Se per arguzia si intende la capacità di esprimersi con prontezza e vivacità, Maurizio Milani ha di certo queste caratteristiche. E l’artista, nato a Milano nel 1961, lo ha dimostrato nel corso di una lunga carriera come cabarettista in teatro, in televisione e come scrittore e commentatore politico sulla carta stampata. In occasione del Festival dell’Innovazione, promosso a Venezia dal quotidiano il Foglio, al quale collabora, lo abbiamo avvicinato per una breve conversazione. Anche in quest’occasione ha ribadito la sua vena sarcastica, facendo molti riferimenti all’attualità, anche scomodi, e dando l’impressione di non uscire mai dalla parte, neanche nelle interviste.
Cosa ci fa Maurizio Milani a Venezia ad un convegno sull’innovazione?
Chiamerò in correità alcuni giornalisti del Foglio, su reati gravissimi, su nuove rivelazioni su quella che è stata la stagione nera della nostra repubblica, ma non voglio entrare nel merito… Poi farò nomi e cognomi e mi autocalunnierò come ha fatto qualcuno!
Da qui è già difficile capire qual è il confine fra recitazione e realtà…
Ho premesso agli organizzatori che farò “il delatore ruffiano” tirando dentro gente che non c’entra niente, così come non c’entro niente neanch’io.
Meglio parlare del tuo passato artistico; cosa ricordi con più piacere delle tue trasmissioni televisive, quelle con Serena Dandini o Enzo Jannacci?
Con la Dandini meno, il mio maestro è stato Jannacci, con Paolo Rossi, anche loro milanesi, e a cascata vengono Giorgio Faletti, di cui ero molto amico, poi Aldo, Giovanni e Giacomo, che sono della mia generazione.
Questi sono proprio periodi in cui si festeggiano gli anniversari dei più famosi locali di cabaret milanesi, come il Derby…
Più che il Derby andavo allo Zelig, che è nato nel 1987 come piccolo circolo Arci, che era sul naviglio periferico della Bartesana. Andavamo lì e c’erano Claudio Bisio, Silvio Orlando, Giobbe Covatta, Enrico Bertolino. Poi ci fu il tour con il circo di Paolo Rossi, in cui facevo il domatore, era 27 anni fa.
E per il Maurizio Milani scrittore, cosa possiamo ricordare?
Che sbaglio tutti i congiuntivi. Però ho l’alibi che la gente che “essendo laureato lo farà apposta”. Invece no, e sì che li sapevo bene ma a fare il pirla li sbaglio e dovrei prendere ancora in mano la grammatica per vedere bene tempi e modi, perchè sbaglio anche gli articoli.
Invece adesso cosa stai facendo di bello?
Ogni tanto collaboro con l’autore televisivo Makkox per Propaganda Live, scrivo per il Foglio e faccio qualche serata. Con l’editore del Corriere, Solferino, ho pubblicato l’anno scorso il peggior libro come vendite (scherzo, eh…) ed ho appena finito di scriverne un altro che sta per uscire.
Si può dire che quello che contraddistingue il tuo registro comico sia proprio quest’aspetto un po’ noir o inglese, che forse qualcuno non capiva bene all’inizio?
Sì, e a Solferino mi stimano come autore, ma se dovessero guardare l’aspetto prettamente commerciale non ci sarebbe un bis, invece mi hanno dato l’opportunità di farne un altro. Avevo materiale per farlo, ma vorrei vendere di più, come il mio amico Fabio Volo, che non perde mai occasione per manifestarmi la sua stima ed io lo stimo a mia volta perchè è bravo.
Di recente hai lavorato anche con un altro Fabio, Fazio, in televisione…
Anche lui è bravo. Probabilmente sono stato allontanato da Rai3 perchè un produttore della rete mi disse che scrivevo su un quotidiano berlusconiano e iniziò a mettermi in scaletta nell’anteprima, a farmi venire meno, come quando in ufficio ti fanno fare le fotocopie, ed ho capito che mi facevano mobbing e che avevo sbagliato a venire a lavorare per il Foglio. Fabio Fazio mi vuole bene, ma non poteva compromettere la sua posizione per difendermi.
Un’ ultima battuta sulla tua presenza a Venezia, cosa rappresenta questa città per te?
Rappresenta Alvaro Recoba, ricordi il calciatore uruguaiano dell’Inter, un campione incompiuto che giocò in laguna, che vi dico in anteprima, sarà il nuovo allenatore del Venezia in serie B ed arriva proprio oggi, mentre l’attuale allenatore, Zanetti, va all’Inter, per fargli fare carriera…