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Carlo Longo e la pausa pranzo di un femminicida 

Un romanzo di stringente e di drammatica attualità, che prende di petto il problema dei femminicidi. Autore Carlo Longo, nato a San Stino di Liverza, nel Veneziano. Ha studiato giurisprudenza, lavorato in banca e ora gestisce l’azienda di famiglia. Appassionato della letteratura a cavallo tra Otto e Novecento e di Marcel Proust in particolare, sul quale ha pubblicato La vengeance de Marcel, in inglese e in francese. Ha scritto anche il romanzo “Non era neanche il mio tipo” e la raccolta di racconti “Amori a probabilità limitata”.
La pausa pranzo è invece un romanzo breve, un centinaio di pagine in tutto, con postfazione della psicoterapeuta Michela Gallina che, insieme alla responsabile dell’Ufficio Cultura di Preganziol, Cinzia Zanardo, ha presentato il libro nella biblioteca comunale, contestualizzando scientificamente il delicato argomento, in occazione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Longo Tavolo
Da sinistra: Michela Gallina, Cinzia Zanardo e Carlo Longo

Secondo lo stesso Longo, i protagonisti dei suoi romanzi “sono portati all’introspezione. Il primo libro è un’indagine su come un uomo cerca di sfuggire al dolore della separazione e per La pausa pranzo non vi è stata alcuna ispirazione a nessun fatto di cronaca specifico, ma prevalentemente dal desiderio di approfondire l’argomento”. La narrazione -sempre a detta dell’autore- è quindi “un pretesto per esporre le tesi di chi scrive, senza dare chiavi di lettura preconfezionate, cosa che può fare lo stesso lettore, dando un giudizio sul libro e sul protagonista. E’ un flusso di coscienza che elabora i suoi pensieri e ogni lettore può dare una sua interpretazione al libro e giudicare il protagonista”.
Altra particolarità è che del protagonista maschile non si dice volutamente mai il nome. Il romanzo è ambientato in luoghi noti di Treviso, facilmente identificabili.

Carlo Longo, partirei dal titolo, perché La pausa pranzo?

Perché quello che si nota spesso è che uno degli avvenimenti che sono il prodromo di un femminicidio è un ultimo incontro, che è quello che una donna non dovrebbe mai accettare. E io immagino appunto che quest’ultimo incontro sia avvenuto durante una pausa pranzo. 

Longo Incipit
La prima pagina del romanzo La pausa pranzo

Che tematiche ha voluto sviluppare con questo volume?

Mi sono proposto con un romanzo, perché il compito di un romanzo è di indagare i percorsi mentali che possono condurre un uomo a un gesto come quello. E questo personaggio non è un matto. È una persona che senza rendersi conto dei motivi inconsci che lo spingono, si avventura in un percorso di controllo possessivo nei confronti della partner, di rivalsa, della necessità di abbassare la donna nella propria autostima per manovrarla meglio. Per cui non non è un folle, è una persona che potrebbe essere normale, che però non riesce a porre un freno a quella deriva che è dentro di sé.
Sarebbe bello che uno degli scopi fosse quello di far percepire alle donne, ma anche agli uomini, soprattutto agli uomini, qual è quest’inizio di un percorso che potrebbe alla fine rivelarsi pericoloso. Se noi siamo in grado di capire fin da subito che abbiamo imboccato una strada pericolosa, possiamo anche porre un freno, senza arrivare alle conseguenze estreme.

Come nasce l’idea del romanzo e come l’ha sviluppato?

L’idea è stata proprio il bisogno che ho sentito di vedere questa situazione, che nei media in genere è vista dalla prospettiva della donna, oppure attraverso una superficiale testimonianza di vicini che dicono più o meno “non si poteva immaginare o chi l’avrebbe detto”. Invece io ho voluto cercare di fare un’indagine sul percorso mentale del femminicida. Mi è parso che fosse una cosa non banale, ecco.

Longo Firma
L’autore Carlo Longo durante il firmacopie di Preganziol

Si parla di una nuova legge sul femminicidio; basterà o dipende anche dalle famiglie, dalla scuola, dai media?

Si possono fare molte cose e anche gli interventi di psicanalisti, psicoterapeuti, eccetera, possono essere importanti. Secondo me, però, la cosa fondamentale sarebbe riuscire a introdurre una vera consapevolezza. Se gli uomini un po’ alla volta si rendessero conto di chiarire a se stessi quali sono i propri percorsi mentali pericolosi, allora forse fin dall’inizio si frenerebbe questa deriva. 

Infine di cosa si sta occupando Carlo Longo dopo questa fatica letteraria?

Ho scritto due libri con la casa editrice Clown bianco, che sono in uno stile completamente diverso, libri che bisogna leggere sotto il segno dell’ironia e dell’autoironia, che non ho potuto per ovvie ragioni applicare a un tema come questo. Nel prossimo libro ritornerò un po’ alle problematiche delle relazioni, per cercare di studiarle, ma sempre da un punto di vista “sorridente”. Sono uomini e donne che sono capaci di sorridere delle difficoltà e attraverso l’ironia di prendersi un po’ in giro e anche di superarle. 

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