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“In Minor Keys”: la Biennale Arte di Koyo Kouoh

E’ stata una presentazione insolita quella della prossima Biennale Arte 2026 che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre nei consueti spazi dei Giardini, dell’Arsenale e in diverse altre sedi di Venezia. Insolita e intensa, a causa dell’improvvisa scomparsa della curatrice Koyo Kouoh, avvenuta il 10 maggio scorso. La “sua” Biennale comunque si farà e ieri ne è stato svelato il titolo, In Minor Keys: breve, essenziale, testimonianza di quelle che erano le sue idee sull’arte e del lavoro che Kouoh ha svolto con dedizione, fino all’ultimo, dopo la sua nomina a Direttore Artistico della 61. Esposizione Internazionale d’Arte. Era il 5 novembre dello scorso anno.

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Koyo Kouoh (credit Mirjam Kluka)

Ma già da metà ottobre, quando aveva dato la piena disponibilità al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, Koyo Kouoh aveva cominciato a lavorare intensamente allo sviluppo del suo progetto curatoriale. Definendone il testo teorico, selezionando gli artisti e le opere, individuando gli autori del catalogo, determinando l’identità grafica della Mostra e l’architettura degli spazi espositivi, dialogando con gli artisti invitati a partecipare. Un grande lavoro in un breve arco di tempo, che la Biennale di Venezia porterà a compimento così come l’aveva pensato lei, con il contributo di quelle figure professionali che la curatrice stessa aveva scelto e coinvolto personalmente. Le advisor Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Helene Pereira e Rasha Salti, l’editor-in-chief Siddhartha Mitter, l’assistente Rory Tsapayi. Sono stati proprio questi suoi collaboratori a parlare della Biennale Arte di Koyo Kouoh, usando le sue parole. Quasi un testamento.

Il “testamento” di Koyo Kouoh

La manifestazione sarà un invito e un monito a rallentare il passo e a sintonizzarsi con le tonalità minori. Quelle che nella musica si traducono per esempio nel blues, e che nella vita rappresentano gli universi intimi che ci sostengono nei momenti bui. La prossima Biennale Arte partirà da questi indizi, facendo delle tonalità minori melodie di mondi risonanti per realizzare una partitura collettiva, un’assemblea polifonica dell’arte. Partendo da una profonda fiducia negli artisti, canali verso e tra quelle tonalità minori. Mescolando coesione e dissonanza. Sollecitando tutti i sensi. Non sarà una litania di commenti su eventi mondiali ma un susseguirsi entusiasmante di viaggi che parleranno al visitatore.

La “sua” Biennale comunque si farà

I Minor Keys di Koyo Kouoh erano emersi già nel suo primo incontro con il presidente Buttafuoco che proprio ieri ha ricordato il profondo radicamento della curatrice “In una storia fatta di sentimenti, di pratica del bello e dell’arte. Abbiamo deciso, anche in accordo con la sua famiglia, di andare avanti. Il suo lavoro preparatorio è già un progetto che noi realizzeremo così come l’ha immaginato. E lei sarà presente a suggerire la strada”. Cosa sarà dunque la Biennale Arte 2024? La risposta forse si trova in queste parole lette dal suo assistente Rory Tsapayi e che Koyo Kouoh avrebbe voluto condividere proprio in occasione della presentazione del suo progetto: “Abbiamo bisogno di amare, ballare, fare e dare cibo, della radicalità della gioia: il momento è arrivato”.

(foto in evidenza: i collaboratori di Koyo Kouoh alla presentazione della Biennale Arte 2026, crediti Andrea Avezzu Courtesy of La Biennale di Venezia)

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