Karkadè è una sirena immaginaria di cui mi servirò per descrivere la storia, per mezzo di leggende popolari, del meraviglioso Salento. Partiremo dalla valle del Canale dei Fani, ricca di siti archeologici tuttora oggetto di esplorazione. Avete mai sentito parlare di Cassandra? Venite con noi.
Karkadè ci porta nella Grotta delle fate nell’area dei Fani
Cassandra era una città leggendaria sorta su una collina attualmente denominata Profichi, nella quale si trovava un magico mulino che macinava pepite d’oro. Cassandra fu rasa al suolo nel 548 d.C. ad opera dei Goti. Nell’area dei Fani – Fanum – sono presenti grotte e inghiottitoi carsici, come la Grotta delle fate.
A partire dal XIV secolo la penisola salentina fu bersaglio dei pirati saraceni che la assaltarono in numerose incursioni. Ecco perché noteremo dislocate sulle coste una serie di torri costiere. Si trattava di torri di avvistamento. In particolare, ricorderemo l’assedio di Otranto nel 1480 con l’eccidio degli 800 martiri idruntini e l’attacco del corsaro Dragut a Salve nel luglio del 1547. E poi il ritrovamento dell’organo più antico di Puglia conservato nella parrocchiale barocca di Salve, in provincia di Lecce.
Karkadè e la valle dei Fani: uno sguardo magico verso un luogo bellissimo
Karkadè prendeva il suo nome dal tè rosso d’Abissinia accarezzato dal sole di primavera. Era una sirena molto esile, dalla pelle avorio e il corpo affusolato in una lunga coda che spaziava dai riflessi argentei al cobalto. I suoi occhi di un colore indefinito: scuri quando arrivavano le nubi e giallo paglierino ai riflessi del sole.
Proveniva dalle calde superfici dello Jonio. Nacque in un giorno d’estate immersa in acque trasparenti, calme e immobili in parvenza, in esse sgorgavano zampilli d’acqua dolce che si originavano dalla roccia. Era un luogo dedicato alle divinità, emerso dieci milioni di anni fa, detto Fanum.
I tre templi di Fanum
Il Tempio della Grotta delle fate, il Tempio di Bacco e un tempio pagano, attorno a cui spuntavano alberi di noce e piccole orchidee selvatiche, erano i templi di Fano. Sulla collina poco distante c’era la città di Cassandra, nota per la presenza di un mulino che macinava pepite d’oro.
In Fanum ebbero rifugio migliaia di monaci orientali quando l’imperatore Isaurico proclamò la guerra iconoclasta. Costoro contribuirono a rendere il territorio ancor più ricco dedicandosi alla lavorazione dell’olio e del vino, oltreché alla preghiera. Vivevano nelle laure, delle grotte nelle quali scolpirono croci nella roccia. Ai piedi delle croci era rappresentata un’ancora. La Grotta delle fate si trova a trenta metri sul livello del mare.
La Grotta delle fate secondo leggende locali
Una notte, il sonno di alcuni contadini fu interrotto da un corteo di graziose fanciulle che danzavano alla melodia di flauti. I flauti erano suonati da mostri. Le strane creature scomparvero in una voragine e i contadini le cercarono all’indomani all’interno dell’antro, invano. Da allora, in onore di questa visione, si contempla il Tempio della Grotta delle fate.
Cassandra narrata da leggende locali
Della vicina città di Cassandra, invece, si narra che un pastorello, nel tentativo di ritrovare delle pecore smarrite, si addentrò in un cunicolo che conduceva verso una macina di pietra che macinava oro. Il giovane si affrettò a rendere partecipe la gente della sua visione e in tanti si recarono presso la macina che si azionava da sola. Tuttavia, appena sfiorarono la polvere d’oro, la macina si arrestò e divenne in un istante vecchia e impolverata.