5 marzo nasce Lucio Battisti. Menestrello di emozioni, talentuoso innovatore e puro genio artistico. La carriera di Lucio Battisti si racconta in intense pagine di poesia. Tra leggerezza ed ermetismo, tra candore e sovversione. Un omaggio all’idolo popolare, ma anche all’uomo mai completamente compreso e mai dimenticato. Uno dei più grandi artisti italiani di sempre.

5 marzo nasce Lucio Battisti

Il 5 Marzo del 1943 nella casa di Via Roma 40 a Poggio Bustone in provincia di Rieti nasce Lucio Battisti. Fin da ragazzino coltiva la passione per la musica tanto da chiedere in regalo una chitarra ai suoi genitori. Gli esordi e la gavetta sono da ricollegare nel periodo compreso tra il 1962 e il 1966. In questi anni si trasferisce a Milano grazie all’offerta di Roby Matano, leader della band I Campioni, che lo sceglie come chitarrista. Iniziano i primi concerti in Italia e all’estero. Lucio Battisti compone i primi pezzi e viene notato dalla produttrice francese Christine Leroux. Rapita dal suo stile e affascinata dalla sua voce dal tono quasi afono, lo affianca a Mogol.

L’incontro con Mogol

L’incontro tra i due artisti, diversamente da quanto si possa credere, non fu tra i più rosei. Il sodalizio tra i due avvenne qualche anno più tardi, superate le prime incomprensioni e precisamente tra il 1967 e il 1968. Il sodalizio artistico e la consapevolezza di poter fare grandi cose insieme da il via all’era Battisti-Mogol. Nel 1967 esce il brano 29 settembre inciso dall’Equipe 84 e scritto da Lucio Battisti, Mogol e Renato Angiolini. Il 1969 vede l’uscita del primo disco dell’artista intitolato Lucio Battisti.

L’album è una raccolta di brani del duo, alcuni già noti e altri scritti per altri artisti. Un successo artistico e commerciale, che rimane tra i più venduti per ben nove settimane. Nel 1970 è la volta di Emozioni. Un connubio di delicatezza, ritornelli e intricate ritmiche. Il brano da cui prende il nome l’album rappresenta il simbolo di un’epoca. La tensione intima, la sensazione di scoperta, la malinconia della linea melodica e il turbinio di sensazioni che ne scaturisce dall’ascolto. Dopo Emozioni, sono diversi gli album firmati dal duo, ma è con Il mio canto libero del 1972 che si tocca l’apice della perfezione. Semplicemente un capolavoro.

Sodalizio Battisti-Mogol
Dal 21 giugno al 26 luglio del 1970, su iniziativa di Mogol, i due artisti intraprendono un viaggio a cavallo da Milano a Roma

Gli ultimi lavori con Mogol

Sul finire del 1974, Lucio Battisti è la massima espressione della canzone italiana. L’artista, però, sente l’urgenza di espandere i suoi confini, di reinventarsi e di sperimentare altri universi musicali. La testimonianza dei suoi viaggi in Sud America converge nel disco Anima Latina. Una miscellanea di pop, suoni latino-americani, rottura con il passato e autentica psichedelia. Seguono Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera nel 1976, Io tu noi tutti nel 1977 e Una donna per amico nel 1978. Nel 1980 esce l’ultimo lavoro firmato Mogol-Battisti: Una giornata uggiosa. Chiusa la collaborazione con Mogol, Lucio Battisti decide di chiudere i rapporti con i mass media. Nell’ultima intervista rilasciata, datata 1979, spiega i motivi.

«Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività professionale. In breve tempo ho conseguito un successo di pubblico ragguardevole. Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali : devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte.»

Sperimentazioni, dischi e bianchi e ultimi anni

Gli anni ’80 sono il periodo di sperimentazione e dei “dischi bianchi”, chiamati così per le copertine scarne e minimali. La fase delle collaborazioni con Adriano Pappalardo e l’incontro con il paroliere romano Pasquale Panella. Nel 1982 esce E già con i testi della moglie Grazia Letizia Veronese. Emerge il cambiamento, il messaggio è chiaro: nulla tornerà come prima. Nell’86 è la volta di Don Giovanni, L’apparenza nel 1988, del 1990 La sposa occidentale e Cosa succederà alla ragazza nel 1992. L’ultimo disco è intitolato Hegel, 1994.

Nell’estate del 1998 si diffonde la notizia del ricovero di Lucio Battisti in una clinica milanese. Nel settembre dello stesso anno le sue condizioni si aggravano e viene trasferito nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Paolo di Milano. Lucio Battisti muore il 9 settembre del 1998, all’età di 55 anni. Le cause della morte non sono state comunicate ufficialmente, il bollettino medico riporta che «il paziente, nonostante tutte le cure dei sanitari che lo hanno assistito, è deceduto per intervenute complicanze in un quadro clinico severo sin dall’esordio.»

Mina e Battisti
1973, Mina e Lucio Battisti – Radiocorriere

Il 5 marzo nasce Lucio Battisti e di lui, a imperitura memoria, resteranno i grandi classici, i brani che sono stati in grado di cambiare un’epoca. Resteranno i suoi ricordi, il suo modo di cantare e la sua timidezza. Resteranno anche i suoi valori come il coraggio e la volontà di rifiutare la spettacolarizzazione dell’avanspettacolo. Le intense pagine di poesia di una musica senza tempo. La dolcezza e la malinconia nel riconoscersi nelle sue canzoni, perché “Capire tu non puoi… Tu chiamale, se vuoi, emozioni…”

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Lucio Battisti: un’emozione italiana ultima modifica: 2018-03-05T09:30:45+00:00 da Cristina Gatto

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