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Oltre a essere un evidente strumento di marketing, la pubblicità ci dà un quadro della società che val la pena di analizzare. Il messaggio pubblicitario ha oggi molti più mezzi di trasmissione rispetto al passato in cui la facevano da padrone i manifesti. La Collezione Nando Salce di Treviso, oggi Museo Nazionale della Collezione Salce, ne raccoglie più di 25 mila dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta e sfogliandoli scopriamo molte cose di ciò che eravamo. Il loro archivio è consultabile gratuitamente online e vi assicuriamo che vale la pena darci un’occhiata!

collezione salce dettaglio manifesto storico di dudovic con persone attorno a un tavolo
Dettaglio di M. Dudovic, “Cordial Campari”, Museo Nazionale Collezione Salce, Direzione Regionale Musei Veneto. Su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

Sotto il segno dell’eleganza

È risaputo che la pubblicità ritragga un mondo felice e spesso opulento al quale l’individuo vorrebbe poter appartenere. Questo significa che non sempre i manifesti ci raccontano quello che in tanti eravamo, quanto piuttosto quello che in pochi erano ma che in molti avrebbero voluto essere. Uomini e donne belli, eleganti e raffinati popolano infatti tanti manifesti, testimoniando un mondo roseo e felice che difficilmente poteva appartenere a tutti ma che inevitabilmente accende il nostro immaginario. Basti pensare alle affiches dei famosi Magazzini Mele di inizio secolo, oppure a tutta la cartellonistica legata in special modo ai prodotti di bellezza, alla moda e ai profumi.

collezione salce manifesti
Il manifesto a sinistra: M. Dudovic, “Cordial Campari”. Il manifesto di destra: L. Metlicovitz, “E. & A, Mele & Ci Napoli-Mode e novità”. Entrambi si trovano al Museo Nazionale Collezione Salce, Direzione Regionale Musei Veneto. Su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

I manifesti che non ti aspetti

Alcuni manifesti non potranno non strapparci un sorriso. Alcuni lo faranno grazie ai loro soggetti scherzosi, come la scimmia che si lava i denti del famoso manifesto di Aleardo Terzi del 1914, che pubblicizza una marca di dentifricio. Altri lo fanno perché ci sorprende il modo in cui alcuni prodotti sono pubblicizzati. Sembra quasi un mezzo di gran classe e raffinatezza la bicicletta rappresentata nel manifesto di Alberto Giacomo Spiridione Martini del 1900-1910. Oppure, quanto siamo abituati oggi ad usare le penne a sfera Bic? Eppure nel 1960-62 c’erano dei divertentissimi manifesti colorati che le pubblicizzavano!

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Il manifesto a sinistra: A. Terzi, “Dentol”. Il manifesto di destra: A.G.S. Martini, “Premiata fabbrica biciclette Carlo Menon”. Entrambi si trovano al Museo Nazionale Collezione Salce, Direzione Regionale Musei Veneto. Su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo

Manifesti tra ieri e oggi

Sorprenderà probabilmente molto anche vedere alcuni manifesti soprattutto degli anni ’50 in cui l’osservatore non può che riconoscere elementi assai noti. La Collezione Salce infatti accoglie anche alcuni manifesti della Barilla, della Spic&Span, della Neutro-Roberts (allora solo Roberts). Ancora della Simmenthal, della Nivea, della Cinzano, del Formaggino Mio e del dado Star. Ci sorprende forse la presenza di quel bellissimo manifesto rosso delle patatine Pai in sacchetto datato 1959-1965. Oppure ancora quello di Leon Garù del 1954 che pubblicizza i voli Alitalia. Anche se è passato più di mezzo secolo, a vedere alcuni di questi manifesti sembra che alcune cose siano rimase esattamente le stesse.

#l’Italianelcuore

Come eravamo: la nostra vita nei manifesti pubblicitari ultima modifica: 2020-04-08T09:05:30+02:00 da Giorgia Favero

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