Bartali e Coppi sono stati due grandi campioni sportivi made in Italy, ma anche due grandi campioni dei diritti umani e civili nel nostro Paese, leali testimoni di una amicizia fatta di solidarietà e intramontabile fra loro e gli italiani (e gli europei in generale).

Uno scatto nella memoria. Bartali e Coppi

Non ci sono molte foto che siano rimaste nella memoria come lo scatto di Liverani, 4 luglio 1952, al passo alpino Galibier (2600m), fra Losanna e Briançon, durante il Tour de France di quell’anno. Poche foto hanno detto tanto di una certa idea di “italianità”, un’immagine cui ancora oggi, sportivi e non, guardano con nostalgia o speranza. Soprattutto speranza che in un mondo così competitivo, come talvolta ci appare l’attualità, quello spirito possa ancora essere lo spirito italiano più profondo.

Bartali - Copertina "Coppi e Bartali", di Curzio Malaparte, giornalista, saggista e avventuriero italiano di origini polacche

Gino Bartali(1914-2000) passava a Fausto Coppi (1919-1960), “eterno rivale”, una borraccia destinata a diventare parte della storia italiana, scrisse Malaparte, nel suo gustosissimo libricino sui due campioni. Quasi tutti hanno sempre pensato che fosse stato Coppi a passare la borraccia a Bartali, dietro di lui, invece fu lo stesso fotografo Liverani a rivelare il contrario. Egli rivelò anche che la foto, così ben scattata, fu presa in un secondo momento, a corsa conclusa, facendo ripetere la scena (realmente accaduta) ai suoi protagonisti. Liverani aveva colto la dinamica, ma con i mezzi di allora non aveva potuto riprenderla come avrebbe voluto.

Bartali - Coppi a riposo, alla fine di una tappa

Perché ebbe tanta importanza quello scatto?

Non ci si poteva certo far scappare una simile occasione. Era l’Italia appena uscita da una devastante guerra mondiale, terminata in una guerra civile, ripiombata nella guerra fredda e nuovi scontri. Se nei libri di Guareschi e poi al cinema, Don Camillo e il sindaco Peppone facevano poi sempre la pace e rappresentavano un momento catartico collettivo per le masse di nuovi elettori, in campagne molto sanguigne, c’era bisogno che anche nel mondo reale e per di più in quello sportivo, due vecchi amici (resi rivali dalle tifoserie), due personaggi di tale popolarità e che avevano polarizzato i tifosi, dimostrassero che l’amicizia andava oltre i conflitti ideologici e sportivi e gli italiani, per risollevarsi dal disastro, avrebbero sempre dovuto esser pronti a passarsi una borraccia, fra concorrenti e rivali, fra centro e periferia, fra più anziani e più giovani, più veloci e più lenti.

Bartali - Coppi

I protagonisti dello scatto, campioni non solo del ciclismo

Coppi e Bartali (122 corse vinte dal primo e 124 dal secondo) rappresentarono nell’immaginario collettivo l’anima laica e libertina il primo, l’anima devota e popolare il secondo. Lo spirito sofisticato e urbano il primo, lo spirito strapaesano e rurale il secondo. Coppi era un airone, che si preparava con piglio tecnico e scientifico, Bartali un marc’antonio che andava avanti, come lui stesso diceva, “per forza di volontà, una pedalata dopo l’altra”. Secondo Malaparte nelle vene di Bartali scorrevano sangue e Chianti, nelle vene di Coppi benzina. Coppi del mondo industrializzato basso-piemontese, Bartali della provincia fiorentina. È importante infine ricordare che i due furono davvero grandi amici, fin dalle prime corse giovanili, entrambi avevano perso un fratello. Rappresentarono due grandi figure ben oltre lo sport, due campioni dei diritti nel nostro Paese, oltre che ovviamente due invidiati campioni made in Italy.

Bartali - Coppi e Bartali con i tifosi

Bartali e Coppi campioni dei diritti umani e civili

Bartali addirittura Giusto fra le nazioni per lo Yad Vashem, salvò ebrei, perseguitati e rifugiati durante la Seconda Guerra Mondiale. Portò per centinaia di chilometri documenti falsi nella canna della sua bici. Coppi fu un eroe dei diritti civili in quanto tenne al suo amore più che a ogni altra cosa. La sua fidanzata e poi moglie, nell’Italia senza divorzio, era ancora formalmente sposata. Il marito riuscì a farla arrestare per adulterio. Coppi fu diffamato con la sua dama bianca. I due passarono attraverso la tempesta e riuscirono a sposarsi finalmente all’estero. La vita di Coppi finì poi a soli 40 anni per una mancata diagnosi di malaria, nel 1960, al ritorno da un viaggio in Africa.

Francesco Bonicelli Verrina

Autore: Francesco Bonicelli Verrina

Nato a Novi Ligure il 9/2/1991. Insegnante di Filosofia e Storia. Studioso e appassionato di storia e letterature dell’Europa centrale e orientale. Ha pubblicato poesie e narrativa: “Della Precarietà” Primo Premio Mario Soldati 2010, “L’ultima bionda”, “Teleki Pal (uno scritto semi-serio) i nazisti obesi e Dubcek”, articoli su Il Foglio, Il Pensiero Storico, Nuova Storia Contemporanea, Studi Ungheresi, Terra Humana, Ungheria News, Nuova Atlantide, Tepee e saggi storici: “Teleki Pal”, “Dubcek. Socialismo dal volto umano”, “Lo strano matrimonio fra l’Unione Sovietica e i militari argentini”, “Le problematiche dei rapporti fra Religioni e Istituzioni nel Commonwealth australiano”, “ICP and the political crisis in Poland”. Laureato in Scienze Storiche e in Scienze Internazionali a Genova, ha vissuto in Russia, Slovacchia, Australia.

Bartali e Coppi: campioni intramontabili ultima modifica: 2018-11-08T09:00:51+00:00 da Francesco Bonicelli Verrina

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