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Quando due mondi si fondono. Intervista a Clara Nubile

C’è un romanzo che è in grado di ammaliarci nel profondo. Questi ci fa calare in una dimensione divisa tra due mondi, quello occidentale e quello dell’Islam radicale. Vi sto parlando di Trascuranze, il romanzo della brindisina Clara Nubile, edito da Besa Muci. La nota traduttrice e scrittrice ha creato due personaggi emblematici come quello di Julianna e Abad. Quest’ultimi rappresentano due mondi che si incontrano per confrontarsi e creare insieme una dimensione nuova. Dal loro incontro casuale in un internet cafè a Londra, nascerà un’amicizia profonda. Quest’ultima li porterà ad innamorarsi e creare insieme una famiglia in cui tante differenze culturali e sociali convivono tra inquietudini e sacrifici.

Trascuranze: come due mondi si fondono

Julianna e Abad rappresentano due individualità che si fondono per placare la solitudine che è insita nell’animo umano. Quello di Clara Nubile è un romanzo introspettivo ed esistenzialista dal quale emerge il bisogno umano di mettere radici, amare e sentirsi amati che ci porta spesso a sacrificare parti di sé. Una scrittura magica che conduce il lettore a intraprendere un viaggio in un mondo, quello mediorientale tutto da esplorare. Dei suoi viaggi in India e del suo innato legame con la Puglia conversiamo con la brindisina Clara Nubile in questa intervista.

Clara, com’è nata l’ispirazione per la scrittura di questo romanzo ambientato tra Londra e Bombay?

L’ispirazione è nata durante anni e anni di viaggi e lunghe permanenze in India. È quindi nata raccogliendo storie, suggestioni, lampi di vite, come si raccolgono i fiori da tenere accanto a sé, e poi si lasciano essiccare tra le pagine e prendono vita.

Quanto e com’è nata questa tua passione per l’India?

È nata negli anni finali dell’università, tra libri di scrittrici indiane e tesi di laurea. Difatti in quegli anni è sorta la curiosità di vedere coi miei occhi una cultura così millenaria e affascinante. L’India è un paese così lontano ed esotico. Il tutto si è poi concretizzato col primo viaggio, zaino in spalla. Era l’estate del 1999 e l’India era un mondo completamente diverso, eppure familiare per una del sud come me. C’era infatti una coralità, un’accoglienza, una tendenza spiccata per i colori forti e sgargianti e il melodramma, il primo monsone, la musica indiana. Tutto mi ha ammaliato ancora di più dal vivo che sulla carta.  

Quando il viaggio diventa fonte di ispirazione

Quanto trascorrere un periodo della tua vita in India ti ha aiutato nella stesura di esso?

In India, facendo su e giù, ci ho vissuto quasi vent’anni, soprattutto a Mumbai (Bombay), dove ho anche insegnato italiano, dopo essermi occupata di un progetto di ricerca. Trascuranze però l’ho scritto a Udaipur in Rajasthan, dove ogni tanto andavo.

Clara Nubile e il suo romanzo Trascuranze
Il romanzo di Clara Nubile

Grazie al tuo libro il lettore coglie l’opportunità di viaggiare tra due mondi, quello occidentale e quello mediorientale. È davvero così netta la differenza tra questi due universi?

La differenza è solo superficiale, materiale, visiva. La differenza passa per i nostri occhi, ma non dai nostri cuori. Ti racconto un aneddoto, Mariangela, un Natale di diversi anni fa mi trovavo a Mumbai e ho festeggiato con un gruppo di indiani di varie religioni e dei musulmani provenienti da Palestina, Giordania e Sudan con pollo mediorientale alle mandorle, cibo indiano, pasta italiana e le statuette del presepe assieme al canto del muezzin. 

Esiste un punto di incontro tra questi due mondi secondo te?

Il cuore, ciò che ci rende umili e umani, quindi uguali.

Mondo Islamico e mondi diversi

Le trascuranze che lasciano il segno e i due mondi di Clara Nubile

Quanto di Clara possiamo rintracciare nel personaggio di Julianna?

Poco e niente, a parte la scelta di amare incondizionatamente la vita, e nella vita.

Come potremmo definire “la trascuranza” di una donna che come Julianna ha cambiato radicalmente vita per contrastare la solitudine?

Una strategia di sopravvivenza, un bisogno di appartenenza a un uomo che si trasforma nell’appartenenza totale a un’altra cultura, un altro paese fino alle estreme conseguenze. La solitudine fa paura, viviamo in una società che ci rende mostruosamente soli, qui in India ovunque. 

Un consiglio che daresti alle tante Julianna, donne, mogli e mamme che spesso trascurano parti di sé stesse…

Se trascuriamo noi stesse, finiremo inevitabilmente per sacrificare anche l’amore e l’energia e la cura delle persone che amiamo, quindi cercare tutti i giorni – non poi, non nelle prossime vite – di ritagliarci anche solo cinque minuti esclusivamente nostri, il tempo di un tè, una breve passeggiata, un’alba o un tramonto, cose semplici ma fondamentali.

La Puglia nel cuore

Durante la tua assenza da Brindisi, cosa ti è mancato della Puglia?

In India la Puglia non mi mancava, perché l’India era una grande grandissima Puglia. Quando ho vissuto in Belgio o a Ravenna, della Puglia mi mancavano gli azzurri.

Tu sei la testimonianza di quanto i luoghi che viviamo, noi scrittori ce li portiamo dentro i nostri progetti creativi, secondo te quanto e in che misura la Puglia può essere fonte di ispirazione per un artista o poeta?

Sono tornata a vivere a Brindisi quasi due anni fa, dopo aver vissuto ovunque, India, Thailandia e tanti altri luoghi. Adesso, da quando vivo qua, mi piace prendermi (quando posso) mezza giornata di esplorazione libera per la città che conosco poco, perché l’avevo conosciuta con gli occhi di una ragazzina di campagna che veniva a studiare in città. E in queste mezze giornate viaggio nella città in cui vivo. Viaggio con occhi nuovi, vergini. E scopro tanta bellezza, squarci di storia e di storie. La Puglia quindi è un pozzo miracoloso di ispirazioni, è davvero un pozzo straordinario. È una terra piena di carattere, non lasciamo che perda questa sanguigna volontà di stupire.  

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