Un racconto di Massimo Raciti
A volte succede che, nella vita reale, alcune storie siano più cinematografiche di un film.
Una di queste è quella di Vincenzo e Luisa Argnani, due dei miei quadrisnonni materni, partiti alla fine dell’Ottocento per emigrare prima in Brasile e poi in Argentina, portando con sé tre dei loro cinque figli. Gli altri due rimasero in Emilia-Romagna, e da loro ha origine la discendenza di cui io faccio parte.
Questa particolarità rende la storia migratoria della mia famiglia un po’ diversa da quella di molti discendenti di emigranti, che spesso nascono all’estero. Io, invece, sono nato e cresciuto in Italia. Eppure, fin da bambino, ho sempre avvertito un richiamo fortissimo verso il Sudamerica, come una spinta atavica, difficile da spiegare razionalmente, che nel tempo si è rivelata anche sorprendentemente fortunata.
Quando ho iniziato a fare ricerche per ricostruire la storia dei miei quadrisnonni e scrivere Viaggi e Destini, il mio primo romanzo, mi sono reso conto che non stavo solo inseguendo un racconto familiare, ma un frammento di storia collettiva che riguarda milioni di italiani. Più approfondivo, più venivo risucchiato dalla loro avventura.
Ho studiato le condizioni di vita degli emigranti di fine Ottocento, i viaggi interminabili a bordo di enormi transatlantici diretti verso l’ignoto, le speranze e le paure di chi partiva senza alcuna certezza di ritorno. È stato un vero tuffo nel passato, alla riscoperta di una storia che sentivo mia, ma che fino a quel momento conoscevo solo in superficie e di cui si accennava ogni volta che passavo, in auto, con i miei genitori davanti alla vecchia casa ormai abbandonata, in cui abitavano Vincenzo e Luisa prima di emigrare.
L’emozione più intensa è arrivata quando ho trovato i loro nomi all’interno dell’archivio online del Museo dell’Immigrazione di San Paolo. Aprendo un PDF, sullo schermo è apparso il documento di registrazione al porto di Santos, in Brasile. In quell’istante ho pensato che, mentre un burocrate sconosciuto stava scrivendo quei nomi, Vincenzo e Luisa erano lì, in carne e ossa: lei con il figlio più piccolo in braccio, accanto il marito e gli altri due bambini, appena sbarcati in un mondo completamente nuovo.
Oggi sono ancora in contatto con i miei lontani cugini argentini, diventati sorprendentemente vicini grazie ai social e alla possibilità di viaggiare con una facilità impensabile più di cent’anni fa. Un contrasto forte con quelle traversate oceaniche lente, faticose e definitive.
In Viaggi e Destini ho raccontato proprio questo: la storia di una parte della mia famiglia. Ma è anche il racconto di tante altre famiglie che, nello stesso periodo storico, emigrarono in Sudamerica. Cambiano le epoche, cambiano i luoghi, ma le dinamiche restano le stesse. Forse è per questo che, pur essendo un racconto personale, il libro tocca temi universali e parla a lettori molto lontani tra loro per lingua e geografia, ma sorprendentemente vicini per esperienza.
Nel libro, la storia di Vincenzo e Luisa si alterna a quella di Sebastian, il mio alter-ego narrativo, che racconta un’altra migrazione, questa volta in tempi moderni. È la storia reale del periodo in cui ho iniziato a viaggiare in Sudamerica alla ricerca di me stesso e di una nuova direzione lavorativa. Un racconto più contemporaneo, con riflessioni profonde ma a tratti anche divertente, in cui è curioso osservare come, a distanza di oltre un secolo, anch’io abbia trovato proprio lì una nuova strada, grazie a quei luoghi percorsi così tanto tempo prima dai miei antenati.
Che avvenga per necessità, per lavoro, per turismo o per un semplice spostamento temporaneo, il viaggio porta con sé l’inevitabilità dell’incontro con qualcosa di nuovo. E ogni incontro, in un modo o nell’altro, ci cambia.
Grazie alle vendite attraverso internet e alle traduzioni del libro anche in altre lingue, mi ha colpito vedere come questa storia stia raggiungendo lettori in tutto il mondo, magari discendenti di emigranti come me. Pensare che quelle rotte aperte più di un secolo fa possano continuare a esistere, sotto altre forme, dà un senso di continuità profonda alle storie di chi è partito.
Viaggi e Destini non è solo la storia di Vincenzo e Luisa. È la storia di un’Italia fatta di partenze all’alba senza un ritorno al tramonto, di valigie troppo pesanti per le spalle ma troppo leggere per contenere una vita intera, di addii sussurrati per non renderli insopportabili. Anche quell’Italia fa parte del nostro patrimonio culturale, dei tanti intrecci misteriosi che, nel tempo, hanno contribuito a disegnare la nostra stessa vita.