Carissima Catania,
questa è una di quelle mattine in cui sento di vivere una vita serena. Niente affanni qui nella stupenda Sydney. Tra poco arriverò presso il mio studio. Sono diventato un architetto e come ogni architetto che si rispetti, al mio arrivo ci sarà un segretario che mi porterà il caffè. Qui il caffè ha un aroma differente. Ha il sapore di una giornata laboriosa, piena di cose da fare. Ed invece, mi rendo conto che il caffè preso a casa tua aveva tutto un altro gusto.
Ricordo che esso dava inizio alle mie giornate all’università. Quel luogo magnifico che tra i suoi banchi, mi ha riempito di aspettative. Le stesse aspettative che purtroppo ho dovuto portare lontano da te. Il sapere nato tra i tuoi corridoi, oggi mi fa vivere serenamente. La mia famiglia qui sta crescendo. E di te conosce così poco. Venti ore di aereo mi portarono, al mio ventitreesimo compleanno, lontano dalle tue braccia.
Braccia che cullavano i miei giovani sogni. Andai via da te e tutto sembrava così allettante. Un luogo meraviglioso mi aspettava. E sembrava esserlo più di te, Catania, perché mi aiutava a credere in ciò che facevo. Non sapevo ancora nulla della tua mancanza. L’adrenalina colorava i contorni di un futuro roseo. E che dire oggi, se non altro che tutto è andato come doveva andare. Qui ho creato la mia routine.
Una routine che ha dato stabilità al mio conto in banca. Quel conto in banca che oggi stranamente ad ogni occasione uso per tornare da te. Quanti brutti scherzi gioca il destino, pagare per tornare da te è la cosa più bella e allo stesso tempo più meschina che si possa fare. Non si dovrebbe mai far pagare un uomo per ritornate a casa. Specialmente quando la casa è tra le tue vie, mia Catania.
Vedo i miei figli crescere, lontano da quelle strade colorate dal gessetto bianco. Chissà se i miei figli qui tra le vie di Sydney sapranno mai cos’è il gioco dello “sciancatello”. Ricordi mia cara, come ci divertivamo insieme ai miei amici scendendo dalle case popolari? Eravamo lì a riempire le tue strade di felicità. Felicità che tu ci regalavi veramente con poco. Tutti in giro, aspettavamo solo la mamma gridare “ acchianati è prontu pi mangiari”.
Dio solo sa quanto pagherei per sentire ancora le urla di mia madre che, dal balcone, mi facevano correre per la strada e risalire a casa tra le sue braccia. Ora invece mamma chiama da Catania. La frase che adesso le viene fuori dalle labbra è “ Manciasti? Quannu tonni?”. Sono sciocchezze alle quali sembri pronto a rinunciare. Senza invece renderti conto che al tuo risveglio, ti manca persino l’Etna piena di neve.
E la cerchi quella signora maestosa, alle volte dalla testa color ruggine, mentre l’aereo atterra. Con la sua imponenza, ti guarda per dirti ” tranquillo ora è tuttu appostu”. Si cara mia Catania, l’Etna è il tuo bentornato a casa. Appena scendi dall’aereo cerchi da buon segugio l’aria di mare. Mica manca il mare in Australia, ma a Catania il mare ha tutto un suo significato.
Il suo odore inebriante, ti riporta nella barca di padron ‘Ntoni, alla buona tavola, alle giornate trascorse sulla sabbia, al rumore delle onde che si scagliano contro gli scogli. Il mare di Catania sa di cibo e letteratura. Di natura e prosperità. Di pescatori che amano la loro terra e la detestano allo stesso tempo. Si perché è inutile negare come il catanese ama e odia contemporaneamente la sua città. Alle volte riesce a parlarne bene e a parlarne male nella stessa frase.
Mi rendo conto che è proprio nell’indole del catanese l’arte del lamentarsi, ma quando vai fuori dalla tua terra ti manca anche questo. La voglia di lamentarti di lei. In fondo ogni catanese è come un buon marito, per quanto parli male della propria moglie la ama e la sposa ogni giorno. E a me Catania, manca sposarti ogni giorno.
Manca sposarti tra i “fuculari di via Plebiscito”, tra i “ vancuni da piscaria”. Manca la festa della nostra patrona Agata. Le urla “da fera o luni” purtroppo sono ormai echi di ordinaria follia che si manifestano nella mia mente. In quella mente seduta in un ufficio di Sydney, dove vivo serenamente pur sapendo che la felicità è da tutta un’altra parte. Quella parte di mondo con la piazza dell’Elefante.
Lettera alla mia Catania, sognando di ritornare a casa.