Già il nome, Spazio Solido, evoca qualcosa di concreto ed al tempo stesso artistico, un po’ come sono i cinque architetti trevigiani che hanno deciso di aprire uno spazio ricavato da un vecchio magazzino, in pieno centro storico, in via Inferiore 53, che sta diventando un significativo punto di riferimento per artisti e non.
A raccontarcelo meglio è Simone Gobbo, uno dei responsabili dell’associazione culturale. Intanto come vi è venuta quest’idea?
Siamo cinque studi di architetti locali, oltre a me ci sono Massimo Galeotti, Giuseppe Cangialosi, Moris Valeri e Alberto Salvadori. Siamo molto attivi culturalmente e lavorando nei nostri studi abbiamo avuto il desiderio di promuovere l’architettura in città; questo spazio nasce quindi dall’esigenza di mostrare un po’ di architettura contemporanea in centro storico.
Siete nati solo un anno fa, cosa avete fatto finora?
Questa è già la quarta esposizione che ospitiamo dall’inaugurazione dell’aprile 2018; la prossima mostra (da venerdì 17 maggio) sarà dedicata al jazz, con un happening musicale, un‘altra alla fotografia di architettura, cercando di mettere in comunicazione diverse discipline ed arti, mostrando come alla fine l’architettura influisce sulla vita delle persone. Fino al 10 maggio ospitiamo uno studio giovane, Amaa (della provincia di Vicenza e Venezia), che espone il progetto della propria sede di Arzignano ed è un po’ un progetto-manifesto, dato che per uno studio di architettura il proprio spazio di lavoro è l’incipit per dimostrare il modo di intendere le cose.
Si può dire che si tratta di un progetto innovativo?
L’aspetto interessante di Spazio Solido è che è un progetto a bassa definizione, nel senso che noi non siamo solo una galleria con un programma sempre prestabilito, ma lavoriamo anche molto in tempo reale, con quello che ci succede intorno, cioè se c’è qualcuno che ha voglia di mostrare il proprio lavoro, la relativa mostra viene allestita molto velocemente.
Di che cos’altro intendete occuparvi?
Noi non ci occupiamo solo di arti figurative, ma adesso vorremmo allargarci anche alla poesia ed alla scrittura. Per esempio una delle mostre precedenti era di Riccardo Miotto, un artista figurativo, che però ha aggiunto anche un’importante parte teorica e testuale, quindi un lavoro a metà strada fra teoria e cultura del disegno, proprio perchè il nostro scopo è quello di cercare di non essere una galleria ingessata, con un programma formale attinente a tutti gli spazi istituzionali della città, che già ci sono e funzionano bene, ma a noi interessa una reazione più spontanea rispetto alle cose, con eventi che nascono e si concludono rapidamente, perchè l’idea è quella di esserci in uno spazio fisico (anche se piccolo), non solo virtuale, dove trovarsi e discutere, anche con uno spirito underground, disinvolto.