L’edizione di quest’anno, la numero 13 della rassegna autunnale letteraria Carta Carbone, dedicata ad autobiografie e non solo, ha voluto -a detta degli organizzatori- esplorare la parola come strumento di relazione, veicolo d’intimità condivisa, custode di memoria e ponte tra i saperi. Per farlo ha ospitato quest’anno, tra gli altri, personaggi come Mauro Corona, Antonio Capranica, Myrta Merlino e Francesco Costa, in varie location del capoluogo della Marca, ma sempre all’insegna del tutto esaurito. Il successo di questa edizione è la dimostrazione che Carta Carbone ha saputo ormai ritagliarsi un suo posto in prima fila, tra le molte manifestazioni simili in italia.
E mentre si sta già lavorando all’edizione 2027, diamo luce con alcune strofe alla serata più piena di simboli di quest’anno…
Incontro, dall’album Radici di Francesco Guccini:
E correndo mi incontrò lungo le scale
Quasi nulla mi sembrò cambiato in lei
La tristezza poi ci avvolse come miele
Per il tempo scivolato su noi due
Il sole che calava già rosseggiava la città
Già nostra e ora straniera e incredibile e fredda
Come un istante déjà vu
Ombra della gioventù…
…E pensavo dondolato dal vagone
Cara amica, il tempo prende, il tempo dà
Noi corriamo sempre in una direzione, ma
qual sia e che senso abbia chi lo sa
Restano i sogni senza tempo
le impressioni di un momento
le luci nel buio di case intraviste da un treno
Siamo qualcosa che non resta
frasi vuote nella testa…
…e un cuore di simboli pieno
Così, con questa canzone-poesia, il festival letterario trevigiano ha reso omaggio alla grandezza di Francesco Guccini. L’artista nativo di Pávana (Toscana), ma emiliano d’adozione, scomparso due mesi fa, partecipò nel 2024 a Carta Carbone, in qualità di scrittore e questa volta è stato rievocato sorattutto come cantautore, nel corso di una serata-evento unica, nell’auditorium del complesso Appiani. Con un alternarsi del racconto della vita e di alcuni testi, sviscerati rispettivamente dal giornalista Andrea Passerini e dallo scrittore Michele Benetello, ma soprattutto con la chitarra e la voce del vero protagonista della serata, un altro nome noto agli appassionati di musica, Giulio Casale. Un passato come frontman della rock band trevigiana degli Estra, negli anni Novanta, e un presente come attore e originale interprete del Gotha della canzone impegnata nazionale, da Giorgio Gaber a Fabrizio De Andrè. Anche questa volta Casale, alle prese con l’autore de L’avvelenata, ha saputo dare un tocco di originalità alle sue versioni. Ecco la breve conversazione carpita al protagonista al termine della serata, tra i complimenti del pubblico e le attenzioni delle ammiratrici.

Giulio Casale durante l’esibizione a Carta Carbone
Giulio Casale, da dove viene il desiderio di interpretare Guccini?
Ma intanto è stato una gentile richiesta del festival Carta Carbone e io ho accettato volentieri. Ho sempre frequentato tutta la canzone d’autore italiana, tutta quanta e già da ragazzino questo repertorio mi diceva tantissimo. Però è vero che non mi ero mai ritrovato a doverlo studiare per proporlo, quindi è stato un una vera occasione per me di confronto.
Ho cercato di farne un po’ mie queste canzoni, perché lui è indiscutibile e sempre riconoscibile.
Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato?
Francesco Guccini ha proprio quella cifra musicale e artistica e provare a confutare “quella cifra” risulta complicatissimo. Però ho voluto tentare a farlo, con molta riverenza, e spero con molto rispetto, ad eseguire stasera queste sue canzoni, un po’ come le avrei fatte io…
Questa esperienza verrà ripetuta o rimarrà una serata unica?
In teoria questo nasce come omaggio unico, poi adesso che la voce si è un po’ sparsa ho qualche richiesta appunto per portarlo in giro, ma vediamo se ciò è davvero solo per me e per Carta Carbone questa sera o no…
Infine che cosa hai in programma con tua musica?
Con la mia musica ne ho tante perché ho un mio nuovo album in uscita. Un disco molto avanguardista, pieno di elettronica e di sinfonica – elettronica e quindi sto pensando di andare oltre. Abbiamo sempre pensato di dover ringraziare questi grandi maestri e allo stesso tempo se possibile di fare un passettino in più, diverso insomma. Ecco, sto cercando di continuare questa cosa portando appunto un minimo di innovazione alla grande storia della canzone d’autore italiana.