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140 mila nuovi italiani per discendenza nel 2024: l’80% arriva da Brasile e Argentina

Ci sono numeri che raccontano molto più di una statistica. Sono i numeri di chi, dall’altra parte dell’oceano, cerca un nome italiano nel proprio albero genealogico e scopre di essere — sempre stato — italiano.

Secondo i dati Istat, nel 2024 sono state riconosciute 140.735 cittadinanze italiane per discendenza, iure sanguinis. Di queste, 113.221 hanno riguardato persone residenti all’estero. E qui i numeri parlano chiaro: il 60,8% dei riconoscimenti è andato a cittadini del Brasile e il 22,3% all’Argentina. Due Paesi, da soli, fanno oltre l’80% di tutto il fenomeno.

Una valanga di domande

I soli consolati di San Paolo e Buenos Aires hanno gestito il 28,4% di tutte le cittadinanze italiane riconosciute nel mondo nel 2023. Anche i tribunali sono esplosi: i procedimenti per il riconoscimento sono passati dai 23.654 del 2022 ai 61.628 del 2024, quasi triplicati.

Dietro questi numeri ci sono storie semplici e potenti. Brasiliani con i nonni del Veneto che scoprono di poter avere un passaporto italiano. Argentini con bisnonni partiti da Genova che recuperano un legame perduto. Venezuelani che riscoprono le radici di Calabria o Campania come una possibile via di salvezza. Per molti il passaporto italiano è anche europeo, ma per moltissimi è soprattutto un atto identitario: un modo di tornare a casa, anche restando dall’altra parte del mondo.

Il decreto Tajani cambia tutto

Nel marzo 2025 è arrivato il cosiddetto Decreto Tajani (DL 36/2025), poi convertito nella legge 74/2025. La novità: la cittadinanza iure sanguinis può ora essere riconosciuta solo a chi ha almeno un genitore o un nonno italiano. Tradotto: il bisnipote di un emigrato, prima quasi automaticamente italiano, oggi non lo è più. Il governo ha motivato la stretta con la necessità di un “legame effettivo” con l’Italia — una scelta che ha provocato proteste durissime dalle comunità sudamericane.

Con la sentenza n. 63 del 30 aprile 2026, la Corte Costituzionale ha confermato la riforma. Resta però aperto un fronte fondamentale: chi aveva avviato la pratica prima del 27 marzo 2025 rientra nel vecchio regime. Sono centinaia di migliaia di persone. La partita si sposta ora nei tribunali ordinari e, forse, alla Corte di Giustizia europea.

L’Italia fuori dall’Italia

Oggi gli italiani all’estero sono oltre 6,4 milioni: quasi una “ventunesima regione”. La riforma chiuderà qualche porta in futuro, ma le storie di chi scopre di essere italiano continueranno a esistere. Perché certe radici, alla fine, non hanno bisogno di un decreto per essere vere.

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