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Le clarisse di Sezze e le paste di mandorle in onore di “Chiara”

Il Monastero delle Clarisse di Sezze ha sempre avuto un ruolo importante per tutti i setini. Dal 1300 le clarisse, tra corsi e ricorsi storici, hanno vissuto la vita stessa della comunità.

Le clarisse di Sezze

Ciò dimostra quanto la clausura, possa essere compatibile con il mondo esterno. Le suore pur vivendo tra lavoro e preghiera, ritiratesi dal mondo, hanno comunque un ruolo nel mondo stesso. Tutto ruota attorno a lei “Chiara da Assisi”; di cui si favoleggia la bellezza, che ella stessa volle mortificare, dandosi tutta a Dio. Non si stenta a crederlo. Incredibilmente, ad Assisi, in una teca, ci sono ancora perfettamente conservati i suoi capelli che volle tagliare.

Le clarisse di Sezze - paste di mandorle
fonte foto – Facebook – Maria Grazia Vicino

Sono di un biondo che vira al fulvo, bellissimo e sembrano appena caduti sotto un colpo di forbice. Nessuno direbbe che sono trascorsi tanti secoli. Volle farsi penitente con il gesto di tagliarsi i capelli; come lal’epoca facevano gli uomini. Per Chiara, di alto lignaggio era previsto un buon matrimonio, ma lei scelse di indossare il rigatino, che era l’abito più umile. Fondò così le Clarisse, seguendo con iniziative rivoluzionarie, come altri giovani di Assisi.

Paste di mandorle

A Sezze la “luce di Chiara”, canonizzata nella cattedrale di Anagni, quindi non lontano da questo nostro territorio; è ancora viva grazie alle sue devote clarisse. E così, tra corsi e ricorsi storici, con la vita che scorreva tra i vicoli antichi, arriviamo al ‘600, quando una clarissa ebbe il desiderio di dedicare a Chiara un dolce. Ben sappiamo che le suore, circondate da tanta povera gente, sono sempre state depositarie di spesso segrete ricette, che difficilmente hanno rivelato.

Esperte nel dosare ingredienti molto pregiati, che un tempo erano appannaggio di pochi. Famose sono le suore che hanno dato vita alle uova di Arpino, oppure le suore siciliane che un tempo preparavano dolci unici e in parte misteriosi. Quindi a Sezze una suora decise di usare la chiara delle uova, forse per assonanza. Altro ingrediente privilegiato e molto costoso erano le mandorle.

Paste di visciole e le clarisse di Sezze

Quindi su un’ostia, che le suore hanno sempre prodotto per le messe, con la chiara, mandorle e limone, quando lo zucchero non c’era, o da poco si usava per dolcificare. Pressappoco nasce così la pasta di mandorle, come una devozione, tra il sacro e il dono, tra devozione e il più dolce e mistico omaggio. Dopotutto l’uovo è sempre stato “il tutto”, simbolo di vita, ricchezza e in esso la parte bianca, in gran parte del Lazio si chiama come dicevamo “chiara”, come la Santa di Assisi.  

Le clarisse di Sezze - Santa Chiara in un dipinto

Oggi, le paste di mandorle di Sezze sono un dolce tipico a cui la popolazione è legatissima. Cosa non trascurabile è che le paste di mandorle sono unite a filo doppio con le paste di visciole, che hanno come base, il rosso dell’uovo. Un tempo nulla si sprecava in cucina, quindi una parte era per un dolcetto e una parte per l’altro.

Ordine delle clarisse

Questi dolci in ogni caso ancora oggi non possono ma mancare in particolari festività non solo paesane. Eppure le paste di mandorle, nate in onore della Santa di Assisi, di forma rotonda, fatte di ingredienti semplici, fatte con  albumi, oggi anche zucchero, mandorle e aromatizzate con buccia di limone, sono speciali. Quando fioriscono i mandorli, tra i primi alberi, anticipando la primavera,  non si può non pensare a quel profumo così magico. La fede di quell’ostia, che rappresenta la Santa, come se fosse incoronata di quel candore, come un abito sa sposa che si fa quasi bianco, rappresenta non semplicemente il piacere del palato. E’ piacere della vista, è una promessa e cela un’intima preghiera.

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