Un nuovo e meritato passaggio in sala per “The italian banker”, film di estrema attualitá, passato in secondo piano solo perché uscito nello sciagurato periodo del Covid. Lo schermo é quello del glorioso multisala Edera di Treviso e l’occasione è la rassegna “Paesaggi veneti (con figure) in 5 film: il territorio raccontato dal grande cinema d’autore”.
Tratto da un testo dello scrittore Romolo Bugaro, passato precedentemente per i nostri teatri grazie allo stesso scrittore padovano ed al regista Alessandro Rossetto (con titolo “Una banca popolare”), la pellicola ne è la fedele trasposizione cinematografica e si avvale di un suggestivo e notturno bianco e nero e degli stessi attori teatrali. Presenti, a fine proiezione, due dei protagonisti, il veneziano Diego Ribon e l’opitergino Mirko Artuso, mentre il protagonista principale, il trevigiano Fabio Sartor, è purtroppo scomparso 2 anni fa. A raccontare il film è proprio il regista padovano Rossetto.
Un film con una forte matrice letteraria
Era un testo di Bugaro, che è anche lo scrittore di Effetto Domino, da cui ho tratto un film nel 2019. Diciamo che nel processo di revisione del testo, per portarlo sul palcoscenico, è nata anche l’idea di filmarlo, in un un unico luogo, villa Pisani di Lonigo, un posto assolutamente meraviglioso, sopra un promontorio, che si può visitare e anche affittare per l’estate. Così è arrivato il film, girato in 10 notti di riprese. C’erano una semplicità di base, che mediava dal medesimo cast a teatro e al cinema; l’unità temporale notturna, il luogo e una storia scritta precisamente, anche se poi diciamo per il film la storia che veniva dal palcoscenico è stata cambiata.
La storia è ispirata al crack delle banche popolari venete…
La vicenda è alla base del testo scritto da Bugaro e della pièce teatrale; il testo veniva da una sua ricerca, che superava le notizie giornalistiche e che è diventato poi il racconto del film. Gli eventi raccontati sono ispirati a delle storie vere, a qualcosa che aveva a che fare con quello che è accaduto intorno alla banca, anche se Romolo ha lavorato cambiandoli un po’, ma i personaggi che lui narra vengono dalla realtà. Alcune figure, come quella interpretata da Ribon, erano “nell’orizzonte sociale” del crack, e sono diventate dei protagonisti veri del film.
Altra caratteristica riconoscibile è la forte teatralità
Questo film è retto da un lungo monologo centrale; le figure circostanti, se pure importanti, sono molto aeree, non si capisce bene che cosa tenga insieme questo gruppo… forse il medico interpretato da Mirko è un po’ il personaggio outsider rispetto a tutto il resto. C’è anche un po’ d’impalpabilità classica, che a me piace nel cinema. Poi il bianco e nero e questa sospensione della notte, che è addirittura implementata dalla musica ballata (soprattutto tango) che non si ferma mai.
E’ stato rischioso per il regista raccontare una storia così drammaticamente vicina alla realtà?
No, anzi, diciamo un po’ il contrario, nel senso che, come spesso accade nei film che si occupano di queste cose e che cercano un punto di vista drammaturgico (che non sia quello di prendere a calci in faccia il cattivo) siamo stati accusati del contrario, di essere stati morbidi, o quasi appunto, e di aver dato troppo a voce al cattivo. C’è stato anche un gruppo di gabbati dalla banca che era venuto a vedere lo spettacolo e si aspettava dal film un attacco a spada tratta, invece appunto sia lo spettacolo che il film, forse addirittura di più quest’ultimo, danno molto la parola al cattivo. E’ stato comunque apprezzato: l’ho “accompagnato” molto in giro per l’Italia e ne ho parlato anche in città come Bari, Genova e nelle Marche, dove sono accaduti fatti simili.
The italian banker conferma la vitalità dei cineasti veneti
Forse sì, c’è una maggiore attenzione al nord-est italiano; adesso c’è la possibilità di vederlo raccontato al di là degli stereotipi. Questa è una novità, diciamo. Qui abbiamo una fetta d’Italia che una volta veniva solamente rappresentata in forma di commedia, anche se commedie eccellenti, come Signori e signori e altri, che è stata -diciamo- sdoganata e rappresenta un interesse nazionale serio, non solo il “far ridere”.