Il Monastero di Santa Chiara di Napoli nasce come cappella di corte, luogo deputato alle manifestazioni religiose e civili durante la dominazione angioina. A volere l’importante edificio il re Roberto d’Angiò con la regina Sancia di Maiorca, la sua seconda moglie. I due sovrani desideravano infatti una cappella di corte degna del loro rango da dedicare al Santissimo Sacramento. Oltre alla cappella è stato pensato un convento francescano per accogliere i frati che si occupavano delle funzioni liturgiche e un monastero per l’ordine di clausura delle Clarisse. Il monumentale complesso composto da chiesa, monastero, chiostro e torre campanaria, ha preso il nome di Santa Chiara proprio dalla presenza delle suore claustrali.

monastero santa chiara - l'affresco sulla vita claustrale

La storia

La costruzione del complesso monumentale è iniziata nel 1310 ed è stata ultimata nel 1328. La chiesa, costruita da Gagliardo Primario, ha una sola navata con dieci cappelle per lato. Nell’edificio sacro sono sepolti i regnanti della casa angioina e i più importanti dignitari di corte. Imponente il sepolcro di re Roberto realizzato dagli artisti fiorentini Giovanni e Pacio Bertini, autori anche dell’altare maggiore e del pulpito.

monastero santa chiara - il trono del re sovrasta l'altare

Successivamente anche i Borbone sono stati sepolti tra le mura dell’edificio sacro. Poche sono le testimonianze sugli straordinari affreschi di Giotto e degli apprendisti facenti parte della sua bottega napoletana. Per oltre quattro secoli il complesso di Santa Chiara resta immutato così come l’avevano concepito gli Angioini. Nel 1742 Ferdinando Sanfelice e Domenico Vaccaro iniziano a lavorarci insieme ad un gruppo di decoratori e architetti. La costruzione medievale viene arricchita da abbellimenti barocchi. Nel 1943 i bombardamenti della Seconda guerra mondiale distruggono la chiesa che, attualmente, ha recuperato l’originario aspetto medievale.

 Il Chiostro

Il Chiostro di Santa Chiara è un’oasi di pace e tranquillità nel cuore di Napoli. Della costruzione originaria è rimasto il colonnato con 66 archi. Il giardino, così come si presenta oggi, è stato voluto dalla badessa Ippolita Carmignano ed è stato realizzato da Domenico Vaccaro.

monastero santa chiara - un'immagine del chiostro tra giardini e colonne

L’area verde ha quattro grandi aiuole, suddivise a loro volta da vialetti interni con 64 pilastri impreziositi da maioliche dipinte a mano. La decorazione maiolicata è opera degli artigiani Donato e Massa. Si tratta di maioliche policrome che ben si intonano con la natura circostante. Parte del giardino è all’italiana, con siepi e fontane; un’altra zona è dedicata alla coltivazione.

Il Museo

Il Museo di Santa Chiara ha quattro sale espositive: la Sala Archeologica con i reperti ritrovati durante gli scavi; la Sala della Storia dove vengono spiegati tutti i cambiamenti artistici vissuti dal complesso monumentale; la Sala dei Marmi e la Sala dei Reliquiari dove sono esposte pregiate urne sacre.

monastero santa chiara - il museo racchiude la storia dell'antica costruzione

Il Museo, aperto nel 1995, espone molti reperti provenienti dalle varie costruzioni di tutto il complesso monumentale. Tra le tante opere il trecentesco Fregio di Santa Caterina dei fratelli Bertini e l’Ecce Homo di Giovanni da Nola, uno dei più rinomati scultori del Cinquecento napoletano.

L’area archeologica e il presepe del Settecento

Il complesso monumentale presenta anche un’area archeologica con una zona termale risalente al I secolo d. C. scoperta nel Dopoguerra. All’interno del monastero vi è anche uno dei presepi realizzati a Napoli durante il regno di Ferdinando IV di Borbone.

monastero santa chiara - il presepe del Settecento

Nel rispetto della tradizione presepiale partenopea, la rappresentazione sacra è ‘abbracciata’ idealmente dalla vita dei quartieri dell’antica Napoli. La Natività è posta al centro della scena ed è collocata in un monumento romano diroccato. Immagine emblematica che sta a significare la nascita della nuova era cristiana sulle macerie del paganesimo. L’allestimento è realizzato in cartapesta, sughero e legno; i pastori sono fatti di ferro filato, stoppa e terracotta.

La famosa canzone

Munasterio ‘e Santa Chiara è il titolo della famosa canzone dedicata al suggestivo e antico complesso napoletano. Il brano viene lanciato nel 1945 da Giacomo Rondinella e, poi negli anni, viene ripreso con gran successo da tanti altri artisti come Roberto Murolo, Claudio Villa, Peppino Di Capri e la stessa Mina. Protagonista della canzone un emigrante che esprime con toni accorati il desiderio di ritornare nella sua Napoli, temendo di ritrovarla in macerie dopo il terribile conflitto bellico. Il monastero di Santa Chiara, distrutto dalle bombe, anche grazie a questa struggente melodia diventa così il simbolo di tutta una nazione che vuole risorgere dopo aver vissuto l’orrore della guerra. 

Il Monastero di Santa Chiara, arte e storia antica nel cuore di Napoli ultima modifica: 2019-03-13T09:00:18+02:00 da Maria Scaramuzzino

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