Quando si parla di Guerra la prima cosa che ci viene in mente è quante vite sono state sacrificate per l’amore della patria. Pensiamo a tutti i giovani partiti in guerra e mai più ritornati, pensiamo alle tragedie che hanno cambiato per sempre il mondo, dalla Shoah alle foibe, alle repressioni durante il fascismo e tornando più indietro alle generazioni perdute nella Prima Guerra Mondiale della quale a Bussolengo ne abbiamo testimonianza grazie al Monumento ai Caduti. A volte quando ne parliamo ci soffermiamo ai grandi numeri eppure ci siamo veramente mai seduti a riflettere sulla storia che c’è dietro ogni singolo soldato? Pensiamo ad esempio a come possa continuare a distanza di decenni la loro storia… medaglie, lettere, cartoline magari mai arrivate a destinazione. Per raccontarci di queste preziose memorie ho fatto un’intervista ad Ermanno Brussani (per gli amici il Brus).
Ermanno, bussolenghese di nascita da sempre va alla ricerca di cimeli e di memorie relative alle due guerre mondiali e non solo. La sua è una passione che nel tempo è diventata qualcosa di più, tanto che è riuscito diverse volte a raccontare le sue ricerche anche in quotidiani come l’Arena. Mai come in questo periodo penso sia importante mantenere vive queste preziose memorie e l’esperienza di Ermanno ci permette di conoscere tante storie che altrimenti sarebbero state dimenticate.
Conosciamo Ermanno (detto il Brus)
Prima di addentrarci in questa intervista mi sono fatto raccontare in breve chi è Ermanno e qual è il suo legame con Bussolengo dove è nato e vissuto fino a pochissimo tempo fa.
“Nato e vissuto a Bussolengo, laureato presso la facoltà di Scienze MM. FF. NN. di Verona nel 2006, lavora in una ditta privata come sviluppatore di software. Orgogliosamente bussolenghese si trasferisce a malincuore in un paese poco distante nel 2018”.
Intervista a Ermanno Brussani
Ciao Ermanno, grazie per questa intervista e benvenuto su itBussolengo. Da anni vai alla ricerca con passione di oggetti bellici relativi alle due guerre mondiali. Possiamo anzi dire che sei espertissimo. Ci racconti com’è nata questa tua passione?
Coltivo la passione per la storia delle due guerre mondiali fin da piccolo, in particolar modo riguardo al secondo conflitto, grazie ai racconti dei nonni. Mio padre, inoltre, mi ha sempre incentivato nell’approfondire la tematica. Non contento delle nozioni basilari che si apprendono alle scuole medie e superiori, dal periodo universitario affianco agli studi matematici le letture storiche per interesse puramente personale. Però vi devo correggere, non sono espertissimo, sono un semplice appassionato alla ricerca perenne di nuove informazioni.
L’aspetto più difficile della ricerca
Andare alla ricerca di questi particolari cimeli possiamo dire che non è facile. Ci puoi raccontare qual è secondo te l’aspetto più difficile di questa ricerca?
Diciamo che esistono essenzialmente due vie per arrivare ad oggetti di questo tipo. La ricerca personale con il cercametalli (nel rispetto delle normative, ovviamente) o a vista dove possibile. Oppure la compravendita alle fiere di settore o ai mercatini delle pulci oltre ovviamente allo scambio diretto con altri collezionisti del ramo. Come facilmente intuibile il tipo di materiale reperibile differisce per condizioni e tipologia. Con le restrizioni politico-sanitarie imposte nell’ultimo anno la ricerca si fa chiaramente più difficile.
Il luogo più lontano visitato
Ora una semplice curiosità qual è la località più lontana nella quale ti sei recato per fare le tue ricerche?
Non ho mai avuto la fortuna di allontanarmi più di tanto più per motivi collezionistici, mi sono limitato alla Germania e alla Slovenia, oltre ovviamente a vari luoghi della nostra bellissima Italia.
Intervista a Ermanno Brussani – Storie e memorie che si intrecciano
Oggetti bellici come una semplice medaglia al valore o delle missive spedite dal soldato al fronte spesso raccontano molto delle sofferenze vissute da chi ha combattuto in prima persona, ma anche chi solo ha vissuto il periodo. C’è qualche storia o memoria che ti ha emozionato particolarmente?
Ciascun oggetto di questo tipo nasconde un volto, un ricordo, una storia da raccontare. Sia esso un pezzo militare o civile. Tanti sono quelli che mi hanno emozionato perché narrano di lotta e sacrifici. Ultimamente un semplice Sterebebild (santino funebre) di un giovane paracadutista tedesco dello Fallschirmjäger Regiment 1, di cui ho ricostruito la storia, ferito più volte in combattimento in Italia, da Cassino all’Emilia, e morto infine il 23 aprile 1945. Ora è sepolto qui vicino presso il cimitero di Costermano.
L’oggetto di cui è più orgoglioso
Ora una domanda più personale: tra i tanti oggetti e le memorie raccolte negli anni di quale sei particolarmente orgoglioso?
Questa passione mi ha permesso di conoscere tanti altri collezionisti e talvolta di stringere sincere amicizie. L’oggetto a cui sono più legato è una rara fibbia tedesca in nichel che un caro amico collezionista mi ha donato poco prima di morire, si chiamava Dario. Per me rimarrà per sempre l’oggetto più denso di significato.
Intervista a Ermanno Brussani – La cartolina firmata da Mario Rigoni Stern
Un’ultima domanda: circa due anni fa hai raccontato al giornale l’Arena di essere entrato in possesso di un cimelio bellico molto particolare: una cartolina trasmessa dall’autore de “Il Sergente nella Neve” Mario Rigoni Stern. Cosa ha significato per te entrare in possesso di un cimelio tanto prezioso?
La bellezza di questo genere di collezionismo è che occasionalmente si ha la possibilità di poter toccare con mano ed entrare in possesso di oggetti relativi a soldati o personalità politiche di cui si è già letto nei libri di storia. E questo è stato uno di quei casi. E’ un periodo sufficientemente lontano nel tempo per essere considerato storia ma ancora abbastanza vicino da consentire il rinvenimento di reperti importanti.
Nota: per chi fosse interessato ad approfondire la materia consiglio il sito www.wehrmachtmilitariaforum.com
Grazie di cuore per l’intervista
Grazie a voi!