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Giovannino Desiderato Villella, l’eroe silenzioso che combatté per la libertà

CONFLENTI – Mercoledì 13 agosto, la Sala del Consiglio Comunale si è riempita di memoria e commozione. Il Comune di Conflenti, insieme all’ANPI – Sezione Intercomunale del Reventino, ha organizzato il convegno “La Resistenza dei militari italiani all’estero: l’Albania”, dedicato alla figura di Giovannino Desiderato Villella, partigiano della Divisione “Gramsci” e protagonista di una vicenda esemplare di coraggio, sacrificio e dedizione alla libertà.

Il sindaco Emilio Francesco D’Assisi ha aperto l’incontro con i saluti istituzionali. Ha poi preso la parola Corrado Plastino, presidente dell’ANPI del Reventino, che ha presieduto la serata. Gli interventi di Lucia Bonacci (Comitato Provinciale ANPI Catanzaro) e Mario Vallone (Comitato Nazionale ANPI) hanno ricostruito il contesto storico: il ruolo dei militari calabresi nella Seconda Guerra Mondiale, l’impegno delle brigate partigiane all’estero e, in particolare, l’azione della Divisione “Gramsci” in Albania.

Giovannino Incontro

Dalla leva al fronte balcanico

Arruolato nel 14° Reggimento Artiglieria, 2° Gruppo “Ferrara”, Villella partì da Bari il 10 aprile 1942 con destinazione Albania, dove prese parte alle operazioni militari lungo la frontiera. Erano anni di occupazione e di durissimi scontri, e il giovane soldato di Conflenti vi rimase fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, che segnò il crollo dell’alleanza con la Germania e il disfacimento dell’esercito italiano all’estero.

La prigionia e la decimazione

Dopo l’armistizio, Giovannino fu catturato dai tedeschi e conobbe la brutalità della prigionia. Per due volte sopravvisse alla decimazione, la pratica atroce che prevedeva l’uccisione di un prigioniero su dieci come punizione o intimidazione. Ne uscì vivo, ma profondamente segnato.

Il partigiano della Divisione “Gramsci”

Liberatosi dalla prigionia, non tornò a casa. Si considerava ancora un soldato e, con determinazione, si unì alla Divisione Partigiana “Gramsci” in Albania, combattendo contro le truppe nazifasciste dal 9 settembre 1943 al 10 novembre 1944. Fu un anno di freddo, fame e pericolo, ma anche di ideali saldi e di fratellanza tra compagni d’armi.

Il suo coraggio gli valse, direttamente in Albania, la Medaglia al Valor Militare.

Il ritorno e l’oblio

Rientrò in Italia il 5 luglio 1945, sbarcando a Brindisi. Passò dal campo militare “Tuiter” di Taranto e, il 4 novembre dello stesso anno, ottenne il congedo. Tornò a Conflenti a piedi insieme a un commilitone di Martirano, chiudendo un capitolo durissimo della sua vita.

Ma ad accoglierlo non c’erano onori né riconoscimenti. Nessun lavoro, porte chiuse e silenzi. Le lettere di aiuto inviate al Comune da enti e associazioni restarono senza risposta.

Una vita di dignità e lavoro

Per sopravvivere, si reinventò calzolaio. Poi emigrò a Pavia per lavorare in una fornace. La salute, minata dagli anni di guerra, lo costrinse a tornare in paese, dove si dedicò all’agricoltura e alla bottega, sempre con riservatezza e dignità.

Giovannino Sull Attenti

Il Ministero della Guerra gli riconobbe il diritto di fregiarsi del distintivo di guerra e di aggiungere una stella sul nastrino per l’anno 1942, primo anno di campagna bellica attiva.

Memoria di un eroe silenzioso

Durante il convegno, le testimonianze degli intervenuti hanno ricordato quanto la storia di Villella sia intrecciata con la memoria collettiva di Conflenti e dell’Italia intera.

È il racconto di una generazione che ha attraversato guerra, prigionia e resistenza, affrontando l’oblio senza mai tradire i propri ideali. Un’eredità morale che oggi più che mai merita di essere custodita con cura e rispetto.

Ricordare Giovannino Desiderato Villella significa rendere omaggio a un uomo che ha scelto di rischiare tutto per la libertà e restituirgli quella voce che in vita non volle mai cercare. La sua storia, fatta di silenzio e coraggio, continua a percorrere le strade di Conflenti, insegnandoci che la dignità autentica non ha bisogno di clamore per restare eterna.

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