Nella Bellano di Vitali, della Zitella e del Maresciallo Maccadò
Riscoprendo Bugatti e lasciando in panchina Clooney, Fedez e Ferragni
Viaggio sulla sponda orientale del Lago di Como tra letteratura, sport e un anticipo di gossip
Ha dovuto scrivere una sessantina di romanzi prima che Rai Play gli dedicasse una puntata di Terre d’autore: 59 minuti intrisi di angoli di Bellano, viuzze percorse da volti comuni, scampoli di storie quotidiane, scorci di Lago, l’ospedale sospeso nel vuoto, l’orologio con le lancette ferme sulle 4, la zitella tutt’altro che immaginaria…
Il “post” Rai è analogo alle “cartoline” che i protagonisti dei racconti di un medico fattosi scrittore si scambiano in ogni puntata di una storia che viene avanti dal 1990: sono semplici e spingono ad avventurarsi in un paradiso di pescatori sulle orme di Andrea Vitali. Lui è qui, lì, là. Ovunque. In ogni ora del giorno e della notte. La sua presenza di scrittore si avverte fortemente al pari della costanza del medico condotto che fu.
E così uno spicchio di Lombardia pulsa di vita come l’infinta Los Angeles fatta di strade e di canyon immutati nel tempo: ora sono identici a novant’anni fa. Qui, in Italia, imperversa – si fa per dire – un maresciallo calabrese d’ordinanza, Ernesto Maccadò, là – in California – non tramonta mai il detective privato di Raymond Chandler, Philipe Marlowe. Parallelo azzardato? No: leggere per credere.
Vitali è sempre stato qui, a Bellano. Chandler emigrò dall’Illinois in California. Di entrambi non si gustava alcunché quando la carovana del Giro ciclistico di Lombardia lasciava la sponda orientale del Lario per avventurarsi su per il Tartavalle a ridosso della Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, così come LAX non ci rivelò i segreti più reconditi quando un inarrivabile direttore della Gazzetta dello Sport, Gino Palumbo, mi spedì all’Olimpiade californiana nel 1984. Per ora mi limito a tornare a Bellano. Più in là (2028) penseremo a come riscoprire la Città degli Angeli.
Se si è letto qualcosa di Vitali, camminando per il paese lacustre si ripassano mentalmente e si rivedono i suoi posti con i suoi occhi. La passata Epifania è abbastanza lontana e la futura Festa della Befana appare così di là a venire da far apparire il grande freddo di “Pianoforte vendesi” come un sogno da dover cullare per almeno sei mesi. Siamo in piena estate e così il volumetto più di attualità diventa “Enigma di Ferragosto”. Puntiamo verso l’”Orrido” e cerchiamo l’antica Cooperativa dei Lavoratori. Lido e Porto sono alle spalle. Il cimitero appena più sopra. Qui, da qualche parte, è nato Raoul Bellanova, giocatore di calcio del Rho, del Parabiago e delle giovanili del Milan prima di passare all’Atalanta.
L’Orrido si dice sia stato creato 15 milioni di anni fa. E’ stato celebrato da Stendhal, alias Marie-Henri Beyle, in Viaggio in Italia. La cascata venne bollata da Sigismondo Boldoni come “Orrore di un’orrenda orrendezza”. Per fortuna non la pensiamo tutti allo stesso modo. Non ci lasciamo scappare la torretta di Ca’ del Diavolo e puntiamo verso il paese. E capiamo perché le fabbriche sono, dal Cotonificio Cantoni in su e in giù, sono sorte numerose in quest’area: l’acqua del Pioverna ha portato lavoro, ricchezza e qualche volta disperazione. Tutto ciò è palpabile nei romanzi di Vitali, che riflettono ogni sfaccettatura della sua Bellano.
Non tutto viene rivelato nei 67 titoli delle opere “Made in Bellano”.
Salendo da Varenna, all’uscita dalle malconce gallerie di Perledo, con il Lago sulla sinistra, poco prima del Municipio, che però è sulla destra e dunque dalla parte delle stradine che portano all’Orrido e a Ca’ del Diavolo, si intravvedono – benché in disuso e malmessi – lo stabile e le colonnine del carburante di quello che un tempo era il distributore Agip poi ribattezzato all’inizio degli Anni Venti del secondo Millennio in TotalErg. Le guide turistiche e il sito “Discovery Bellano” non ne fatto menzione, ma lì in quel distributore passò la maggior parte della propria esistenza uno dei fratelli Terruzzi di Lentate sul Seveso.
E lì, ogni volta ci si fermava a fare il pieno di benzina o a rabboccare i serbatoi delle nostre automobili sempre assetate. Lì, il Teruzzi emigrato sul lago incurante delle fortune che avrebbe potuto condividere con i parenti nelle opere funerarie e nella piastrellatura di ogni tipo di pavimento nell’edilizia di pregio.
Quel distributore era tappa obbligata e il Teruzzi, col quale ci legavano le radici piantate dalle nostre famiglie a Lentate, non perdeva l’occasione di soffermarsi sulla figura e sulla… figurina del secondo compaesano più illustre: Ottavio Bugatti (Lentate sul Seveso 1928, San Pellegrino Terme 2016), detto la “Saracinesca” in quanto uno dei più grandi portieri di calcio d’Italia ai tempi ed emblema della squadra partenopea forgiata da Achille Lauro (l’armatore, ovviamente, da non confondere… con il cantante). Ecco altre due eccellenze dell’italianità.
E chi è il compaesano illustre per eccellenza nostro e di Teruzzi? Presto detto: Alessandro Manzoni, personaggio legato al territorio in quanto nato da una relazione extraconiugale di Giovanni Verri, che possedeva Villa Verri Mirabello nella frazione Camnago. Altri noti personaggi di quel Municipio che meritano di essere ricordati sono la cantante Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De André, e Sergio Ottolina, velocista di atletica leggera primatista sui 200 piani prestato anche al bob. Ma quelle sono altre storie.
Di Teruzzi estimatore di Bugatti non ho trovato traccia nei romanzi di Andrea Vitali sinora letti. Eppure lo scrittore tratteggia sistematicamente le figure più caratteristiche dei suoi luoghi. Magari capiterà all’improvviso. Ma è d’obbligo sottolineare come nelle scorribande verso Aprica, in Valtellina, la sosta al distributore di Bellano fosse davvero tappa obbligata perché lì venivano puntualmente rinverditi i momenti magici di Ottavio: salita e discesa dalla serie B con il Seregno, il passaggio alla Spal di Paolo Mazza, l’esperienza in chiaroscuro dell’Olimpiade di Helsinki, l’approdo e l’intreccio col Napoli con cui impose uno stop alla Juventus di Sivori, Charles e Boniperti, pur senza riuscire a conquistare lo scudetto di quella stagione 1957-’58. Degnissimo precursore dell’altra Saracinesca azzurra (Napoli e Nazionale campione del mondo nel 1982 in Germania), il friulano Dino Zoff amico di Sandro Pertini, il Presidentissimo della Repubblica.
Questo ed altro ho raccontato a quella peste di Ottavio Junior, figlio di Mario, un altro fratello di Ottavio Senior, dunque nipote del portiere volante. Baby Ottavio frequentava casa mia quando sua mamma era impegnata nel lavoro al manicomio di Limbiate (Monza-Brianza) dove soggiornava un malato che si credeva Napoleone e girava nel parco della struttura ospedaliera con la mano infilata a metà della camicia: erano i tempi in cui la Legge Basaglia proteggeva i disagiati mentali, impedendo che venissero stritolati nella morsa di un destino impietoso.
Con quei ricordi si potrebbe riempire il web intero. Ma il richiamo di Bellano è per Vitali e non, ad esempio, per il ciclismo. Questo paese non piaceva ai corridori dei Giri di Lombardia più tristi della storia. Gli atleti erano chiamati a salire a Tartavalle e Primaluna sino in Valsassina per poi tuffarsi da Introbio su Lecco e cominciare altre avventure (tipo Colle Brianza) per raggiungere traguardi itineranti, che cambiavano cioè anno dopo anno, perché la classica delle foglie morte ancora non era stata restituita dal buonsenso a Como con tanto di Ghisallo e Colle di San Fermo nel finale. Ne sa qualcosa Gianni Bugno, due volte iridato a Stoccarda e a Benidorm, una volta maglia rosa infinita da Bari a Milano senza mai cederla ad alcuno, padrone di una Coppa del Mondo quando approdò a Monza dalla Valsassina chiudendo la partita finale con un amarissimo 0-0, cioè senza vincere la “sua” corsa perché finita in tasca allo straniero di turno agli inizi degli Anni Novanta.
Si suppone piaccia, invece, a Filippo Conca che si è laureato campione d’Italia élite pur essendo retrocesso in una categoria di precari del ciclismo, cioè disoccupato del professionismo. Il nuovo tricolore vive proprio a Bellano e avrà vanto di sé anche alla festa imbastita dai volontari dei pompieri, che inaugura il mese di luglio. Le sue vicende sportive e umane sono davvero da libro cuore? Lo scopriremo con il passare del tempo. Da indipendente a campione: ecco la cronaca di fine giugno 2025. Ma la parabola di un giovanotto che ha fatto saltare il banco a Gorizia in un pomeriggio che ha destato meraviglia nel mondo intero e che ha portato sotto i riflettori le povertà di spirito degli “eredi” – si fa per dire – dei Coppi e dei Bartali deve essere validata da un’infinità di variabili. La fiducia non è più incondizionata alle generazioni più recenti dei corridori perché il passato non si cancella con uno scatto e via! E, soprattutto, perché nel ciclismo i bracconieri sono in fuga dai guardacaccia più che in altre discipline.
Vitali, si diceva. Ha reso popolare Bellano quanto l’Orrido naturale? Difficile dirlo. Di sicuro la curiosità del Maresciallo Maccadò è intrigante. Leggere per credere. L’altro ramo del Lago, quello comasco, è la sintesi do quel gossip spicciolo che corre da George Clooney (Lallio) alla ex premiata ditta Fedez &Ferragni (Pregnana) recentemente andata in frantumi. “Questo” ramo di Bellano e Lecco è quello manzoniano e Vitali ci sta bene con i suoi personaggi, che completano e non sporcano le azioni del Maresciallo.
I Casi del Maresciallo Maccadò si dipanano in vari libri, che non sono ancora paragonabili a quelli di Andrea Camilleri e del suo Commissario Montalbano – … stanno per tornare in televisione, siete pronti? – ma meriterebbero una serie da piccolo/grande schermo visto quel che quotidianamente passano i vari network. Citiamone alcuni a ritroso rispetto alla pubblicazione, così come è capitato al sottoscritto: da “Un bello scherzo” a “Nome d’arte Doris Brilli” si passa per “Nessuno scrive al Federale”, “Un uomo in mutande” e “Certe fortune”. Un panorama da completare con la fame di storie mai doma, riscontrabile anche in “Il sistema Vivacchia” e in “Sua Eccellenza perde un pezzo” che – confessiamo – sono sullo scaffale ancora intonsi. Magari lì dentro si parla di Teruzzi&Bugatti. Chissà.
Clooney, Fedez e Ferragni possono, devono aspettare. Le loro “gesta” non evaporeranno sul pelo d’acqua di uno specchio che ha poca concorrenza nel mondo.
Alla prossima.





