Il teatro è vivo, viva il teatro. Ma non sempre è il palcoscenico ad essere al centro della scena: questa volta le luci si sono accese su scenografie e costumi. Merito dell’associazione Avanscena, nata nel 2012 a Treviso per promuovere le tradizioni dei mestieri “dietro le quinte teatrali”. Organizza un evento annuale chiamato ‘Avanscena – Festival della scenografia e del costume teatrale’ nel quale i protagonisti discutono sul futuro delle arti sceniche. L’edizione di quest’anno, la quinta, ha come titolo “Bloom Bang Machine”, intendendo per bloom fioritura e bang rottura: generare nuove immaginari, ma anche mettere in discussione quelli esistenti. L’evento ha avuto come sedi il teatro Del Monaco, il museo Bailo e il museo Salce. Oltre alla due giorni di convegno, Avanscena si è sviluppata anche attraverso una video-esposizione, un’installazione-performance di Cristina Pistoletto e un laboratorio per i più piccoli.
Fra i protagonisti del confronto tra addetti ai lavori, insegnanti e studenti, anche la professoressa Maria Ida Biggi. Nata a Parma, quindi con il teatro e la musica già nel Dna, è docente all’università di Ca’ Foscari a Venezia e direttrice dell‘Istituto per il Teatro e il Melodramma della fondazione Cini.
Cosa significa la sua presenza a Treviso a questo convegno nazionale sulla scenografia?
Sono molto legata alle ragazze che hanno organizzato questo festival di Avanscena, perché nel 2016 l’avevo ospitato alla Fondazione Giorgio Cini, all’istituto di Teatro e Melodramma, ed era stata un’esperienza bellissima. Erano arrivati i giovani artisti, era venuto lo scenografo trevigiano Paolino Libralato e molti marionettisti. Era un’idea del teatro ancora come di un’arte viva e poi mi piace molto perché è rivolto ai giovani. Come abbiamo visto c’erano degli studenti, appunto, anche delle scuole medie e superiori. Quindi è importantissimo parlare di teatro a questi ragazzi perché il teatro sta diventando un’arte in estinzione.
E come fa per evitare che lo diventi definitivamente?
Bisogna lavorare molto sulla conoscenza, perché questi ragazzi, lo vedo con i miei allievi all’Università Ca’ Foscari, dove insegno ormai da tanti anni. Quando domando loro “siete mai andati a teatro?” “Ah, no, non siamo mai stati”, questo non è possibile, perché capisco tutte le esperienze video, computer, telefonino, però l’esperienza vera che ognuno vive quando va a vedere uno spettacolo è una cosa importantissima, perché supera quella che è l’esperienza di vedere qualcosa di riprodotto da altri, agisce sulla sensibilità e poi quando sei a teatro sei su un piano egalitario, cioè, sei insieme agli altri, fai un’esperienza che è comune, è una scuola di socialità. Siamo tutti accomunati da questi sensi della vista e dell’udito che sono i due sensi che creano proprio comunanza. Tutti li usiamo nello stesso modo, poi c’è chi reagisce in un modo o nell’altro, ma è comunque un’esperienza che in qualche modo ci segna.
Come “vivono” il teatro gli studenti?
Vedo con i miei allievi, quando li porto a vedere le prove generali delle opere alla Fenice, che molti di loro mi dicono “Ma è bellissimo, ci voglio tornare”. Allora rispondo “Guardate che come studenti potete andare con gli stessi soldi che spendete per il cinema, €5-7, anche last minute“. E loro non lo sanno, capito? Per questo dico che va diffusa la conoscenza di questa realtà. Al di là del fare teatro, che è tutta un’altra cosa, essere spettatore è una cultura che si crea.
A proposito dei giovani, come possono essere avvicinati maggiormente al teatro?
Molti dei miei studenti hanno fatto delle esperienze teatrali positive, perché devono essere positive, alle scuole superiori. Credo che la scuola sia la base della nostra cultura, quindi quando vedo un professore che ha voglia di insegnare e di trasmettere dei messaggi positivi, lo coinvolgo subito. In fondazione Cini abbiamo dei tesori e faccio vedere loro proprio quelli che sono i nostri archivi, i nostri materiali.
Se poi questi ragazzi studiano scenografia, gli posso tirar fuori un sacco di progetti, di disegni. Abbiamo fatto libri, corsi e mostre. Tutto quello che oggi si chiama la disseminazione del sapere. Il sapere va condiviso, perché se tu non coinvolgi le persone che magari non hanno voglia di studiare, queste cose per chi le fai, per te stesso? No! Tu studi, scopri delle cose, hai una conoscenza, che se non è condivisa è limitata. Quando all’università nei primi anni Novanta dicevo ai miei superiori di allora che bisognava fare delle cose per cui il sapere andasse in giro, mi guardavano male. Per fortuna adesso hanno capito. C’è meno distanza.
Quale crede sia il tramite tra il mondo del lavoro e l’arte del teatro?
Credo che l’arte abbia un valore in sé e vada fatta molto seriamente così com’è, però l’arte ha anche un valore sociale. Ho lavorato molto anche con il teatro in carcere, credo che l’arte abbia anche questo ruolo, di cercare di portare il teatro in carcere. Anni fa ho avuto anche delle difficoltà, quando ho diretto il Teatro di Ca’Foscari ho fatto uno spettacolo con le carcerate della Giudecca. Come quando ho detto al rettore che avrei portato le carcerate della Giudecca a fare uno spettacolo all’università…
Quindi il teatro anche per combattere gli stereotipi…
Anche questo ruolo, per combattere i luoghi comuni, il razzismo, tutte queste cose che sono un po’ anche quelle della cultura e dell’arte. Questi contenuti che si possono trasmettere attraverso un’azione scenica. E sono fondamentali per la nostra sopravvivenza, per la nostra cultura. Quindi ovviamente i contenuti poi passano attraverso lo spettacolo, ma entrano nella coscienza del cittadino. Credo che il ruolo civile che ha il teatro, ce l’abbia sempre avuto, dai greci dell’antichità si andava a teatro, con un senso religioso. Quindi è chiaro che ancora oggi è un momento molto importante per la riflessione, per la condivisione di contenuti. Questo è il motivo per cui si insegna la letteratura, uno si legge a casa sua il suo libro, ma poi va anche a teatro. Anche questo è senso di comunanza, con la cittadinanza, con i tuoi vicini. Si incontra, si vive un’esperienza in comune. Secondo me è una cosa bellissima.
Per info: www.avanscena.org