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Tempi duri quelli che stiamo vivendo. Tempi di paure non bene identificate, ma soprattutto di ritiro dalla vita. E’ l’inerzia psichica il pericolo maggiore, ancor più di quello della morte fisica. Ma tornare a vivere è possibile, possiamo farlo in ogni istante. In fondo, ”la paura reale di essere contagiati viene dalla voglia di vivere”. Ne parliamo con lo psicoanalista Sarantis Thanopulos.

Il virus covid-19: cos’è davvero per la nostra psiche

Sarantis che cos’è il coronavirus per la mente dell’individuo? “A un livello cosciente è un pericolo reale per la nostra salute fisica. Finché persiste, ha conseguenze psichiche molto importanti. Rende incerta, precaria la nostra rappresentazione della realtà (interna ed esterna) e del nostro rapporto con il mondo. Penso che una grande difficoltà che abbiamo in questo momento – a partire da chi della crisi sanitaria si occupa – cercando di trovare una soluzione, è la mancanza di uno sguardo globale. A causa delle difficoltà tecniche ma anche per l’ansia e la pressione emotiva in cui ci troviamo”.    

persone che si toccano attraverso un vetro in inerzia

“Non si capisce bene, per fare un esempio, perché ancora non si sono fatti tamponi su un campione ampio di popolazione e statisticamente valido. In loro assenza è difficile avere una chiara idea sulla diffusione e sulla aggressività del virus, e si resta prigionieri dei casi più devastanti. Anche il tasso di letalità potrebbe cambiare significativamente se avessimo un’idea più precisa del numero degli effettivamente contagiati. E non solo delle situazioni più gravi. Seppure uno screening adeguato richiederebbe uno sforzo organizzativo più che economico, non proibitivo, vista la posta in gioco. Penso che ciò a cui assistiamo è un disorientamento preoccupante sulla gestione della crisi affidata a una quarantena necessaria, ma temo approssimativa nella sua impostazione”.

Inerzia affettiva e la paura cosciente che fa parte dell’amore

La paura cosciente nei confronti del virus è sana, fa parte dell’amore per la vita e per la sua bellezza con tutto il dolore e l’infelicità che ci sono in essa” – continua Thanopulos. “Tuttavia, come tutte le paure coscienti che hanno un oggetto riconoscibile e un fondamento reale, riattiva delle paure inconsce. Esse sono radicate nella nostra infanzia e se irrisolte possono prendere il sopravvento. La paura del contagio richiama la paura del coinvolgimento erotico, affettivo e mentale con l’altro. Il timore (a volte terrore) di essere coinvolgenti o essere coinvolti, legato alle ferite che le nostre passioni hanno causato (o abbiamo pensato che hanno causato) ad altri o alle ferite che abbiamo subito, nelle fasi iniziali della nostra vita. C’è da dire che il legame simbolico inconscio tra contagio e coinvolgimento presente nel mondo interno è diffuso nella nostra società xenofoba, che teme le migrazioni come se fossero infezioni”.  

Inerzia è vivere in un presente permanente

“L’individuo isolato vive in un presente permanente, ha dimenticato l’ieri e non si preoccupa del domani”. “Pensiamo un po’ a ciò che accade con la  campagna in difesa della quarantena. A tutta l’importanza che si dà alla comunicazione remota che non è presentata come temporanea necessità, ma come normalità. Dunque, non come succedaneo, bensì come equivalente della comunicazione ravvicinata, del contatto vivo. Tutto questo è giustificato dal fatto che sempre di più nella nostra vita le relazioni virtuali sono diventate antagoniste della realtà. Sempre di più viviamo isolati l’uno dall’altro, senza accorgersene, viviamo nella rete globale dei grandi spazi e dei grandi numeri. Senza la necessaria mediazione dei piccoli spazi di incontro, che mi piace chiamare “spazi di conversazione”. I luoghi che rendono i nostri contatti personali adatti alla fecondazione reciproca dei sentimenti e dei pensieri”.

Ragazza si dispera per inerzia

Si può parlare di moltitudine di monadi non comunicanti in cui la solitudine diventa desolazione. L’effetto depressivo generato da questa situazione, scoraggiando la sedimentazione delle emozioni e delle idee, porta a comportamenti antidepressivi. Conduce a reazioni impulsive che cercano la scarica delle proprie emozioni o l’eccitazione. Spinge a dirsi presenti nelle piattaforme impersonali della comunicazione con la prima emozione o la prima idea che viene in mente. Seleziona dentro di noi reazioni elementari, omologanti che vivono nel qui e ora dell’impulso da cui sono nate. Il passato (la sedimentazione dello sguardo di prima che dà senso e profondità all’esperienza vissuta) e il futuro (guardare alla vita con la meraviglia, intuitiva e inquieta, di cui è capace uno sguardo “vissuto”  quando è in grado  di guardare le cose come se le vedesse per la prima volta) sono tagliati fuori“.       

La quarantena psichica di cui non si parla  

“Esiste una strisciante, silenziosa, contagiosa quarantena psichica, una paura del contatto vero con gli altri, dello scambio profondo con loro” – spiega Thanopulos. “E’ coperta da diverse giustificazioni ideologiche o semplicemente diventata un’abitudine, un vivere nella distrazione nei nostri confronti e della vita. Oggi questa quarantena riceve un grande rinforzo dalla quarantena fisica e un’importante legittimazione. Mi ha colpito molto il ripetuto richiamo del governo ad abbandonare momentaneamente le nostre abitudini. Come se il vivere vero, il contatto reale tra le persone e i loro sentimenti, l’incontrarsi, il darsi la mano, il far l’amore, il viaggiare, fossero “abitudini”. E non manifestazioni irrinunciabili del nostro vivere. Parlando di abitudini, si parla di comportamenti. E siccome niente è più manipolabile dei comportamenti si rischia di restare intrappolati nella logica dell’emergenza: della sospensione dei rapporti veri”.

L’inerzia, il ritiro dalla vita e come ritornare a vivere

Quando ci si ritira dalla vita, come si può tornare alla vita? “Il ‘virus’ psichico vero e proprio è  la difesa dal coinvolgimento che invade il nostro mondo interno. Impedendo così il movimento dei desideri, dei sentimenti e dei pensieri diffondendo inerzia. Quindi il vero nemico è l’inerzia, la contrazione psichica creata dall’evitamento delle relazioni significative, non superficiali. L’inerzia può provocare nelle persone più vulnerabili e deprivate un’identificazione con la morte (con effetti devastanti di distruzione di sé e degli altri). Ma nella grande maggioranza di noi ha un effetto comprimente che crea un senso di morte e di angoscia a cui la vita che resta in gioco dentro di noi si ribella”.

Due persone tornano alla vita e si stringono per mano

Se la ribellione riesce a prendere la strada giusta, trasformare il vuoto in senso di perdita, di mancanza, da una parte riscopriamo il valore di ciò che abbiamo trascurato e, dall’altra, cerchiamo di ritrovarlo. Torniamo alla vita. Ma ciò richiede la ricostruzione degli spazi di convivialità, senza i quali il senso di mancanza non trova sponde”.

Il rapporto profondo con il mondo

Cosa significa che ‘’una crisi sociale profonda e un degrado altrettanto profondo del nostro rapporto con il mondo hanno creato un senso di destabilizzazione psichica forte’’? “Una vita psichicamente sana richiede in primo luogo la possibilità di sedimentare ed elaborare le nostre emozioni e il nostro pensiero. Di lasciarli andare in profondità per acquistare fecondità e lungimiranza. Ciò implica un costante lavoro di lutto delle nostre certezze, dell’abbandono della pretesa che tutto si svolga secondo le nostre attese. La differenza tra noi e la realtà, tra noi e gli altri, è la fonte della nostra creatività. Ciò richiede un costante riposizionamento che ci consente di trasformarci e rinnovare la nostra intesa con la vita. Senza la trasformazione moriamo”.

Ragazza in un prato legge un libro in solitudine e con inerzia

“È chiaro che se le nostre condizioni di vita diventano troppo imprevedibili, e il nostro spazio di movimento si restringe, ogni trasformazione diventa un pericolo. E viviamo in uno stato di destabilizzazione psichica vissuta come ingestibile, ci sentiamo impotenti. Bisogna ricordare che diamo erroneamente per scontato che l’essere umano è in primo luogo interessato alla sua sopravvivenza fisica. In realtà la sua preoccupazione primaria è la sopravvivenza psichica, la possibilità di dare senso alla sua esistenza. Quando non ci riesce, ricorre a rappresentazioni del tutto irragionevoli che gli danno una momentanea via di fuga da ciò che gli sta accadendo, a costo di morire. Il problema che mi sentirei di porre è questo. Qual è in questo momento la demarcazione tra la battaglia contro un pericolo reale che viene dalla nostra voglia di vivere e la difesa dal nostro senso di impotenza?”.

Il Coronavirus e la nostra vera paura

In definitiva… nel quadro“Coronavirus”… Qual è la nostra vera paura? “C’è la paura reale che viene dalla voglia di vivere (per cui tutti dobbiamo essere solidali). E la paura altrettanto reale che viene dall’essere in un mondo che ha perso in modo pericoloso una parte importante del senso della realtà. E che quindi ci porta a vivere non per godere della vita, ma a vivere per non morire. La prima è incombente e tutto sommato, porterà a dolorose perdite, ma riusciremo a contenerla. La seconda è più importante perché ci avverte che è in gioco il nostro futuro”.

#l’Italianelcuore

  

Inerzia, il virus psichico vero e proprio ai tempi del Covid-19 ultima modifica: 2020-03-25T14:30:12+01:00 da Antonella Marchisella

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