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Non c’è chi non abbia sentito parlare di lui, ad Asunción. Per i più, è un santo. Per altri, “solo” un bravo sacerdote, instancabile, e combattivo. E anche un po’ polemico… Ma la sua specialità non sono le parole (anche se evangelizza e “provoca” i “cristiani della domenica” anche scrivendo, oltre che nelle messe e in tanti colloqui personali) bensì i fatti. È per questi che è noto.
Don Aldo Trento (“el Padre Trento”) è il prete degli scartati. Ha dato vita a una grande e ramificata opera sociale, con una clinica per malati terminali poveri che nessuno vuole (soprattutto malati di AIDS e cancro), il Centro di Aiuto alla Vita (per donne incinte in necessità e bambini poveri), la casa per madri adolescenti, un refettorio, scuole elementari, medie e superiori, la casa di riposo e un poliambulatorio.

Chi è Padre Trento?

Ma chi è don Aldo Trento? Un “poveretto”, un peccatore, un “Giobbe” che ha perso tutto, ha sofferto, ha mantenuto la fede e l’impegno ed ha ricevuto “l’abbraccio” della misericordia di Dio. Così ha descritto sé stesso questo sacerdote bellunese di Comunione e Liberazione, in Paraguay dal 1989. Un popolo al quale si é dato anima e corpo, quello dei poveri e dei sofferenti del paese guaranì. Tanto da ricevere dal Parlamento la cittadinanza paraguaiana per meriti verso la Patria. Una patria che non era la sua, in mezzo al quale è sbarcato grazie a don Luigi Giussani, che per don Aldo è stato lo strumento di Dio per riscattarlo dalle tenebre. Ma andiamo con ordine.

Padre Trento - col Papa in Paraguay

La vocazione

A soli 7 anni, racconta, sentì la vocazione al sacerdozio. Fu dopo aver visto il film Molokai, sulla vita di san Damiano di Molokai, che si spese per i lebbrosi dell’omonima isola delle Hawai e che sentiva il desiderio di imitare. Tuttavia fece orecchio da mercante per alcuni anni. Finche un giorno, a 11 anni, disse semplicemente alla mamma: “Mamma, alla vigilia di san Giuseppe mi sono confessato, e il prete mi ha domandato se volevo essere sacerdote missionario. Gli ho detto di sì”. Pochi mesi dopo, raggiungeva i seminaristi canossiani in montagna. Non tornò più indietro.
Si ordinò sacerdote nei mitici anni 70, e quella “ubriachezza ideologica che aveva rovinato molti cervelli”, confessa, rovinò anche il suo. E poi, la crisi si aggravò con un forte innamoramento, corrisposto, con una donna di gran fede. Resistette: voleva salvare la sua vocazione.

La svolta

Si beccò una forte depressione, che lo provò per anni. E si rivolse a don Giussani, che aveva conosciuto tempo prima. Quando gli disse che era innamorato, “Che bello! Finalmente diventerai un uomo!”, rispose su due piedi il fondatore di Comunione e Liberazione. E lo inviò al Paraguay.
Col tempo sublimò quell’amore in carità verso i poveri. Come racconta in un’intervista, fu essenziale il sostegno del parroco della parrocchia alla quale su inviato (San Rafael, che diede il nome alla fondazione che amministra le sue opere sociali), il forlivese Alberto Bertaccini.
Subito don Aldo volle conoscere a fondo la storia del Paese che l’ospitava. Una personalità come la sua non poteva rimanere indifferente alla maiuscola esperienza delle Riduzioni Gesuitiche. Fu una folgorazione, e l’esempio di armonia sociale del “paradiso terrestre” a cui gesuiti e indios avevano dato vita proprio in queste terre lo guidò sempre come una meta.

Padre Trento - scorcio fondazione
Scorcio del complesso della Fondazione San Rafael fondato da don Trento nei pressi dell’omonima parrocchia di Asunción. Foto: Facebook Fundación San Rafael – Padre Aldo Trento Oficial

Le opere di Padre Trento

Nacquero così le opere, una dietro l’altra, come per miracolo. “Vedendo le opere buone che Gesù, attraverso l’abbraccio di don Giussani, ha fatto in questo posto alla fine del mondo, non posso non commuovermi”, scrisse per la rivista Tempi. “Dio sceglie davvero i più ignoranti per realizzare i suoi progetti. Se questo non fosse vero, come sarebbe possibile che un poveretto abbia potuto fare un’opera così grande e bella? Tutti i giorni, visitandola, percepisco la mia piccolezza e la grandezza della misericordia divina, e sono convinto che senza tutto quello che ho sofferto, queste opere potrebbero non esistere”.

La “regola”

Don Aldo ha una triplice regola personale di vita, che guida il suo agire e quello di tutti coloro che lavorano o sostengono come volontari le opere di carità della Fondazione San Rafael: “Primo: ‘calli ai ginocchi’ dal tanto pregare e riconoscere che il dolore ha uno scopo. Secondo: ‘calli in testa’. Ovvero, vedere la realtà, non lasciarsi condurre dai propri pensieri, perché il depresso non vede la realtà ma è dominato dai suoi pensieri. E, terzo: ‘calli nelle mani’: scrivere, lavorare con le mani, fare…”.

Padre Trento - cittadinanza paraguaiana
Durante il riconoscimento della cittadinanza paraguaiana per meriti verso la Patria, nella sala del Senato paraguaiano.

È la sapienza nata dal dolore. Dalla quale don Aldo ha imparato anche l’empatia con chi soffre.
A tutt’oggi questo piccolo e coriaceo bellunese ha accompagnato almeno 1.600 persone a transitare l’ “ultimo sentiero”. A morire in pace con Dio e con sé stessi. Senza contare quanti ha sfamato, quanti non sarebbero neppure nati senza di lui e della sua schiera di volontari. Ora è un po’ acciaccato. Ma il Covid non l’ha abbattuto. E, anche se le sue opere rimarrano ben solide, tantissimi si augurano che “el Padre Trento”, viva ancora molto a lungo tra di loro.

Padre Trento, “strumento della misericordia” in Paraguay ultima modifica: 2021-04-27T15:30:00+02:00 da Silvano Malini

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