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La primavera e il sole dell’estate ricoprono il suolo di Canne della Battaglia di fiori gialli e papaveri rossi. Sono un mantello di freschezza che in connubio col verde delle vigne regalano a chi ci va in visita una pace profonda. Affacciandosi dalle alture si srotolano i campi verdi che fanno da sfondo ai resti di ciò che un tempo fu un atroce teatro di battaglia. Canne era un’antica città di Puglia: nasceva su un’altura sulla riva destra del fiume Ofanto, un tempo denominato Aufidus. Oggi di Canne resta un ampio sito archeologico con grotte neolitiche, ceramiche, statue, pietre megalitiche. Questi resti riportano alla luce lo scontro di quel 2 agosto del 216 a.C. che in questo articolo cercheremo di narrare.

Canne della Battaglia e la potenza di Annibale

Theodor Mommsen lo definisce “il più grande generale dell’antichità”, Annibale, figlio di Amilcare Barca, è la figura chiave di Canne della Battaglia. Eccellente stratega, egli non vedeva di buon occhio i Romani, che cercò di contrastare e combattere tenacemente fino all’ultimo istante. L’odio anti-romano di Annibale nasce da un giuramento a cui lo indirizza il padre, all’età di nove anni. Amilcare infatti, battuto dai Romani nelle isole Egadi nel 242 a.C., era sostenitore di politiche commerciali marittime che lo portarono a scontrarsi con Roma. Sulle orme del padre, Annibale, scatenò la seconda guerra punica, tra le più terribili e feroci di tutta l’antichità. 

Canne della Battaglia e le sue distese di papaveri in Primavera
Canne della Battaglia

“La storia dice che la città era diruta quando Annibale venne con il suo esercito in questa parte dell’antica Apulia […]”. “Mai si era avuto per combattere uno spazio così vasto e mai era avvenuto scontro maggiore tra due potenze così grandi”. Così scrive J.B. Claude Richard De Saint – Non nel pregiato libro “La Puglia” di Editalia del 1983 in riferimento alla disfatta di Canne della Battaglia.

Canne della battaglia e l’arrivo in Italia di Annibale

Hannibal, Hamilcaris filius, fuit Carthaginiensis. Il grande Generale Barca parte da piccolo per la Spagna al fianco del padre Amilcare. Diventa  comandante supremo a soli 25 anni. Le sue qualità di condottiero diventano presto note tanto che Filippo V di Macedonia desidera allearsi con lui dopo la battaglia di Canne. Dopo aver conquistato Saguntum – città spagnola di origine greca, provoca la seconda guerra punica. Il grande Annibale conquista la Spagna, percorre i Pirenei passando attraverso il Pertus e battendo tutti i popoli pirenaici che gli si opposero. Infine raggiunge l’Italia attraverso le Alpi, sulle quali si destreggia tra sforzi sovrumani. Anche qui, ogni resistenza da parte delle popolazioni locali fu del tutto inutile.

Costruzione circolare a Canne
Particolare del sito archeologico di Canne

Hinc in Apuliam pervènit. Dopo essere entrato in Italia attraverso le Alpi e dopo aver sconfitto tutti coloro che si insinuavano sul suo cammino, Annibale si diresse verso la Toscana attraverso l’Appennino Ligure. La sua ferocia è spietata: batte i consoli padani, uccide i Consoli Gaio Flaminio in Toscana e Gaio Centenio. Infine dall’Italia centrale arriva in Puglia.

La battaglia di Canne tra gli scontri più feroci dell’umanità

Numerosi studiosi sono giunti sul suolo di Canne della Battaglia per ricostruire il feroce combattimento che portò alla sconfitta dei Romani il 2 Agosto del 216 a.C. In quell’anno le nuove elezioni videro eletti consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, i quali erano profondamente in disaccordo soprattutto sulle questioni belliche. Il grosso esercito dei Romani fu guidato a giorni alterni da ciascuno dei due consoli e questo si rivelò essere fatale. Varrone era infatti determinato a sfidare Annibale in campo mentre Lucio Emilio Paolo si dimostrava più prudente. Varrone, approfittando del suo giorno di guida dell’esercito, entrò rovinosamente in combattimento. I resti di Canne, passeggiando nella sua zona archeologica, ci parlano di questo scontro sanguinoso che cerchiamo brevemente di ricostruire.

Pietre megalitiche e colonne nel sito archeologico
Il teatro della Battaglia di Canne

Annibale Barca: il più grande stratega del mondo antico

E’ il 2 Agosto del 216 a. C. e a Canne della Battaglia, in Puglia, Annibale annienta per la quarta volta consecutiva i Romani. La super-potenza nascente non sarà comunque Cartagine benché vincitrice, ma quella sconfitta: Roma. L’esercito di Annibale si compone di 50.000 uomini circa, mentre i Romani hanno a disposizione tra i 65.000 e gli 80.000 uomini. La Battaglia di Canne è uno scontro in cui un esercito più piccolo ma con il 20% di cavalleria, domina su un esercito più grande. Quello dei Romani, maggiore numericamente ma con la cavalleria ai minimi termini. La cavalleria è schierata al centro e la fanteria sulle ali. Il campo di battaglia è pianeggiante e per i popoli locali questa parte della pianura è tuttora appellata “il Campo del Sangue”.

Resti della antica città di Canne
Resti di Canne della Battaglia

Il Generale Barca sul campo di battaglia

J.B. Claude Richard De Saint – Non in “La Puglia” di Editalia scrive: “Si afferma che questo abile generale non ignorava come ogni mattina al levar del sole su queste pianure e lungo l’Aufidus dominasse un forte vento. Conosciuto, dice Tito Livio, col nome di Vulturno, il cui effetto normale era quello di sollevare turbini di sabbia e di polvere”. Annibale si schiera in modo tale che il suo esercito abbia alle spalle questo vento, che avrebbe poi soffiato in faccia ai Romani. Lo scontro divenne presto una mischia efferata, lo spazio era delimitato dal fiume da un lato e dalla fanteria dall’altro. Al centro i Romani lanciarono i loro giavellotti, mentre Iberici e Galli si avviavano contro gli avversari. Si era arrivati al corpo a corpo.

Colonne megalitiche e ulteriori reperti sul suolo di Canne
Colonne e altri reperti a Canne della Battaglia

La fanteria romana convergeva rovinosamente al centro; e così si trovò accerchiata dalla fanteria africana sui due lati, che ebbe la meglio con un’abile operazione a tenaglia. Morirono oltre 50.000 soldati romani. La strategia di Annibale aveva funzionato. Egli ordina ai battaglioni spagnoli e galli schierati al centro, di simulare di perdere terreno, i Romani cadono nel tranello e si addentrano nelle linee cartaginesi. A questo punto i Romani si ritrovano accerchiati e Annibale ordina a cinquecento combattenti numidi una finta diserzione. Grazie a questa mossa i numidi fecero strage dei Romani, che già erano circondati su ogni lato. Si ringrazia Pino Marchisella photographer per le foto.

Antonella Marchisella

Autore: Antonella Marchisella

Antonella Marchisella è autrice di vari libri: manuali, raccolte di racconti e poesie, monologhi, saggi. Tra gli autori vincitori di vari concorsi di poesia, alcuni suoi testi sono pubblicati anche in antologie poetiche di autori vari. Nel 2018 è coautrice di un libro sul terrorismo e la sicurezza in cui hanno partecipato alcuni tra i massimi vertici della sicurezza italiana ed esperti di settore stranieri. Di lunga formazione umanistica, ha conseguito un Master in italiano per stranieri L2 e ha frequentato corsi in Mediazione Interculturale. Appassionata di lingua italiana, minoranze linguistiche e di beni culturali.
Canne della Battaglia, un sito archeologico di grande interesse ultima modifica: 2019-07-13T09:00:34+02:00 da Antonella Marchisella

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