8 marzo 1857. Anzi no, 1911. Anzi non marzo, febbraio. Insomma si racconta che anni fa, in una data non bene definita, 134 operaie persero la vita nell’incendio di una fabbrica di camicie a causa delle precarie condizioni di sicurezza. Ma forse non erano 134, e forse la fabbrica non esisteva proprio, o meglio era già chiusa. Vi sembriamo confusi? In realtà non lo siamo, anzi: stiamo parlando di un episodio inventato!

La storia della festa della donna

Sì, perché in realtà l’idea della giornata internazionale della donna venne al Partito Socialista americano nel 1909. Idea che fu poi raccolta da Clara Zetkin durante la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste a Copenaghen del 1910. Fino al 1921, però, i vari Paesi scelsero date differenti per la celebrazione di questa giornata, anche perché restano poco chiare le motivazioni in base alle quali era stata scelta la data dell’8 marzo. In occasione poi della Seconda Conferenza delle Donne Comuniste, svoltasi a Mosca nel 1921, venne proposta e approvata un’unica data, scelta in ricordo della manifestazione contro lo zarismo delle Donne di San Pietroburgo del 1917.

Mimosa sul ramo

Simbolo della giornata internazionale della donna divenne ben presto la mimosa, in quanto fiore economico e di stagione. Poi vennero i baci Perugina, gli orsetti di peluche e spogliarellisti ornati di improbabili perizoma e tutto andò perduto. Quella ormai conosciuta come festa della donna è diventata una corsa al regalo altrimentilamiaragazzamiuccide, alle serate tra donne in cui dare il peggio di sé stile unaltrouomoinmutandelovedolannoprossimo e alle isterie di genere di chi urla ai diritti violati e chi di contro accusa una sorta di razzismo, ma senza che nessuno colga fino in fondo il senso di ciò che dice.

Lotta di genere vs alleanza per i diritti

Innanzitutto chi scrive proprio non si spiega come una lotta in favore dei diritti possa essere proposta come una guerra tra distinte fazioni. In una hobbesiana concezione della realtà sembra che io non possa ottenere qualcosa se non togliendolo ad altri. Suona davvero molto strano anche il fatto che il proprio Paese e chi lo abita, passino da infamanti accuse di feroce mancanza di rispetto nei confronti della donna, a Villaggio dei Puffi con tutti i suoi abitanti tutti fiori e cuori, quando (e se) messi a confronto con altre – non ben definite – culture, condannate in toto in virtù di un becero trattamento riservato alle donne.

I mille colori della donna

Lungi dal voler negare la persistenza di alcuni fenomeni esecrabili, come la lapidazione o la mutilazione genitale femminile, è pur vero che questi andrebbero circoscritti con precisione e combattuti con l’informazione e la cultura, oltre che col tentativo di risoluzione, o quantomeno contingentamento, delle precarie condizioni di vita di alcune fasce in cui certi retaggi sono figli di fame e chiusura. Di certo non tutto si combatte con la penna, ma dubitiamo dell’efficacia anche dell’augurarsi la distruzione di interi continenti.

L’Italia e i Paesi occidentali

Tornando alla battaglia nei Paesi occidentali e occidentalizzati andrebbe fatta un po’ di chiarezza. Innanzitutto bisognerebbe chiarire, soprattutto ad alcune donne, che NON siamo uomini. Non siamo affatto tutti uguali, bensì profondamente diversi. Ma la diversità non è inferiorità bensì ricchezza. Una ricchezza da cui attingere reciprocamente se ben conservata e rispettata.

uniti contro la violenza

Innegabili sono, anche nel nostro Paese, i cruenti e numerosissimi casi di femminicidio. Ma altrettanti sono gli uomini che per le donne nutrono un profondo rispetto, che esse siano compagne, madri, sorelle, amiche o sconosciute. Ed è con questi uomini che noi donne dovremmo allearci. Dovremmo farlo per mostrare a chi non ci tratta come dovrebbe che esiste una valida alternativa. Dovremmo farlo per educare al rispetto anche le generazioni future. Educarle non al rispetto della donna, ma al rispetto dell’altro e della sua dignità di essere vivente. Dovremmo farlo per guardare oltre il nostro naso, per tendere una mano, ognuno con le proprie possibilità, a chi ha problemi più seri dello scegliere il locale per l’8 marzo.

Mariarosaria Clemente

Autore: Mariarosaria Clemente

La mia passione è raccontare storie. Ho iniziato a scrivere da piccolissima, poco dopo è nato il mio amore per il cinema ed ho ricevuto la prima macchina fotografica. Parole e immagini, coltivo tutto ciò che mi aiuta a costruire mondi

8 Marzo, festa della donna: il rispetto salverà il mondo ultima modifica: 2018-03-08T09:30:11+00:00 da Mariarosaria Clemente

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