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Trasporto delle merci in Polesine, attraverso le autostrade liquide

Trasporto delle merci in Polesine, una tradizione preromana. Polesine, terra liquida, sfuggente che è tenuta insieme da un reticolo di fiumi, canali e piccoli corsi d’acqua che per decenni restano silenti e poi d’improvviso diventano impetuosi. Tornare a usare i fiumi, invece che su gomma, abbatterebbe l’inquinamento.

Trasporto delle merci in Polesine

Eppure navigare tra i fiumi, significava anticamente percorrere delle autostrade, su cui si dovevano pagare dei dazi; i dazi fluviali appunto. La mercanzia di ogni genere che si trasportava sull’Adige, subiva una tassazione piuttosto pesante. Inoltre il pagamento variava a seconda del tipo di merce. Questi commerci sono sempre esistiti da quando esistono queste rotte.

Trasporto delle merci in Polesine - Fiume in Polesine

Non dimentichiamoci che il commercio dell’ambra e dei derivati è addirittura preromana. La tassa cui sottostavano le imbarcazioni che percorrevano il tratto Verona-Venezia, erano il “dazio della Badia”, da Badia in Polesine. E’ incedibile la quantità e la varietà di merci che passava attraverso queste autostrade liquide, comode e veloci, ma anche costose. Se pensiamo a Venezia, se non calcoliamo la terra ferma vicina, doveva essere sempre rifornita di tutto. C’erano i forni, le botteghe, ma Venezia non era indipendente, a parte qualche orto, ma era ricca, privilegiata.

Dazio della Badia

Riguardo la Serenissima, moltissimi prodotti alimentari, come la carni e i derivati come salumi; ma anche formaggi, il pollame, uova, olio, vino, non si pagava dazio. In ogni caso, generalmente le tariffe dei trasporti si imponevano a seconda della lunghezza del tragitto percorso dall’imbarcazione. Contava anche come accennavo, il tipo di merce che transitava. Sulle acque il maltempo poteva rallentare il tragitto o rovesciare addirittura il carico più fragile e deperibile. Inoltre non si poteva caricare e imbarcare più di un certo peso, sempre per motivi di sicurezza.

Trasporto delle merci in Polesine - Traghetto in Adriatico

Non si poteva barare come quei contadini dell’entroterra che andavano alla pesa con i sassi nascosti nel carro, per farsi pagare più grano. Per le barche, sulla parte esterna, c’erano dei segni, dei chiodi che non potevano mancare. Consentivano di misurare il limite di immersione della barca. Al riguardo,  Il barcaiolo, doveva farci molta attenzione.

Dazi fluviali

Se non rispettava i giusti livelli, rischiava di dover pagare una sorta di multa. Questi controlli facevano passare l’idea di caricare altri carichi extra qui e là, per via delle multe, che dovevano scongiurare una concorrenza inadeguata. Si caricava merce di ogni genere e tutto doveva essere ben regolamentato. I filati di seta e i panni con filo d’oro erano molto cari e ricercati. Ma anche la lana, il lino, così come i libri, le pelli. Era tutto commercio indispensabile per abiti scarpe e affini. I commi pagavano in base al numero dei lotti, così avveniva anche per la cera, le spezie, la bambagia. Per il trasporto di pietre lavorate, segale, farro, riso, legumi e semi di vario tipo si pagava una quota per ogni carro. Come potete immaginare si tratta di approvvigionamenti all’epoca indispensabili. La tariffa per le farine si misurava “a staio”.

Tasse fluviali e Trasporto delle merci in Polesine

Il vino si misurava in mastelli. Non valeva però per il vino pregiato, per il quale si misurava per anfora. Per il trasporto di gioielli e altri oggetti di valore, si pagava un dazio in base al valore stimato. Il dazio prevedeva anche delle esenzioni; ad esempio la quota relativa ai legnami trasportati.

 

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