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Quando si parla di vaccini e Coronavirus, non si può non parlare di “apartheid vaccinale”. L’espressione, riportata da Gino Strada, è dell’economista indiana Jayati Gosh, ed è una fotografia molto nitida della situazione che a livello globale si sta verificando nella più grande campagna vaccinale mai esistita al mondo. La lotta al Coronavirus si fa soprattutto con i vaccini, almeno per ora. Ci sono però alcune condizioni necessarie per garantirne efficacia. E’ certamente indispensabile, infatti, che le vaccinazioni corrano – per quanto possibile – più veloci del virus. Ma è altrettanto fondamentale che l’approccio alla lotta contro la pandemia sia uguale in tutti i Paesi, poveri o ricchi che siano. Perché, in un mondo globalizzato, questo è l’unico modo per tutelate la salute di tutti.

Gino Strada vaccini

L’allarme su questa discriminazione fra Paesi poveri e Paesi ricchi viene lanciato da Gino Strada. Il fondatore di Emergency scrive, in un articolo apparso sul settimanale l’Espresso, che i Paesi ricchi, rappresentati dal 14 per cento della popolazione, si sono assicurati il 53 per cento delle dosi di vaccino.

Il Coronavirus ha allargato la forbice tra Paesi ricchi e Paesi poveri

Si sa che l’accesso ai medicinali da parte dei Paesi poveri è un problema tanto drammatico quanto complesso. Stando a quanto riferisce la rivista Un solo mondo, quasi la metà dei Paesi più poveri non ha accesso ai farmaci essenziali. La politica dei brevetti delle case farmaceutiche e i sistemi sanitari poco sviluppati ne sono le cause principali. Lo scoppio della pandemia e la necessità di vaccinare le popolazioni di tutto il mondo hanno allargato questa forbice fra ricchi e poveri.

vaccini

“Il Canada e il Pakistan – denuncia Gino Strada sull’Espresso – hanno avuto lo stesso numero di malati di Covid-19, circa 420 mila. Mentre il Canada si è assicurato dosi sufficienti per vaccinare tutti i suoi cittadini quasi cinque volte, in Pakistan probabilmente solo una persona su dieci verrà immunizzata quest’anno”. Allargando questi numeri a livello globale, si sa che all’inizio di febbraio nel mondo erano stati vaccinati 108 milioni di persone. “ Tra i Paesi più poveri – spiega il fondatore di Emergency – soltanto la Guinea è riuscita a dare il via alle vaccinazioni per 55 abitanti. Proprio 55: non ho dimenticato neanche uno zero”.

Approccio globale alla messa a punto dei vaccini ma non alla vaccinazione di tutto il mondo

La mobilitazione della comunità scientifica internazionale, gli enormi investimenti economici, di competenze e tecnologia sono stati un approccio globale alla pandemia. E questo ha contribuito molto alla messa a punto, in tempi rapidissimi, dei vaccini. Ma, una volta raggiunto il risultato, l’approccio globale alla pandemia si è fermato. “Chi può pagare si aggiudica le dosi di cui ha bisogno mentre molti Paesi poveri non sono in grado neanche di entrare nella contrattazione. La maggior parte di loro riceverà i vaccini attraverso il Covax, un’iniziativa di redistribuzione guidata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con tempi e quantità del tutto inadeguati al raggiungimento di un’immunità significativa in un periodo ragionevole”.

Gino Strada Emergency

Secondo Gino Strada, solo un’equa distribuzione dei vaccini potrà garantire il rispetto dei diritti umani ma anche uno sguardo lungo su questa pandemia. Perché “se le vaccinazioni non procederanno speditamente e diffusamente ovunque, rischieremo che da qualche parte del mondo si sviluppino altre mutazioni del virus che potrebbero rendere inefficaci i vaccini disponibili”.

Aumentare la produzione e abbassare i prezzi per aiutare i Paesi in via di sviluppo

Questo il quadro sanitario. Non meno allarmante è quello economico. Secondo Gino Strada “Alla perdita di tante vite umane si aggiungerebbero anche gli effetti di una enorme crisi economica. Secondo uno studio commissionato dalla Fondazione per la ricerca della Camera di commercio internazionale (Icc), l’economia globale rischia di perdere fino a 9,2 trilioni di dollari se i governi non riusciranno a garantire l’accesso ai vaccini Covid-19 ai Paesi in via di sviluppo”.

boccetta di vaccino

Che fare? “Perché il vaccino sia disponibile per il maggior numero di persone – conclude Strada – è indispensabile aumentare la produzione e abbassare i prezzi. Un risultato che potrebbe essere raggiunto se le regole che tutelano la proprietà intellettuale venissero – almeno temporaneamente – sospese … O se le farmaceutiche concedessero licenze ad aziende terze”. L’obiettivo da perseguire è “un equo accesso ai vaccini”. Ci stanno lavorando da tempo coalizioni di attivisti e di organizzazioni internazionali, in prima fila la stessa Emergency.

Gino Strada: un equo accesso ai vaccini per vincere la pandemia ultima modifica: 2021-02-19T12:30:00+01:00 da Cristina Campolonghi

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