A New York come a Londra, c’è la fila davanti alla vetrina del gelato artigianale italiano.
Lo riconosci prima ancora di assaggiarlo. Ha una consistenza densa e vellutata, si scioglie in bocca lentamente. Nasce da una ricetta artigianale, spesso tramandata in famiglia. Viene prodotto in piccole quantità, giorno per giorno. Conservato a una temperatura più alta rispetto al gelato industriale, proprio per mantenere intatta la sua morbidezza. Il gusto è diretto e riconoscibile, perché ogni ingrediente resta protagonista invece di scomparire dietro aromi e coloranti. È un prodotto fresco, stagionale, fatto per essere consumato in giornata.
A Brooklyn la storia più raccontata è quella di Alessandro Trezza. Arrivato a New York nel 2012 con l’idea, allora quasi ingenua, di aprire una gelateria che lavorasse solo materie prime fresche, senza basi surgelate importate dall’Italia. Oggi, quella scommessa è diventata un piccolo gruppo di ristorazione con novanta dipendenti tra la gelateria originaria e i locali nati intorno a essa, come il ristorante Have & Meyer a Williamsburg. Poco distante, altri due fratelli, Francesco e Fabio Cataldo, hanno scritto una storia simile partendo da Bari. Nel 2014 hanno aperto a Williamsburg la prima Gelateria Gentile. Oggi le insegne a Manhattan sono già cinque, tra West Village, Nolita e Upper West Side, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a dieci-dodici punti vendita in tutto lo Stato di New York.
A Londra la storia è iniziata prima. Nel 2004, quando Christian Oddono ha aperto a Kensington la prima gelateria Oddono’s, lavorando bacche di vaniglia del Madagascar, cioccolato francese e pistacchi siciliani. Vent’anni dopo è ancora uno dei nomi di riferimento in città. Accanto a lui è cresciuta Gelupo, legata al ristorante Bocca di Lupo. Più di recente Wave Gelato, nato da un carretto di due giovani italiani e diventato nel 2023 il miglior gelato emergente del Regno Unito.
Dietro ogni vetrina c’è quasi sempre la stessa biografia. Un italiano che ha imparato il mestiere da un genitore o da un nonno, spesso in una gelateria di paese, e che lo ha portato intatto dall’altra parte del mondo. È il caso di Antonio, calabrese, gelataio a Londra, che ripete ancora oggi i gesti imparati guardando suo nonno lavorare. Quello che colpisce, a New York come a Londra, non è solo il gusto. È il modo in cui il gelato artigianale italiano è diventato un ambasciatore dell’Italia. In un mondo sempre più globalizzato e di gusti standardizzati, la scelta di continuare a fare il gelato come lo si faceva nel retrobottega di famiglia è diventata, quasi per caso, una strategia vincente.
Dietro il successo commerciale, dunque, resta una storia semplice. Quella di persone partite con un’idea precisa in testa e la voglia di non tradirla, anche a migliaia di chilometri da casa.Ogni cucchiaino venduto a New York o a Londra porta con sé, un pezzo di quella storia.