Il 1° ottobre, a Washington, i deputati Michael Rulli e Rosa DeLauro, un repubblicano dell’Ohio e una democratica del Connecticut, hanno presentato alla Camera la risoluzione H.Res. 1604. Il testo chiede agli americani di celebrare ottobre 2026 come Italian and Italian American Heritage Month, il mese del patrimonio italiano e italoamericano. In un Congresso abituato a dividersi su tutto, l’Italia mette d’accordo i due schieramenti. La risoluzione ricorda che dalla comunità italiana sono usciti generali e ammiragli, medici e filosofi, musicisti, atleti e premi Nobel.
Al di là del testo ufficiale, ottobre è il mese in cui migliaia di famiglie americane fanno una cosa semplice e commovente: aprono il computer e digitano un cognome.
Un nome su un registro
Il database online di Ellis Island, accessibile a tutti dal 2001, conserva le liste dei passeggeri sbarcati a New York. Basta scrivere “Esposito”, “Russo” o “Colombo” e compare una riga scritta a mano più di un secolo fa: nome, età, paese di provenienza, a volte la professione (“contadino”, “calzolaio”, “muratore”). Per molti nipoti e pronipoti quella riga è la prima prova concreta di una storia ascoltata solo a voce. Tra il 1880 e il 1920 oltre quattro milioni di italiani attraversarono l’oceano verso gli Stati Uniti. Per loro Ellis Island era “l’isola delle lacrime”: lì si decideva in poche ore chi poteva restare e chi doveva tornare indietro.
Italian and Italian American Heritage Month: curiosità che pochi conoscono
Molti italoamericani sono convinti che il cognome della famiglia sia stato storpiato da un funzionario frettoloso al momento dello sbarco. In realtà è quasi sempre una leggenda. Gli ispettori di Ellis Island non scrivevano i nomi: li controllavano sulle liste compilate al porto di partenza, a Napoli, Genova o Palermo. I cambi di cognome arrivarono dopo, spesso per scelta, per sembrare “più americani” in un Paese che non sempre accoglieva gli italiani a braccia aperte.
Un’altra curiosità: tra gli interpreti di Ellis Island lavorò per qualche anno un giovane figlio di immigrati, Fiorello La Guardia. Traduceva per i connazionali appena arrivati e anni dopo sarebbe diventato uno dei sindaci più amati della storia di New York.
Oggi gli americani di origine italiana sono circa 16 milioni, una delle comunità più numerose del Paese. Ottobre è anche il mese del Columbus Day, che cade il 12, e delle parate che colorano di bianco, rosso e verde le strade di New York, Boston e Chicago.
Terza e quarta generazione
Che cosa significa essere italiani quando la nonna è nata a Brooklyn e il bisnonno è l’ultimo ad aver visto l’Italia? Per la terza e la quarta generazione l’identità ha cambiato forma. Spesso la lingua si è persa, ma resta il desiderio di ritrovarla: crescono le iscrizioni ai corsi di italiano e i viaggi nei paesi d’origine, il cosiddetto “turismo delle radici”. Sono sempre di più anche i giovani che scrivono ai comuni italiani per chiedere un certificato di nascita, una foto, un indizio.
C’è però anche una ferita aperta. La riforma della cittadinanza approvata in Italia nel 2025 ha ristretto il riconoscimento per discendenza, e molti pronipoti si sono scoperti, sulla carta, un po’ più lontani. Il legame, per fortuna, non passa solo dai documenti.
Forse essere italiani d’America oggi significa questo: sapere di venire da un luogo che non si è mai visto e sentirlo comunque proprio. È la storia di un bisnonno che salì su una nave con una valigia di cartone e senza sapere una parola d’inglese. È quella di una pronipote che, più di cent’anni dopo, ritrova il suo nome su un registro ingiallito e capisce che quel viaggio non è mai finito. Continua in lei, ogni volta che pronuncia il proprio cognome con orgoglio.
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