Una giornata piovosa ha fatto da cornice oggi al 25 aprile a Venezia: 80. anniversario della Liberazione, per i veneziani soprattutto Festa di San Marco. Immancabile la tradizione del “boccolo”, il bocciolo di rosa rossa che in questo giorno ogni innamorato dona alla sua amata. Immancabile la Messa Solenne per il Santo Patrono di Venezia, l’Evangelista Marco, in Basilica di San Marco. Qui sono custodite le sue reliquie dall’ 828, anno in cui furono portate in città da due mercanti veneziani. La celebrazione è stata accompagnata dal coro della Cappella Marciana, e contraddistinta dalla tradizione, anche questa molto antica, del dono del “boccolo” al Patriarca da parte dei gondolieri abbigliati con il loro costume tradizionale.
“Pax tibi Marce evangelista meus”: la pace al centro dell’omelia del Patriarca
In una Basilica molto affollata, presenti le massime autorità cittadine, il Patriarca Francesco Moraglia ha ricordato il patrono della città lagunare partendo da quelle parole, “Pax tibi Marce evangelista meus”, che rappresentano il motto di Venezia e che sono scritte sul libro del leone alato simbolo dell’Evangelista. Parole, oggi più che mai, di grande significato. Per due motivi. Il primo legato alla recente scomparsa di Papa Francesco: “Vorrei sottolineare, in questa circostanza, l’impegno costante di Papa Francesco, condotto fino alla fine, a favore della pace”. Ma anche perché “La pace è una necessità che accompagna la nostra storia. L’invocazione di pace, nel giorno dedicato all’evangelista e martire Marco, si leva dunque per l’Ucraina, per Gaza e la Terra Santa. E per gli almeno 56 conflitti aperti nel mondo dove si combattono sanguinosissime guerre dimenticate o addirittura sconosciute. Purtroppo alla guerra ci stiamo abituando”.
“La pace – ha aggiunto – non ha per sinonimo il buonismo o il pacifismo “tout court”. Piuttosto essa si fonda e trae forza dalla giustizia e dalla verità. Sono vere dichiarazioni di ostilità, se non proprio di guerra, l’imposizione di leggi ingiuste. Come lo sono anche la mancata informazione, le false notizie o la censura in versione sofisticata. E, quindi, più difficile da cogliere e contrastare, come il monopolio assoluto dell’informazione. Verità o menzogna sono portatrici o di pace o di guerra, o di convivenza cordiale o di violenza”. Dunque, “Un esempio di manipolazione del linguaggio è anche invadere uno Stato sovrano, negando poi che si sta combattendo una guerra ma dichiarando che è in atto un’operazione speciale”. Il Patriarca ha concluso ricordando: “Pax tibi Marce evangelista meus”, queste parole, a noi veneziani così care, diventino anche la nostra preghiera e il nostro impegno, come lo sono stati per il nostro Papa Francesco , soprattutto in questi giorni in cui la pace sembra merce così rara e la guerra richiesta sempre più abituale”.
I riti civili del 25 aprile in Piazza San Marco e in Campo del Ghetto Nuovo
In apertura della sua omelia, il Patriarca non ha dimenticato di ricordare gli ottant’anni della Liberazione. Celebrata con le bandiere issate in Piazza San Marco sulle note dell’inno nazionale, poi subito ricollocate a mezz’asta in segno di rispetto del lutto nazionale per la scomparsa di Papa Francesco. Successivamente la commemorazione speciale in campo del Ghetto Nuovo: “Campo del Ghetto – ha ricordato il sindaco Luigi Brugnaro – non è solo un luogo della memoria, è un luogo della convivenza, della cultura, della resistenza, materiale ma soprattutto spirituale. Venezia ha sempre saputo unire, non dividere”. La cerimonia è stata preceduta dal tradizionale Percorso della Memoria, scandito da letture e momenti di riflessione.
(crediti foto in evidenza: ufficio stampa Patriarcato Venezia)