Nella nostra terra di Ciociaria ogni festività ha sempre avuto la caratteristica d’essere festeggiata con manifestazioni popolari vissute in piazza tra processioni e bande; canti e balli tradizionali come l’immancabile “saltarello”! Fino alla fine dell’ottocento e anche agli inizi del novecento, nei paesi di Ceccano, Morolo, e Pofi, durante il giovedì grasso si organizzavano delle corride.
Erano organizzate delle vere e proprie corride popolari non molto dissimili dalla mitica e famigerata corsa dei tori di “Pamplona”; città che ogni anno si riempie di migliaia di turisti, i quali da ogni parte del mondo per vivere il pericolosissimo, ma estremamente affascinante spettacolo!
Giovedì grasso in allegria a Frosinone
Lo stesso Hemingway, colpito dalla corsa sfrenata ai limiti tra il coraggio e la follia, nella quale si calò completamente alla ricerca di umori mediterranei; scrisse il suo mitico romanzo “Fiesta”, regalando a Pamplona un altro pizzico di leggenda. La nostra manifestazione Ciociara, si chiamava invece: “Caccia alla Bufala”! Si trattava di una sorta di giostra del tutto simile a quelle ispaniche, infatti tale tradizione era legata alle corride; importate dalle truppe spagnole, che per moltissimo tempo presidiarono la zona influenzandola culturalmente.
Per consentire lo svolgersi della manifestazione, un lungo tratto dell’arteria più importante del paese veniva chiusa e vi si trasportava una bufala. L’animale veniva letteralmente imbestialita da gruppi di ragazzi temerari, che agitavano in aria fazzoletti rossi e che pungolavano l’animale con lunghe pertiche acuminate; procurando delle ferite superficiali, sufficienti a far infuriare la bestia.
La bufala e il giovedì grasso
La bufala, ferita, spaventata, completamente disorientata dalle grida della folla esaltata dallo spettacolo e impaziente di vedere compiersi il rito; soprattutto aizzata dagli abili giostratori, con ripetute cariche a capo basso, si scagliava contro questi ultimi. Costoro cercavano scampo dalle incornate, arrampicandosi sulle palizzate tirate su lungo il percorso.
Quando infine la bestia infuriata e ferita stava per raggiungerli, veniva distratta da altri giostrai usando sempre lo stesso rituale. Sprezzanti del pericolo, i ragazzi affiancando talvolta la bufala, correvano lungo la via più volte, fino allo sfinimento. Alla fine della “giostra”, l’animale era abbattuto e la carne data al popolo. La “Festa della Radeca” è senz’altro una delle più significative della Ciociaria e nel corso del tempo, ne ha portate altre con sé!
Il Martedì grasso Frusinate; toccata dello straniero e botte da orbi sulla zucca!!
Durante l’ottocento, l’ultimo giorno di Carnevale, caratterizzato non solo da sfilate di carri allegorici; vedeva anche quasi ogni cittadino portare in giro in trionfo per la città una foglia di agave o anche di aloe. Con la foglia si doveva toccare e battere la spalla di uno straniero, per poterlo così ammettere alla festa. In tal modo lo straniero era partecipe dei festeggiamenti e delle grandi mangiate e bevute.
Il corteo rappresentante la rivolta di Frosinone contro le truppe francesi, in tal modo si allargava sempre di più di gente festante. I malcapitati subivano delle sonore randellate assestate sulla testa perché rappresentavano i nemici, e quindi sui loro “kepì”. Nella tradizione, con quel gesto di impartivano sonori colpi di “radeca”, vere e proprie (mazzate) sulle bombette, o su qualunque altro copricapo dei poveretti, che le prendevano sul serio di santa ragione!
Filastrocca frusinate
Carnevale vecchie i pazze
s’è impegnate glie catenacce
i la moglie pe’ dispette
s’è impegnata glie scallalette
i glie figlie pe’ dulore
s’è impegnate glie casarole



