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Il Repertorio dei matti della città di Genova

“C’era poi quello che su un muro di Genova aveva scritto: ‘Basta scritte sui muri di Genova’.”“Poi c’erano quei marinai, ai tempi della Repubblica, che firmarono il contratto con diritto di mugugno: li pagavano di meno ma potevano lamentarsi”. Il “Repertorio dei matti della città di Genova” è un libro a cura di Paolo Nori. Gli incontri per la stesura del testo si sono tenuti nella sede di Officina Letteraria, in via Cairoli 4, a Genova. Edito da Marcos y Marcos, il libro fa parte di una collana che presenta il repertorio dei matti di varie città italiane.

“E poi c’era quello…”

“Son venuti fuori o verranno fuori questi libretti che sono o saranno tutti come una guida dei ristoranti o degli alberghi, e sono o saranno però anche dei piccoli libri di storia, di una storia laterale e insignificante ma che a noi interessa”. Scrive così Paolo Nori nella sua introduzione al libro che è stato composto da vari autori. Costoro però hanno utilizzato un unico stile “come se fossero dei cronisti medievali ma dei cronisti medievali che raccontano quello che succede oggi che non è una cosa semplice, da fare”.

Le particolarità dei Genovesi più bizzarri raccontati in questo repertorio

“Una, per spendere poco, mangiava solo pane e formaggio. Il suo preferito era la groviera, e per spendere ancora meno raccomandava al bottegaio che gliela vendesse con tanti buchi”. “C’era una che, siccome era a dieta, mangiava la focaccia solo a piccoli pezzi”. “Una, un po’ in là con gli anni, entrava nell’ascensore e se trovava un uomo nel tragitto, si guardava allo specchio, indicava la sua figura e diceva: “Vede quella signora? Bella, vero? E non immagina quanto sia simpatica… Se vuole gliela presento”.

Un mucchio di case a Genova
Genova – Pixabay

La follia nei piccoli angoli della quotidianità

“La follia è il vero volto dell’uomo”, affermava qualcuno. Leggere i libri a cura di Paolo Nori ci porta nella dimensione temporale di quei piccoli gesti di ordinaria follia che possiamo incontrare per le strade, in ascensore, in un bar. Si parla di quella follia tratteggiata da sfumature leggere in cui ciascuno, come colorandosi con un pastello, può portare sé stesso nel mondo così com’è, nella sua particolarità. E’ un libro che per questo fa venire voglia di sfogliare subito tutte le pagine per poi leggerlo e tornare a rileggerlo più volte. E ricercare poi, nel tempo, quelle brevissime storie del repertorio che ci hanno colpito di più. Perché sorridere lo fanno tutte. La follia si fonde con la capacità di essere artisti che guardano al di là di ciò che è. Questo appare evidente in storie come quella che segue.

Boccadasse dipinta da uno dei matti del repertorio
Boccadasse – Pixabay

“Uno era un pittore che arrivava in via XX Settembre, sceglieva accuratamente un posto sul marciapiede, al di fuori dei portici, da cui si vedesse tutta l’infilata dei bei palazzi. In cima la scenografica fontana di piazza De Ferrari con la facciata di Palazzo Ducale sullo sfondo. Apriva il suo cavalletto, imbracciava la tavolozza, guardava compiaciuto davanti a sé e cominciava a dipingere una marina. Dipingeva soltanto marine“.

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