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Otranto: Karkadè ci narra la leggenda di Idrusa e il Bey

Oggi la nostra sirena immaginaria Karkadè ci porta alla scoperta di personaggi che nascono da leggende nel cuore di Otranto. Otranto, porta d’Oriente, il luogo più orientale d’Italia, si srotola in una cittadina che prende vita attorno all’imponente Castello Aragonese. Quest’ultimo è attualmente sede di mostre con opere di artisti locali e internazionali. Otranto si avvolge di strade che scendono a serpentina verso il porto. Le viuzze acquistano una magica atmosfera durante le esposizioni serali dei manufatti in brillante terracotta realizzati con maestria dagli artigiani del luogo e raffiguranti temi mitologici e marini.

Otranto, la grotta dei cervi e i suoi paesaggi da favola

Il porto di Otranto costituiva un ponte tra Oriente e Occidente in passato, tanto da ritenerlo importante ancor più del porto di Brindisi. Otranto fu espugnata dai Turchi nel 1480 e fatta oggetto di saccheggi e scorrerie. Nel 1480 subì la perdita di ottocento suoi abitanti barbaramente uccisi e in seguito proclamati martiri. Attualmente sono i Santi Patroni della città. Tra i monumenti di maggior interesse si ricorda la Cattedrale Normanna, provvista di un rosone rinascimentale a sedici raggi con trafori gotici. Al suo interno è custodito il pavimento a mosaico di Pantaleone.

Una Grotta
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La Basilica bizantina di San Pietro; il Santuario di Santa Maria dei Martiri edificato in cima a un’altura; la Chiesa dedicata alla Vergine degli abissi sono altri monumenti di gran pregio. Poco distante dal centro abitato vi è un tesoro di valore inestimabile: la Grotta dei Cervi. In pochissimi hanno potuto accedere e visionare i pittogrammi all’interno di questa grotta situata a ventisei metri sotto il livello del mare. E’ il complesso neolitico più importante d’Europa. Un numero di circa tremila pittogrammi sono tuttora custoditi all’interno delle sue cavità e nessuno può accedervi per preservarli dal deterioramento.

Idrusa e il Bey: leggende che si respirano tra i vicoli a serpentina

Al tempo dell’eccidio turco esisteva una giovane donna otrantina chiamata Idrusa. Si distingueva per il carattere ribelle in un contesto sociale di povertà economica e pregiudizi pesanti come macigni. Fortemente religiosa, stringeva un legame d’amicizia con Don Felice Ayerbo, il parroco della città. Idrusa si sposò a soli diciassette anni in un matrimonio combinato con un uomo di cui non era innamorata. Il suo vero e grande amore era un ufficiale spagnolo al quale cedette in una notte di passione.

Otranto, il centro storico
Otranto

Durante la notte adulterina lo sposo di Idrusa morì in un naufragio e in lei serpeggiavano enormi sensi di colpa. Inoltre, non si sentiva davvero ricambiata dall’ufficiale spagnolo, causa per cui si recò da Don Felice Ayerbo chiedendogli di far cacciare via l’uomo da Otranto. In seguito, durante un’invasione saracena, mise a repentaglio la propria vita per salvare quella di un bimbo fatto prigioniero. Vita che fu lei stessa a togliersi conficcandosi un pugnale nel petto per non cadere nelle mani degli invasori.

Il Bey e i garofani turchi

Il giovane Bey era un islamico. Un principe, per la precisione. Egli aveva poco in comune con i turchi che assediarono Otranto. Era bello e delicato nei modi, amante della natura e dei fiori di cui si inebriava lo sguardo durante le corse sui suoi cavalli. Sul balcone del suo palazzo custodiva dei profumatissimi garofani bianchi e rasserenava il suo animo in lunghe passeggiate. In occasione di un giro immerso nella vegetazione mediterranea, Bey incontrò una ragazza bruna che si aggirava tra le dune dei laghi Alimini. Il principe ne rimase così attratto da lanciarsi a un folle inseguimento di lei. La giovane si divincolò. Al suo rientro in città, il principe apprese che si trattava della figlia di uno speziale di Otranto, molto abile nel realizzare essenze guaritrici. Il Bey fece ritorno presso i laghi con il desiderio di rincontrarla e questo un giorno si verificò.

Garofani rossi e bianchi
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La donna lo rifiutò in modo sgarbato dicendogli che mai avrebbe potuto interessarle un islamico. Egli, seppure addolorato, non si arrese e scrisse per lei una lettera con le lettere maiuscole bordate d’oro e lo sfondo di porpora rossa. Grazie a questo dono la fanciulla cedette e accettò di incontrarlo in un incontro fugace tra le dune più alte, intriso di passione. Tuttavia, da allora, non volle più vederlo e quando lui andò a cercarla e le si avvicinò, lei divenne nuovamente molto aspra. Afflitto, il principe si recò al suo palazzo e affacciandosi dal balcone si trafisse il petto con un pugnale argenteo. Il suo sangue, riversandosi sui bianchi garofani causò sui loro petali delle macchie rosse. Da quel giorno quei meravigliosi garofani bianchi e chiazzati di rosso sono appellati “garofani turchi”.

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