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Incontrai Carlo Carere a Roma, qualche anno fa. Avevo tra le mani un suo libro – “Acque Letali” – che narrava di una storia vera sul traffico dei rifiuti tossici. Dentro di me riecheggiava quella frase, “Prima che finisca il giorno”, che in verità era una sua sceneggiatura grazie alla quale, nel 2008, vinse l‘Endas International Screenplay Competition. Carlo da allora di strada ne ha fatta tanta, infatti attualmente recita e produce le sue sceneggiature a Los Angeles. In questa intervista parleremo del suo percorso, certamente difficile, ma ricco di soddisfazioni.

Carlo Carere: icona vincente di italiano che trova “fortuna” all’estero

Carlo possiamo affermare che rappresenti il prototipo di italiano che realizza i suoi sogni all’estero. In questo caso in America. Quanto è corretto parlare di “fortuna”?

“Dietro quella parola, “fortuna”, c’è tanto lavoro, impegno, sacrificio, la voglia di emergere e il non darsi mai per perduti. Qui negli USA ci sono molte opportunità, certo, e c’è meritocrazia. Ciò però non toglie che riuscire nel mio lavoro sia difficile. Difficilissimo. A maggior ragione per un immigrato come me che deve confrontarsi con una lingua e una cultura non sua e ovviare a tali svantaggi nel più breve tempo possibile. A ciò aggiungi che ogni attore e sceneggiatore va incontro a un’enorme dose di rifiuti, che sono quasi quotidiani. Ai vari provini fatti nel corso degli anni mi sono sentito dire di tutto. Non ero troppo alto o basso per la parte, non ero abbastanza bello o lo ero troppo, o che avevo un viso eccessivamente pulito, giovane ecc. Mi sono sentito dire di tutto e di più”.

Scena del film Near Death con protagonista Carlo Carere
Carlo Carere sul set di Near Death

“La concorrenza è spietata, su un centinaio di provini ne va forse bene uno. E per ogni 5000 sceneggiature scritte – ci vuole un anno per scrivere una singola sceneggiatura di valore – solo una viene venduta e diventa film. Mai nella mia vita mi ero avventurato in qualcosa di più difficile da perseguire. Ho imparato, tuttavia, che la cosa importante, ancor più che studiare e migliorarsi costantemente, è l’essere in grado di non lasciarsi abbattere. Essere in grado di non voltarsi mai indietro e proseguire per la propria strada senza paura. Portando con sé la consapevolezza che non c’è impresa che non sia possibile realizzare purché lo si voglia davvero”. 

Carlo Carere: da Capitano dei Carabinieri ad attore e sceneggiatore

Nella tua vita precedente, in Italia, eri un Capitano dei Carabinieri. Quando hai avuto il sentore di voler andare altrove e recitare?

“E’ avvenuto gradualmente. La mia passione per la recitazione ha radici lontane. La scoprii quando, in quinta elementare, fui scelto per interpretare il ruolo di Gesù nella recita della scuola sulla vita di Cristo. In seguito, la vita mi ha portato a compiere scelte diverse, diametralmente opposte. L’anima artistica però ha sempre coesistito in me. Persino alla Scuola Militare “Nunziatella”, la “Alma Mater”, in cui ho completato il liceo. Nonostante in essa si vivesse nello stile militare, la poesia e la scrittura erano aspetti importanti, vezzeggiati. E’ lì che inziai il mio primo romanzo. Trattava di un giovane negli anni bui che decide di sfidare il sistema e liberare la sua amante, ingiustamente accusata di stregoneria, dalla grinfie mortali della Santa Inquisizione”.

L'attore italiano con il copione del film Distant Vision in mano
Carlo Carere sul set di Distant Vision

“Poi sono entrato nell’Arma, ove ho vissuto anni intensi, lunghi, pieni di lavoro e dedizione totale. E ai quali va tutta la mia riconoscenza per aver contribuito a farmi l’uomo e l’artista che sono. Mio malgrado, ho lentamente preso coscienza che in quell’istituzione non avrei avuto la possibilità di esprimere il meglio di me. Sentivo che le mie qualità potessero ambire anche ad altro e che vi fossero infinite opportunità. Dunque, quell’anima artistica che da sempre aveva covato in me è riaffiorata, finendo per prendere il sopravvento. Il romanzo cominciato al liceo, tuttavia, non l’ho mai terminato…”.

Carlo Carere, un piacevole connubio di scrittura e recitazione

Come riesci a coniugare la scrittura e gli impegni di recitazione?

“Per come la vedo io, sceneggiare è più facile se si sa anche recitare. Soprattutto nel momento in cui si creano i dialoghi dei protagonisti di una storia. La chiave sta nell’entrare nella loro psiche, viverne emozioni e desideri, come se fosse lo sceneggiatore a doverli interpretare. La scrittura e la recitazione sono due facce della stessa medaglia e coniugarle vien da sé. Ovviamente, quando ho un provino o lavoro su un set smetto di scrivere per un po’. Tuttavia, il bello della scrittura è che lo fai a casa tua, agli orari che vuoi, e puoi organizzarti come desideri. A meno che non scriva sotto contratto, con scadenze urgenti e prefissate. Devo dire, però, che la maggior parte delle mie sceneggiature le ho finora scritte “on speculation”, come si dice qui in USA. Ossia le ho create in modo indipendente per poi venderle e/o produrle successivamente”.

La collaborazione con Francis Ford Coppola

Parlaci della tua esperienza con Francis Ford Coppola

“E’ stata molto edificante. Francis, come tutti i giganti, quelli veri, è una persona umile, calma e compassata. Lui è in grado di ottenere il massimo da attori e troupe attraverso gentilezza, rispetto e autentico carisma. Sul set ci trattava come fratelli e sorelle, e dopo aver comunicato istruzioni precise, ci dava spazio e ci lasciava improvvisare. Fidandosi del nostro estro creativo. Il sogno di ogni attore, credo”.

Carlo Carere insieme a Francis Ford Coppola
Carlo Carere con Francis Ford Coppola ed Erin Muir Carere

“Con lui ho lavorato in un film per la TV intitolato “Distant Vision”, in cui ha utilizzato una tecnica rivoluzionaria, il c.d. “Live Cinema”. Si tratta di trarre il meglio del teatro, del cinema e della diretta TV e metterli insieme. In modo da produrre un ibrido che sia un po’ tutti e tre. In sostanza, una cinquantina di telecamere ci riprendevano mentre provavamo tutte le scene del film. Le ripetevamo alla nausea, in ordine cronologico, quasi fossero prove per un dramma teatrale. Al contempo, la troupe si esercitava a riprenderci, così come si fa su un normale set cinematografico”.

L'attore italiano mentre recita sul set di Francis Ford Coppola
Carlo Carere sul set di Francis Ford Coppola

Le riprese con Coppola…

“Francis, in cabina di regia, faceva il montaggio seduta stante come se si trattasse invece di una diretta sportiva. L’ultimo giorno abbiamo replicato le medesime operazioni. Con la differenza che le riprese sono state trasmesse via satellite, in diretta, in tutta l’America e in alcune parti d’Europa. “Distant Vision” romanza la storia della famiglia di Francis, le cui vicissitudini si intrecciano all’invenzione della televisione. Io interpretavo il ruolo dello zio. Francis ha scritto anche un libro dall’omonimo titolo, e in cui figuro, che testimonia la sua esperienza nella preparazione e nel completamento del film. Sapevi che Riccardo Nuti è suo cugino? Me l’ha detto lui sul set”.

Il trasferimento a Hollywood

Per un italiano, com’è stato trasferirsi in America?

“Come ricominciare da zero. Per la seconda volta dopo aver svestito l’uniforme. Mi sono trovato catapultato in un universo differente, dove poco era come l’avevo conosciuto o imparato. Nuova lingua, nuove usanze e regole diverse. Sono arrivato qui a Hollywood senza conoscere nessuno e privo di un appoggio, ma armato di entusiasmo, fiducia in me stesso e di un buon corso d’Inglese acquistato on-line. Come ogni salto nel buio è stata tostissima all’inizio. Tuttavia a motivarmi c’era la sensazione, poi diventata certezza, che qui avrei avuto l’opportunità di mostrare tutte le mie qualità sulla base del solo mio lavoro. E senza dover scendere a compromessi”.

Film e serie TV

Ci fai una panoramica dei film e delle serie TV a cui hai preso parte?

“La mia prima apparizione in TV è stata nella serie televisiva “Don Matteo”, della quale ho fatto parte per l’intera sesta stagione. Ho lavorato anche nella miniserie “Tutta La Verità”, “Rodolfo Valentino” e in altre fiction. Ruoli piccoli, ma continuativi, che ho ottenuto in pochissimi mesi dopo aver appeso al chiodo l’uniforme da carabiniere. Questi mi hanno consentito di acquisire l’esperienza di operare davanti alla macchina da presa. E ancor di più, mi hanno dato conferma che mi ci sentivo a mio agio. A questo riguardo, permettimi una breve digressione: ho notato che qualche volta gli attori vengono ridimensionati e criticati quali persone brave solo a fingere di essere qualcun’altro. Sono concezioni approssimative. Emozioni, sentimenti e vulnerabilità sono parte costituente della nostra umanità. Eppure, ciascuno di noi tende a contenerli, a nasconderli dietro una maschera dettata dalla cultura, dalle convenzioni sociali e dall’istinto di sopravvivenza”.

Carlo Carere in divisa da Carabiniere
Carlo Carere da Capitano dei Carabinieri in Italia

“Questi moti interiori, invece, rappresentano un bagaglio per l’attore. Quando si recita, la maschera cala, le barriere crollano e si mette a nudo l’anima. Recitare vuol dire vivere. Attore non è chi finge di essere qualcun’altro, ma è chi, nei panni di qualcun’altro, è davvero se stesso. Tornando a noi, qui negli USA, oltre che nel film di Coppola, ho recitato nel mediometraggio thriller “Near Death”, di cui sono protagonista. Il film sta andando attualmente in onda in tutto il Nord America su SHORTS TV, emittente televisiva che trasmette via cavo e via satellite”.

Collaborazioni e Film in Italia

“Mi dicono che i rating sono alti e che stiamo per approdare in tutti gli altri paesi del mondo di lingua inglese. Compresi India e Paesi Bassi. Di recente sono stato scritturato anche per un film italiano, “La Battaglia di Gorthene”, nel quale recito con Franco Nero. Le riprese sono già partite, ma sono state poi interrotte per via dell’emergenza sanitaria in corso”.

Progetti futuri e presente

A cosa stai lavorando attualmente?

“Alla co-produzione di un thriller che ho scritto io stesso, a cui si sono aggiunti produttori importanti. Intitolato “Time Zero”, affronta il rischio terroristico correlato alla gestione degli ordigni nucleari, la bugia del patto politico e il tema della fame del mondo. Il tutto attraverso una corsa contro il tempo che si svolge in una sola location! E quindi dal costo minimo. La protagonista sarà probabilmente una star televisiva e/o cinematografica e farò parte anche io del cast. Non posso dire di più. Inoltre, nel 2021 partirà finalmente la produzione di un’altra mia sceneggiatura, “Mindgate”. Dico “finalmente” perché nonostante l’abbia terminata molto tempo fa – l’ho addirittura concepita quando vivevo ancora a Roma – ci sono voluti anni di sviluppo e duro lavoro per venderla”.

Carlo Carere, italiano d’origine e attore di successo a Hollywood ultima modifica: 2020-07-06T09:43:02+02:00 da Antonella Marchisella

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