro Vicentini, quando nel 1968 tornò a casa con tartufo bianco pregiato del peso di Kg 1,650.
Il “trifolin”
Il trifolin e il suo cane, indispensabile amico di ricerca. “La ricerca con il cane non è solo rivolta al lato economico e al piacere di gustarlo” descrive Enrico vicentini nel suo libro “ma il più delle volte è vivere una giornata immersi nella natura in compagnia del proprio fedele amico …” e poi ancora “Fare il cercatore di tartufi non è un mestiere, ma quasi un’arte, una sorta di “privilegio” che si tramanda di padre in figlio, da nonno a nipote, sino a creare le celebri famiglie di “trifolin”….” “…. Si muovono alle prime luci del mattino, silenziosi in compagnia del loro inseparabile cane, e armati di vanghetto indispensabile per cavare la “trifola”. “… Non amano farsi vedere dalla gente, soprattutto da altri tartufai rivali, ecco perché diventano invisibili, confondendosi con la nebbia e nel folto della vegetazione…”
Curiosità
Il mondo del tartufo, infatti, vive da sempre immerso nell’ombra del mistero, legato alle lunazioni e alle colline o alle valli che sfumano nelle brume e nei sentori dell’autunno. Il tartufo è figlio della terra e delle tenebre. Non è un caso che i francesi parlassero di «truffe», insinuando il senso della frode e collegandosi alla celebre commedia di Molière, “Tartuffe”. Gli antichi greci e latini lo dicevano cibo degli Dei, riconoscendone i poteri afrodisiaci, di cui Giove faceva tesoro e che presto avrebbero incantato anche Venere. Il mistero e le superstizioni arrivarono piuttosto con il Medioevo, tanto che non si sapeva più se l’origine fosse quella di una pianta o di un animale. E il cibo degli dei finì per essere considerato una escrescenza degenerativa del terreno, ricco di veleni che portavano alla morte, adatto al palato del diavolo e delle streghe.