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Giornata internazionale della lotta contadina, 17 aprile

Ogni anno, il 17 aprile ricorre la giornata internazionale della lotta contadina, istituita in ricordo della strage di Eldorado Dos Carajas, avvenuta nello stesso giorno del 1996, in cui 19 contadini che manifestavano pacificamente furono uccisi dalla polizia brasiliana.

Giornata internazionale della lotta contadina

Una giornata che nasce per ricordare che il cibo non è merce ma è vita e che ci induce a riflettere, mai come in questo momento. Dobbiamo riflettere sulla necessità di optare per un’agricoltura che rispetti ambiente e contadini. All’interno di ciò che mangiamo, non ci sono solo i nutrienti, ma anche relazioni, valori sociali, risorse, energia, acqua, suolo.

Giornata internazionale della lotta contadina- poster evocativo

Con la diffusione dei supermercati, ci siamo allontanati sempre di più dall’origine dei nostri alimenti. Non ci chiediamo più cosa stiamo effettivamente mangiando e perché acquistiamo prodotti alimentari coltivati a migliaia di chilometri di distanza. Il sistema industriale, non tiene conto di stagioni e lavoratori. L’agroindustria ci consente di acquistare cibo di bassa qualità, in grandi quantità e a un prezzo basso. Ma un sistema di questo tipo sacrifica, in nome della resa e del profitto, l’ambiente e la salute delle persone.

Agricoltura industriale

Negli ultimi dieci anni l’Unione Europea ha perso un terzo delle piccole aziende: solo in Italia sono diminuite del 68%. A causa della pandemia le piccole aziende fanno ancora più fatica. L’aumento dei costi per la sicurezza dei lavoratori, rende la vita ancora più difficile alle piccole realtà produttive. E’ importante quindi aiutare la piccola agricoltura a sopravvivere e a resistere allo strapotere dell’agroindustria. L’agricoltura industriale determina in Europa una perdita di 970 milioni di tonnellate di suolo ogni anno.

Giornata internazionale della lotta contadina- Formaggi a stagionare

Tra il 2010 e il 2020 almeno 50 milioni di ettari di foresta (un’area delle dimensioni della Spagna) sono stati distrutti per fare spazio alla produzione industriale di materie prime agricole. La distruzione di ecosistemi e la perdita di biodiversità non risulta nemmeno giustificata dall’esigenza di produrre cibo, perché buona parte di esso viene sprecato. La FAO ha stimato che ben il 30% di quello che produciamo, lo buttiamo via.

FAO

Eppure lo spreco di cibo non è solo un problema morale, ma anche un problema ambientale. La quota di cibo sprecata corrisponde a un consumo d’acqua che è 5 volte il volume del Lago di Garda. E di suolo (28% delle terre agricole). E ad un aumento della quantità di rifiuti prodotti, non solo organici. Basti pensare alla quantità impressionante di imballaggi che contengono la maggior parte dei prodotti alimentari presenti in commercio.

Giornata internazionale della lotta contadina- Mercatino rionale

Solo in Italia la quantità di cibo sprecata costa tra i 13-16 miliardi di euro. È un dato che conferma la necessità di un radicale cambiamento del modello produzione-consumo. Dovremmo produrre cibo ma più sano, sostenendo la piccola agricoltura più virtuosa e sostenibile. Tutto ciò porta inevitabilmente all’abbandono delle terre che finiscono per essere soggette a degrado, con incendi, alluvioni. È lampante che occorre riprendere a produrre localmente la gran parte del proprio cibo.

Piccoli agricoltori

Ciò non solo è possibile ma anche conveniente, perché comporterebbe un minor inquinamento per il decremento del trasporto. Costituirebbe occasione di lavoro e reddito per le comunità locali. È di fondamentale importanza, dunque, incentivare un sistema di produzione agroecologico più rispettoso della terra e delle persone che ci abitano. Ma soprattutto un sistema che ci consente di avere a disposizione cibo salubre. Eppure si stima che circa il 70% del cibo arriva in casa attraverso la grande distribuzione. A loro volta i produttori per sopravvivere sono costretti a utilizzare pratiche poco sostenibili per aumentare le rese, come manodopera a basso costo, utilizzo di fitofarmaci, antibiotici.Ma quale potere è nelle mani dei consumatori? Dobbiamo essere consapevoli che, se i prodotti sono offerti a basso costo, non solo viene meno la qualità del cibo, ma si distruggono l’ambiente e le economie locali.

Filiera corta – Giornata internazionale della lotta contadina

Dobbiamo prendere coscienza di avere un potere enorme tra le mani che potremmo usare per spingere il sistema verso una produzione/distribuzione del cibo più salutare. Lo sarebbe anche per il pianeta. Non è sufficiente solo comprare cibo etichettato come biologico o locale. E’ fondamentale acquistarlo fuori del canale della grande distribuzione, tagliando la filiera. Se possibile, farlo dal produttore oppure tramite i gruppi di acquisto solidale o nei mercati cittadini. Fare la spesa dovrebbe diventare sostegno per quei lavoratori della terra e quei produttori che tentano di costruire sistemi più sani di produzione del cibo. Dovrebbe essere chiaro ormai a tutti che la solidarietà sociale, economica, è l’unico modo per uscire da questa crisi climatica. Non farlo ci sta costando un prezzo altissimo, non confrontabile né economicamente né eticamente con i pochi spiccioli risparmiati sul carrello della spesa.

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