In alcune scuole elementari in Australia, esattamente a Sydney, stanno comparendo i primi “robot-docenti”, dispositivi umanoidi progettati per ascoltare i bambini mentre leggono ad alta voce e offrire loro incoraggiamento e supporto — un’innovazione pensata soprattutto per alunni che fanno fatica con la lettura o si sentono ansiosi di fronte agli adulti.
L’uso di robot- docenti con IA nelle scuole rappresenta una frontiera nuova — e potenzialmente rivoluzionaria — per l’educazione. In casi come quello australiano, i vantaggi emergono con chiarezza: un ambiente meno ansioso per i bambini, un aiuto concreto per chi fatica con la lettura, la possibilità di personalizzare l’esperienza educativa.
Le critiche
Ma non mancano le questioni critiche. In primo luogo, c’è la dimensione etica e relazionale: una tecnologia, per quanto avanzata, può davvero sostituire (o anche solo integrare) la relazione umana che sta al centro dell’insegnamento? Alcuni — criticando iniziative simili in altri contesti — denunciano il rischio di “disumanizzazione” della scuola.
La scuola non deve anestetizzare l’ansia: deve insegnare a gestirla
L’entusiasmo con cui alcuni istituti australiani stanno testando robot dotati di intelligenza artificiale come “compagni di lettura” lascia il tempo che trova. A prima vista, la scena può persino sembrare tenera: un robot che annuisce, cambia colore, emette suoni incoraggianti mentre un bambino legge ad alta voce. Ma dietro questa estetica futuristica si nasconde una pericolosa illusione: quella di poter sostituire la relazione educativa con una simulazione tecnologica. I robot non provano emozioni. E i bambini lo capiscono. Il punto è semplice e imprescindibile: un robot non prova empatia, non sente affetto, non comprende davvero il disagio di un bambino. Può simulare emozioni, può riprodurre sorrisi, può attivare suoni e colori programmati per apparire rassicurante. Ma resta un algoritmo. E i bambini, anche quelli più piccoli, sanno perfettamente distinguere tra un gesto autentico e un espediente artificiale. Affidare parti sensibili del percorso scolastico — come l’apprendimento della lettura, che richiede incoraggiamento, sguardi, presenza emotiva — a un robot significa accettare una versione impoverita, plastificata, dell’educazione. La scuola non deve anestetizzare l’ansia: deve insegnare a gestirla.





