L’Italia è una terra che nasconde molti tesori. Dalle chiese, ai dipinti, dalle vallate alle montagne la nostra penisola è ricca di una notevole varietà di beni dal valore inestimabile. Ma non è tutto. A integrare il già vasto patrimonio culturale arrivano i muretti a secco. Diffusi in diverse zone d’Italia è il Mezzogiorno ad ospitarne il maggior numero. Da poco proclamati patrimonio immateriale dell’umanità raccolgono tutta l’abilità del saper fare di un tempo. Proviamo allora a conoscere più da vicino questa antica produzione dell’uomo.

La tecnica e le sue origini

Come nascono i muretti a secco? Lo dice il nome stesso. Accatastando pietre una sull’altra senza impiego di malta o altro materiale legante. Detto così può sembrare semplice ma affinché si ottenga una struttura solida occorre molto di più. Anzitutto le pietre vanno modellate così che si incastrino tra loro.

muretto a secco per delimitare

Si procederà poi a realizzare due file, una interna e una esterna, riempiendo lo spazio intermedio con pietre di minor dimensione. Severamente vietato l’utilizzo di terra. Il perché è facilmente intuibile. Alle prime piogge verrebbe portata via dall’acqua con conseguente cedimento del muretto. Inoltre la forma. È importante che la struttura risulti più larga alla base e più stretta in cima esattamente come per un trapezio. Ma quando nasce quest’arte? Bisogna fare un bel salto indietro nel tempo. È l’uomo del Neolitico il primo a praticare queste costruzioni. Va detto che quello fu un periodo rivoluzionario: l’agricoltura, l’allevamento, i villaggi stanziali, la tessitura. Ed è proprio preparando i terreni alla coltivazione che l’uomo scova e ammonticchia una gran quantità di pietre. Per farne cosa? Sicuramente recinzioni per delimitare campi e villaggi ma anche sepolture.

Numerosi impieghi

In Italia la tradizione dei muretti a secco è presente da nord a sud. Dal Trentino passando per la Toscana sino alla Puglia per arrivare alle isole di Sardegna e Sicilia. Ma è sicuramente il Meridione a meritare il titolo di Regno dei muretti a secco. Immaginiamo di fare un tour tra queste regioni.

trullo a secco

Certamente saremmo stupiti da una tecnica che trova spazio in diversi impieghi. Nella stupenda Costiera Amalfitana i muretti a secco delineano i confini dei limoneti. In Puglia sono presenti nei trulli, nelle storiche masserie e a perimetro degli uliveti. Calabria e Sicilia li vedono a sostegno dei terrazzamenti specie per la coltura della vite. In Sardegna poi possiamo addirittura vederli in una costruzione più che antica: i nuraghi.

L’importanza e il valore

Se è vero che i muretti a secco possono essere utilizzati per diversi scopi, altrettanto veri sono i significati che questi hanno sull’ambiente. Indubbiamente si presentano ai nostri occhi in un armonioso intreccio con la natura. Corrono tra le colline e le montagne descrivendo un rapporto quasi simbiotico con il paesaggio che tanto piace alla vista. Possiamo quindi affermare che c’è un valore estetico: il gusto del bello.
Ma hanno anche un significato di cui beneficiano animali e piante. In che modo? Proprio la tecnica con la quale sono costruiti attira numerosi animali che qui trovano un ospitale rifugio. L’umidità dell’aria condensa tra le pietre divenendo meta preferita per gechi, lucertole, anfibi e molti altri. Un microclima perfetto tanto in estate quanto in inverno che favorisce biodiversità e agricoltura.

Lucertola e muro a secco

In antichità le donne raccoglievano dai muretti a secco menta, malva e anche la “pianta dei lumini” utilizzata per farne gli stoppini delle candele. Quest’arte inoltre ci regala un ulteriore vantaggio a tutela dell’uomo e della conservazione dell’ambiente. Combatte l’erosione ma anche la desertificazione delle terre, previene frane e valanghe. Un vero trionfo di qualità.

Il riconoscimento Unesco in Italia e nel mondo

Lo scorso novembre i muretti a secco trovano il riconoscimento Unesco in tutti quei paesi che ne hanno presentato la candidatura. Non solo Italia ma anche Cipro, Grecia, Croazia, Svizzera, Francia e Spagna. La diffusione di questa tecnica nella zona mediterranea sarebbe forse dovuta agli spostamenti umani. Pratica fortemente usata in epoca romana diffonde presto in molti luoghi del vasto Impero. Così è per il “murus gallicus” che i Celti costruivano a protezione dei villaggi. Ed ecco la tradizione proseguire nel tempo, tramandata da una generazione all’altra arriva perfino ad attraversare l’Atlantico. È in America Latina che si trovano infatti le grandi piramidi a gradoni. Non un luogo quindi ma l’apprezzamento di un’arte antica, espressione dei primi manufatti umani. Il muretto a secco è storia, tradizione, arte e cultura.

Sabrina Cernuschi

Autore: Sabrina Cernuschi

Laureata in Scienze Storiche lavoro da anni nel campo della didattica culturale. Amo curiosare dietro i perché delle cose per scoprirne le origini, le storie e rimanerne entusiasta un po’ come capita ai bambini quando esplorano! Per questo prediligo scrivere articoli a tema cultura: sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo su cui indagare!

Il Sud Italia Regno dei muretti a secco: Patrimonio Unesco dell’umanità ultima modifica: 2019-01-08T09:00:26+02:00 da Sabrina Cernuschi

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