Il patriarcato non esiste, almeno non nel tessuto sociale italiano contemporaneo. Qualche nipote o pronipote con quel DNA, ancora respira e si riproduce, è vero, metastasi che vanno colpite e rese inoffensive. Dire in modo strumentale che nel nostro paese ci sia ancora il patriarcato, significa non avere il polso della società e non sapere come è l’uomo italiano medio di oggi, che generalmente aiuta la moglie in casa, cambia i pannolini, oppure si divide con lei le incombenze.
Il patriarcato non esiste
Gli uomini italiani non chiudono le figlie in casa, ma le fanno studiare e come dice la Costituzione, assecondano le loro inclinazioni naturali, facendo anche molti sacrifici. Inoltre se le adolescenti, escono liberamente, ritirandosi molto tardi, vestite ahimè anche in modo un po’ discinto, nonostante la giovanissima età, fatico a vedere dietro un padre padrone a rincorrerle.

Sono spesso i padri stessi, i primi a difendere le figlie da aggressioni di fidanzati/mariti violenti. E’ evidente che il corto circuito è altrove. Dovremmo considerare che un uomo, che ad esempio fa l’avvocato, conduce pressappoco la stessa vita di centocinquant’anni fa. L’uomo mantiene lo stesso passo, le donne invece hanno dovuto imparare a correre, cercando di recuperare terreno, passando dall’essere massaie, al diventare operaie, studentesse, imprenditrici, scienziate, giornaliste. Il passo, non essendo lo stesso, porta taluni uomini ad avere la sensazione non solo di essere rimasti indietro, ma di essere doppiati.
Panchine rosse
La corsa delle donne era necessaria. Ma c’è qualcosa che stride nel non camminare affiancati, poiché non ci si può tenere per mano guardandosi negli occhi e un senso di frustrazione può evolvere, diventando altro, qualcosa di velenoso e feroce, figlio di un pericoloso livore. Gli uomini che vorrebbero e non riescono a dominare le compagne, a raggiungerle, perdono la testa, frustrati nel vedere il genere femminile essere autonomo e indipendente.

O addirittura a raggiungere l’emancipazione, sfuggendo al controllo del marito. Non di rado questi “maschi”, covano patologie impastate di narcisismo. Uomini che da bambini erano abituati a ricevere sempre dei “sì” e al primo “no sbarellano. Molti sono fragilissimi, insicuri, senza certezze, incapaci di stare soli e purtroppo non di rado hanno ricevuto un’educazione distorta proprio da donne/madri che hanno fatto un pessimo lavoro, giustificando ogni capriccio, ogni prepotenza e ogni azione violenta, anche quando picchiano la compagna.
Violenza di genere
La violenza significa dimostrare di essere più forte. Ci sono uomini che per aver trucidato la moglie/compagna, sono stati condannati a soli sedici anni di carcere. Non solo trent’anni per un femminicidio sono poca cosa, ma ritengo che alla luce dello sterminio in atto, un’estensione del 41bis non sarebbe andrebbe presa in considerazione. Eppure c’è chi questo patriarcato vuole proprio resuscitarlo, ma c’è davvero da qualche parte?

Non di rado, tra immigrati che provengono da culture diverse dalla nostra, abbiamo visto ragazze segregate date in spose a uomini semi sconosciuti che risiedono nei paesi d’origine. Oppure, non riuscendo a imporre una cultura retrograda, le picchiano, le chiudono in casa o le uccidono. Sono uomini che vivono in Occidente, ma ne vogliono solo il vantaggio economico, non accettando che le figlie vivano all’occidentale e vorrebbero imporre a macchia d’olio, quella cultura che si portano dietro, anche qui in Occidente.
Il patriarcato non esiste – Femminicidio
Vale la pena importare questo patriarcato? Direi di no. Eppure qualche volta vince il buon senso. Conosco una famigliola molto per bene di origini nord africane. Padre grande lavoratore, madre anche e piuttosto emancipata che hanno fatto studiare la figlia. La ragazza è libera di vivere come desidera e quando vanno a trovare i parenti in Tunisia, il padre non perde mai di vista la figlia un solo secondo, poiché sa che un rapimento potrebbe essere dietro l’angolo. Ebbene, è nata libera in Italia e nel rispetto della sua famiglia, sceglierà lei come vivere.