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Ha conquistato New York coniugando bravura e talento nel suo lavoro con il Made in Italy, che fa parte di molti suoi progetti. Dalla provincia di Cosenza alla Grande Mela il suo è uno dei nomi maggiormente richiesti nell’architettura d’interni. Stiamo parlando di Giuseppe Samà, architetto quarantenne, che ha di recente ultimato l’arredamento di una residenza di lusso all’interno del grattacielo progettato da Renzo Piano il 565 Broome SoHo.

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa su di lui, sul suo lavoro, e sul suo amore per la Calabria e per l’Italia. Dopo tanti viaggi, tra Italia e America, e l’incontro con un italo americano che ha creduto in lui, ha deciso di trasferirsi nella Grane Mela. Giuseppe Samà è senza dubbio una delle tante eccellenze del nostro Paese. Ha aperto il suo studio di design “Giuseppe Samà Architect” ed è molto richiesto. Ma ha mantenuto la semplicità e l’umiltà che sono non comuni in chi raggiunge grandi risultati come i suoi.

Giuseppe Samà
Un primo piano dell’architetto che dal 2016 vive e lavora a New York

Giuseppe Samà, dalla Calabria all’America, raccontaci il tuo percorso professionale. Quali difficoltà ci sono state e perché hai lasciato l’Italia?

“Una volta finito il liceo Artistico non sapevo davvero che percorso di studi intraprendere all’Università – racconta Giuseppe Samà-. Alla fine, il giorno prima della data di scadenza per le iscrizioni, decisi di optare per architettura a Roma. Dopo essermi laureato ho deciso di fare un Master di II Livello in restauro monumentale sempre a Roma. Contemporaneamente al master ho iniziato a fare delle esperienze lavorative presso uno studio di architettura, quindi alternavo studio e lavoro. Dopo alcuni anni mi sono trasferito in Calabria aprendo il mio studio di architettura. Nonostante le diverse difficoltà lavoravo in Italia, ma il desiderio di imparare sempre più e l’ambizione erano troppo forti da spingermi oltre i confini italiani. In Italia purtroppo la burocrazia ti uccide. Troppe carte, troppe autorizzazioni, e soprattutto troppo lenta. Così, dopo aver fatto diversi anni tra l’Italia e New York, nel 2016 ho deciso di trasferirmi”.

Uno degli appartamenti realizzati nella Grande Mela
Un particolare di uno dei recenti lavori realizzati dall’architetto

“All’inizio è stata davvero dura, mi sentivo da solo e la voglia di tornare in Italia era sempre lì presente – aggiunge Giuseppe Samà-. Venire dalla Calabria e trovarsi in una grande metropoli come New York non è per nulla facile. Ho sofferto tanto ma ho tenuto duro come solo noi italiani, soprattutto calabresi, siamo abituati. I primi due anni e mezzo ho avuto ritmi molto alti e stressanti, arrivavo a dormire solo alcune ore al giorno pur di completare i progetti. Ora ho abbassato notevolmente le ore di lavoro, da 16-17 ore dei primi anni sono passato alle 10-11 ore. Questo perché ho avuto la possibilità di assumere 4 persone vista la mole di lavoro”.

Giuseppe Samà perché hai scelto New York, cosa ti affascina di questa città?

“Dopo aver fatto il mio primo viaggio a New York nel 2006 me ne sono follemente innamorato – rivela l’architetto calabrese-. Questo feeling lo può capire solamente chi ci è stato a New York. Non si può spiegare a parole. Totalmente diversa dall’Italia, New York ha un fascino incredibile. Quello che più mi piace di questa città è che ti trasmette un’energia unica che ti spinge sempre più a fare meglio per affermarti. Quando cammini tra i grattacieli ti senti parte di un film. Ti fa sentire importante anche se non lo sei”.

Quali progetti hai realizzato nella Grande Mela, Giuseppe Samà, e a quale sei più legato?

“Ho realizzato diversi progetti, dal residenziale al retail, passando per ristoranti e centri benessere – spiega Giuseppe Samà-. Il progetto a cui sono più legato è proprio uno degli ultimi realizzati. Una residenza di lusso all’interno del grande grattacielo progettato dal nostro amazing Renzo Piano, il 565 Broome SoHo”.

Parlaci del tuo ultimo lavoro

“Il mio ultimo lavoro è in corso e si tratta di una residenza con vista su Central Park – chiarisce Samà-. Non voglio dire tanto a riguardo perché voglio che siano le immagini del progetto finito a parlare. Posso dire solo che sarà molto cool con l’utilizzo di diversi materiali che combinati tra loro, le finiture e i colori rendono questa residenza molto particolare ed elegante allo stesso tempo. Il tutto ovviamente con prodotti Made in Italy”.

Giuseppe Samà a lavoro in un cantiere
L’architetto calabrese in un cantiere di lavoro

E proprio la scelta del Made in Italy fa la differenza nel suo lavoro. Cerca sempre di utilizzare prodotti italiani e di coinvolgere aziende della sua Calabria. Come avvenuto nel suo ultimo lavoro al grattacielo Broome SoHo.

Significativi il tuo impegno e aiuto per le aziende italiane durante il Covid. Raccontaci cosa hai fatto?

“Io mi definisco un malato del prodotto Italia in generale – ammette Giuseppe Samà-. Dal design al food alla moda è tutto sempre Made in Italy per me. In tutti i miei progetti utilizzo sempre i prodotti italiani. Dagli arredi, alle tende fino all’illuminazione, dai marmi alle mattonelle. Stiamo parlando di milioni di dollari di ordini fatti ad oggi. Non posso fare nomi ma stiamo parlando dei top brands a livello mondiale. Avrei potuto contattare direttamente le aziende produttrici per gli ordini ma ho fortemente voluto utilizzare aziende calabresi per fare il tutto. Nel mio piccolo voglio contribuire alla crescita dell’economia italiana ma soprattutto quella della Calabria”.

Che differenze ci sono tra l’Italia e l’America e che riscontri nel tuo lavoro?

“Le differenze sono tante – aggiunge -. Qui c’è molta meno burocrazia, il sistema è totalmente diverso. Tutto è molto più easy. Qui c’è molta meritocrazia e non esiste l’invidia. Se tu vali sei una grandissima risorsa per l’azienda e ti premiano per i risultati raggiunti. Non ti vedono come un possibile concorrente ma come un punto di forza su cui puntare. Puoi essere anche il figlio del senatore di turno, ma se non produci per l’azienda te ne mandano via. Dal punto di vista burocratico tutto è molto più veloce. Per avere un progetto approvato e ottenere il relativo permesso per costruire in media passano due settimane.

Un ristorante realizzato dall'architetto
Un altro lavoro completato dall’architetto calabrese

Solo per i grattacieli richiede un po’ di più tempo e nonostante tutto rimaniamo sempre al di sotto della media italiana per un progetto di una semplice casa. La legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro è molto severa e rigida e tutti, ma proprio tutti, la rispettano. Qui i clienti ti danno carta bianca. Loro non hanno tempo per stare dietro al progetto. Vogliono solo degli aggiornamenti su come procede il progetto e quindi il risultato finale. Si fidano tanto dell’architetto/designer. Ovviamente l’America non è perfetta, ha anche i suoi tanti difetti. Vedi il problema delle armi o il problema del razzismo solo per citarne alcuni”.

Cosa ti manca dell’Italia? E torni spesso nella tua terra?

“Io porto l’Italia e soprattutto la Calabria nel mio cuore – osserva Giuseppe Samà-. Dell’Italia mi manca tanto. Dai momenti trascorsi insieme alla famiglia o agli amici. Qui a NY il tempo sembra non essere mai abbastanza. Non esiste che tu chiami un amico per dirgli “Se sei a casa passo a prendere un caffè”. Manca il mio bel mare di Calabria con le sue splendide giornate, soprattutto d’estate. Qui le temperature d’inverno arrivano anche fino a 20° sotto lo zero. Per quanto NY si sia educata tantissimo riguardo alla cucina italiana, si trova e cucinano quasi tutto, non credo potrà mai essere ai livelli dei ristoranti italiani”.

“Appena ho la possibilità di farlo torno in Italia, soprattutto in estate – spiega -. Quando passa troppo tempo che non vado cerco di far venire la mia famiglia qui. Quest’anno il Covid-19 non mi ha dato modo di andare”.

Quali progetti per il tuo futuro?

“Siamo solo all’inizio- dice -. Per il futuro bisogna continuare a lavorare duro, studiare, imparare e crescere sempre più rimanendo però sempre umili e promuovere sempre di più ciò che all’Italia riesce meglio, la sua infinita bellezza”.

Intervista a Giuseppe Samà, eccellenza italiana nell’architettura newyorkese ultima modifica: 2020-09-12T15:07:00+02:00 da Federica Puglisi

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