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10mila attività commerciali chiudono nel 2024

Sono 10mila le attività commerciali che hanno chiuso nel 2024, con una media di oltre quattro negozi chiusi ogni ora, circa mille in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Da quando le vetrine si sono spostate dalla strada alla rete e, con la crescita inarrestabile degli acquisti online, moltissime attività di vendita al dettaglio hanno deciso di chiudere i battenti e, così, il fisco italiano ha perso oltre 5,2 miliardi di euro di tasse negli ultimi 10 anni.

Tra gennaio e marzo sono state chiuse 17.243 imprese, mentre quelle nate nel primo trimestre di quest’anno sono state solo 7.415, meno della metà rispetto a dieci anni fa, un calo dovuto alle difficoltà che le nuove imprese incontrano in un mercato sempre più dominato da grandi gruppi e giganti dell’online.

Le tipologie di negozi in netta diminuzione sono quelli di abbigliamento ed elettronica e gli alimentari , solo i servizi per il tempo libero, tra cui bar e ristoranti, sono in aumento.

Quali sono le regioni più colpite?

Tra tutte, la Campania è stata la regione che ha subito la perdita maggiore, con un saldo negativo di 1.225 attività commerciali nel trimestre; seguono la Lombardia con una perdita di 1.154 attività e il Lazio con 1.063.

La diminuzione dei negozi comporta anche una riduzione della base imponibile per il fisco. Confesercenti stima che dal 2014 a oggi il tessuto commerciale italiano abbia perso oltre 92 mila imprese, insieme ai relativi tributi come Irpef, Tari, Imu, Irap ed altri tributi comunali

Nove italiani su dieci vogliono i negozi nel proprio quartiere

La presenza delle attività commerciali fa aumentare del 20% il valore degli immobili. L’88% degli italiani ritiene fondamentale e necessario vivere in quartieri dove ci sono più negozi, solo una su 10 preferisce vivere in una zona esclusivamente residenziale, senza servizi nelle vicinanze, come rivela un’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con Swg, nell’ambito del progetto “Cities” che si occupa di contrasto alla desertificazione commerciale nelle città italiane.

Come si percepisce il calo dei negozi di quartiere?

La desertificazione delle attività commerciali di quartiere porta con sè un forte sentimento negativo che spinge un italiano su cinque a ipotizzare di cambiare abitazione nel caso in cui il fenomeno dovesse acuirsi nella zona in cui abita. I residenti provano un senso di tristezza di fronte alla chiusura dei negozi nelle strade della propria città ritenendolo sinonimo di aumento del degrado urbano, di riduzione della qualità della vita e della sicurezza.

Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, l’unico modo per contrastare questo fenomeno negativo è contrastarlo cercando di incentivare l’innovazione e sostenere la riqualificazione urbana, attraverso un miglior utilizzo dei fondi europei.

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