L’accettura, è anche chiamata comunemente “matrimonio tra due alberi”; si tratta di un rito che riguarda le campagne, ed è di origini pagane. Quest’antica tradizione sopravvive dall’antichità, e giunge fino a noi, confluendo nella celebrazione liturgica di San Giuliano. Il mese di maggio, indissolubilmente, in tutto il mondo, rappresenta l’identità culturale degli accetturesi di questi luoghi, quindi anche chi è lontano, ricorda l’accettura!
L’accettura antica e ancestrale
I riti dell’accettura iniziano la prima domenica dopo Pasqua, quando alcuni uomini vanno nel bosco di Montepiano e selezionano il cerro più alto. L’albero prescelto deve essere ben diritto e sano, destinato a rappresentare il Maggio; la domenica successiva, nella foresta di Gallipoli invece, si sceglie la Cima; si tratta di un agrifoglio poi innestato in una simbolica unione matrimoniale con il Maggio nei giorni seguenti.

Quando giunge il giovedì dell’Ascensione, il Maggio si abbatte, e otto giorni dopo, trascinato da buoi in giogo, fino alle “chiapparedd”; uno spazio a circa 4 km da Accettura, da cui, il giorno dopo tornerà simbolicamente verso il paese. Poi, la domenica di Pentecoste, quando il maggio riprende il suo cammino, la cima è abbattuta e, con religiosa devozione, si porta ad Accettura percorrendo quindici chilometri. Durante il trasporto, il corteo festoso fa diverse soste nei prati per fare delle autentiche scampagnate.
Scampagnate per l’accettura
La folla festosa mangia pane con salsicce, formaggi, frittate, biscotti fatti in casa e vino rosso. Il corteo generalmente giunge in tarda serata; i due alberi s’incontrano di nuovo, e ha finalmente inizio la festa contadina che celebra il “matrimonio”. Accettura è quindi il paese simbolo dei “matrimoni arborei” che si celebrano ancora oggi in Basilicata; riti ancestrali e propiziatori in cui un tronco e una cima, sono innestati e innalzati al cielo in un’unione matrimoniale simbolica.

Il lunedì successivo ci si riposa, tuttavia si effettuano anche dei preparativi, poiché il rituale non è concluso. Ci si appresta affinché avvenga il congiungimento e quindi l’innalzamento dei due alberi dalle campagne di Valdienne. In seguito fondamentale è l’allestimento della processione del quadro dei Santi Giovanni e Paolo. Nel pomeriggio invece, la statua di San Giulianicchio è portata, insieme al quadro, in processione per il paese.
La processione di San Giuliano
Le celebrazioni continuano il martedì, con una lunga fila di “cende”, delle costruzioni votive fatte di candele e nastrini, portate sul capo da ragazze del luogo. Inizia così la processione di San Giuliano. C’è tanta devozione tra la folla, con fervido accompagnamento da parte dei fedeli. Il corteo percorre le vie raggiungendo largo san Vito, dove il Maggio s’innalza lentamente.
Migliaia di persone seguono in religioso silenzio le complicate e ardimentose operazioni d’innalzamento degli abilissimi uomini; si dipana tutto un rituale, diretto con sapienza dagli anziani. Il Maggio s’innalza e il rito è quasi terminato. Infine, dei ragazzi agili e coraggiosi, scalano l’albero alto quasi quaranta metri. Discendenti del leggendario “Zizilone”, il più guizzante fra tutti gli scalatori, si arrampicano sul tronco raggiungendo la chioma. Da lassù salutano la folla ammutolita, mentre il sole è ormai calato da tempo.
Riti pagani ancestrali
Il rito pagano antichissimo, simbolo di fertilità, unione tra il femminile e il maschile, sopravvive quindi con lo sposo, il Maggio; un cerro del bosco di Montepiano, che s’immola il giorno dell’Ascensione. Lei, la sposa, la Cima, è una pianta di agrifoglio della foresta di Gallipoli Cognato; essi non solo s’incontrano, ma sono celebrati a lungo, con gioia e devozione che confluisce oggi nella festa religiosa.

Come si conviene nei matrimoni, prima di congiungersi, in Largo San Vito, i “promessi sposi” procedono accompagnati da schiere di “maggiaioli” e “cimaioli”, i parenti. I due cortei lentamente avanzano accompagnandosi con canti, balli, mangiate e bevute. Il trasporto del Maggio e della Cima rappresenta davvero un momento di ritualità scenografica e coreografica, riportandoci a sentimenti primordiali mai tramontati.