L’associazione culturale “Le Muse” di Reggio Calabria, propone le “Palme di Bova” come patrimonio culturale immateriale Unesco. La richiesta giunge da parte del presidente dell’associazione Giuseppe Livoti e della vice presidente Orsola Latella. Proporre e candidare tale ritualità come patrimonio immateriale dell’Unesco porterebbe grandi vantaggi e visibilità ad una regione ricca di storia come la nostra.
Le Palme di Bova proposte come patrimonio culturale immateriale Unesco
Nei giorni scorsi, l’associazione culturale “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria ha dedicato un’altra conversazione al racconto di un territorio, della sua storia e delle tradizioni che identificano quella parte della provincia di Reggio Calabria, che viene definita area grecanica. L’evento si è svolto con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Bova, insieme all’Istituto di Istruzione Superiore Euclide di Bova Marina. “Vogliamo presentare e raccontare il rito delle ‘Palme di Bova, tra mito e modernità’, che nell’immaginario storico sono identificate con “pupazze-persefoni”. Un racconto unico ed irripetibile.”, ha dichiarato Giuseppe Livoti, presidente Muse. Il rito si ripeterà dopo due anni di stop, a causa della pandemia.

Le Palme dette anche Persefoni
Ha aperto la serata il presidente dei comuni dell’Area Calabrogreca, Pierpaolo Zavettieri. Egli ha affermato come il rito delle Palme sia ormai identitario del territorio calabro-greco e come sia importante promuovere questi momenti di cultura popolare. Il vice sindaco di Bova, Gianfranco Marino, ha raccontato l’itinerario del rito con l’ausilio di filmati. Questa antichissima tradizione popolare, dimenticata e poi ripresa, riconosciuta come rito pagano, è parte integrante della Domenica delle Palme. L’artista Adele Leanza ha suonato brani della cultura musicale popolare. Sara Arconti, Domenica Nocera e Samuel Malara, alunni dell’I.I.S. “Euclide” di Bova Marina, guidati dalla docente Margherita Festa, hanno presentato i racconti degli anziani di Bova sugli antichi riti e le usanze relative ai miti magnogreci.

Le origini greche del rito
La festa ha origine dal culto di Persephone e di sua madre Demetra, da qui il nome di “Pupazze” o “Persephoni”. I riti religiosi si celebravano ogni anno nel santuario di Demetra nell’antica città greca di Eleusi. Quando, nel VII secolo a.C., Eleusi diventa parte dello Stato ateniese, i riti si estendono a tutta la Grecia antica e alle sue colonie, inclusa Bova. La festa, celebrata la domenica delle Palme, nel periodo della Santa Pasqua, è molto sentita dai bovesi. Il rito consiste nel portare in processione delle grandi figure femminili, realizzate intrecciando rami d’ulivo intorno ad un’asse di canna. Le pupazze sono differenziabili per dimensioni in madri e figlie, vestite, abbellite ed adornate con fiori e primizie. Vengono poi condotte fino alla Chiesa di San Leo, santo patrono della Chora, dove riceveranno la benedizione e successivamente smembrate tra i fedeli, che porteranno a casa un ramo di ulivo benedetto.
(In copertine le Palme o Persefoni – foto Facebook Comune di Bova)





