Tra i protagonisti delle festività appena trascorse non si possono certamente dimenticare le amate bollicine. Spumanti che siamo pronti a stappare per celebrare un momento di allegria, rinfrescare il nostro palato o dare un po’ di brio alla festa. Ma quali vini abbiamo portato in tavola in questi giorni? E quali ancora sceglieremo per il magico brindisi di mezzanotte? Un classico italiano o magari un noto francese ma a chi spetta il primato delle migliori bollicine? A chi quello della tradizione più antica? E quali riti si nascondo dietro una bottiglia di spumante? Scopriamolo insieme lasciandoci trasportare da una storia alquanto frizzante.

Tra Francia e Italia

Quando si dice bollicine non si può che pensare allo Champagne francese. Ma una domanda sorge spontanea. Possibile che un’Italia ricca di vigneti e cantine non abbia in qualche modo contribuito alla nascita dello spumante? Se anche a voi è capitato di porvi questo interrogativo forse state per leggere un articolo che soddisferà la vostra sete di conoscenza! “Chi cerca trova” e infatti basta dare un’occhiata negli archivi storici per scoprire che è l’Italia a detenere il titolo delle produzioni più antiche. Sono sempre loro: dalle opere di ingegneria, alle costruzioni termali passando per le strade lastricate sino ad arrivare ai capolavori dell’arte classica. La grandezza di un impero che continua ancora oggi a lasciarci una preziosa eredità. Gli antichi Romani. È già, Roma non era a caso chiamata la Caput Mundi.

Bollicine. Anfore romane

Dal libro dei Salmi, datato al 1000 a.C., passando per poeti quali Orazio, Virgilio e tanti altri. In queste opere numerosi sono i riferimenti allo spumante. I vini frizzanti erano frutto di una fermentazione spontanea ma non solo. I Romani conoscevano già i rudimenti per ottenere le bollicine. E così il “vino che spuma”, da cui “spumante”, veniva prodotto attraverso una rifermentazione assistita. In che modo? Aggiungendo tutto ciò che stimolasse la formazione di zuccheri: miele, resina, miscele avanzate da mosti o altri vini dolci. Il tutto veniva riposto in anfore di terracotta immerse in acqua fredda per ritardarne la fermentazione. Nei secoli tali tecniche sono state perfezionate in Italia come all’estero. Si arriva così nel corso del ‘600 alla nascita dello Champagne che la leggenda attribuisce a Pérignon, monaco benedettino i cui principali meriti sono dovuti all’uso di bottiglie chiuse da tappi in sughero e gabbietta metallica. Se è vero che sul piano commerciale i francesi sono stati molto più abili nel valorizzare la loro produzione, è certo che l’Italia è la terra in cui nasce la raffinata arte enologica. Sono stati i Romani a scoprire le bollicine e a guidarne l’evoluzione nei secoli successivi.

Bollicine e riti scaramantici

Possiamo gustarle in qualsiasi momento dell’anno ma è nelle occasioni di festa che le bollicine sono protagoniste. Ci basti pensare alla notte di San Silvestro ma anche a numerose altre ricorrenze quali compleanni, matrimoni, feste di laurea. Ma perché sono proprio le bollicine le prescelte per celebrare lieti eventi? Dietro a questa preferenza si nascondono riti scaramantici e antiche tradizioni. Anzitutto il “botto porta fortuna”. In passato si riteneva che il rumore dovuto al lancio del tappo servisse per scacciare gli spiriti maligni, assicurandosi pace e serenità.

Bollicine tappo sughero

Ma non solo, non c’è festeggiamento senza brindisi. Se oggi questo gesto è qualcosa di spontaneo quando si stringe tra le mani un calice di bollicine, nel Medioevo costituiva un atto di fiducia tra i commensali. In un’epoca in cui la morte dei nemici era provocata da veleni, brindare significava anche versare un poco del proprio vino nel bicchiere altrui in simbolo di amicizia e armonia. Nel tempo questa pratica è stata rimodernata. Oggi si picchiano i calici tra loro e se un po’ di vino si rovescia bisogna assolutamente raccoglierne qualche goccia e bagnarsi dietro le orecchie. Pare porti buone nuove. Infine, il colore. Le bollicine scelte per celebrare occasioni speciali sono solitamente vini bianchi o meglio dire dorati. Questo vale per lo Champagne ma anche per molti spumanti italiani. L’oro è per eccellenza simbolo di ricchezza e conseguentemente un augurio di fortuna e prosperità per chi lo beve. Allo stesso modo la tradizione al varo di una nave di infrangere una bottiglia di bollicine sulla fiancata della stessa. Una sorta di battesimo necessario per garantire una felice navigazione scongiurando le tragedie del mare.

Sabrina Cernuschi

Autore: Sabrina Cernuschi

Laureata in Scienze Storiche lavoro da anni nel campo della didattica culturale. Amo curiosare dietro i perché delle cose per scoprirne le origini, le storie e rimanerne entusiasta un po’ come capita ai bambini quando esplorano! Per questo prediligo scrivere articoli a tema cultura: sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo su cui indagare!

Bollicine italiane. Una storia frizzante ultima modifica: 2019-01-01T09:00:32+02:00 da Sabrina Cernuschi

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