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Sono le donne le grandi escluse della Fase 2. Donne lasciate fuori da commissioni e task force. Donne che dovranno rinunciare al lavoro per badare ai figli senza scuola. Donne da sempre messe all’angolo (spesso tristemente in modo fisico e violento) da un paese bellissimo ma ancora troppo ottuso e patriarcale. Un paese che stenta a ricordare come due delle sue assolute eccellenze, probabilmente le più grandi di tutte, è questo che sono: donne. Per la prima volta insieme per affrontare l’emergenza nel mondo: Capua e Gianotti. Punte di diamante di un paese straordinario ma distratto. Prestiamo loro attenzione dunque.

Due donne alla guida di un team internazionale con un unico obiettivo: sviluppare un’intelligenza collettiva, per incrociare la montagna di dati e studiare nuove soluzioni per aiutare la scienza ad uscire da questa pandemia. Stiamo parlando della virologa Ilaria Capua, direttrice del One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, e del fisico Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra. Hanno elaborato un progetto che vede diverse personalità del mondo scientifico provare a fare passi importanti nella ricerca. Un progetto ambizioso in questo momento in cui si avvia la Fase 2 e tanti dubbi restano aperti.

Capua e Gianotti stano incrociando i dati sul Covid
I dati sulla ricerca in vari settori potranno dare risposte sul Covid

Capua e Gianotti, due volti noti agli italiani

Una virologa che partecipa a tante trasmissioni televisive e un fisico che è alla guida di uno dei più importanti centri di ricerca. Capua e Gianotti promettono di fare passi importanti nel campo della ricerca contro il virus. “Sconfiggeremo Covid-19 con le intelligenze collettive” è il loro motto. Coinvolti nel progetto scienziati che studieranno i dati sulle possibili cause ed effetti del virus sul pianeta. Il punto di partenza, infatti, sono i dati. “Il Cern ha un archivio open access che si chiama Zenodo– ha spiegato all’Huffingtonpost, Capua -. Al suo interno verrà sviluppata un’area dedicata al Covid dove sarà possibile caricare qualsiasi genere di dati”. Si tratta dei dati raccolti dagli ospedali e dalle persone, o quelli che riguardano inquinamento, piogge, umidità.

Capua e Gianotti guidano il gruppo di lavoro per la ricerca
Intelligenze collettive per lo studio e la ricerca sul Covid

L’incontro a distanza tra Capua e Gianotti per combattere il Covid

Le due scienziate hanno avuto modo di confrontarsi e di elaborare questo progetto comune. Una sinergia che ha dato vita ad uno spazio dedicato al Covid, organizzato e gestito dal Cern, con il sostegno di gruppi di ricerca. “Il mio team interdisciplinare si chiama Yellow Submarine – ha aggiunto Capua – ci è venuto in mente pensando come eravamo tutti compressi ma carichi di energia durante una videoconferenza sul Covid –. Comprende scienziati dell’Università della Florida, del Cern , ISI di Torino e di importanti istituti di ricerca italiani ed esteri”. A farne parte matematici, fisici, economisti, ingegneri, medici, veterinari, agronomi, esperti di clima. Un’azione coordinata, quindi, un insieme di intelligenze collettive con Capua e Gianotti alla guida, per arrivare al traguardo.

L’importanza della raccolta e del confronto dei dati

Il gruppo interdisciplinare, quindi, si occuperà di confrontare i vari dati raccolti in base ai diversi settori. Un progetto aperto a tutti i gruppi di ricerca interessati a studiare il Covid. Perché, come ha ribadito Capua, il Covid tocca vari ambiti. Il campo biomedico innanzitutto ma anche famiglie, imprese, agricoltura, operai, natura, cultura. Ne è un esempio concreto la parte dedicata alla natura, che vedrà la collaborazione del Fai, il Fondo ambiente italiano. Si proverà a capire come la natura si stia risvegliando senza inquinamento. Analizzando le popolazioni di api, le farfalle, le specie di piante più sensibili all’inquinamento. “L’idea – afferma Capua – è unire il discorso della salute a una resilienza della natura, rendendoci conto di quanto sia fondamentale il contesto”.

Capua e Gianotti stanno studiando i dati sul Covid
Ricerca sul Coronavirus, presto vaccino e cure

Vaccino e cure, a che punto siamo

Per Capua i tempi per il vaccino contro il Covid sono ancora lunghi.  “A settembre avranno i dati per dire se il vaccino funziona – dice -, ossia se dà immunità neutralizzante. Per fare il vaccino ci vuole tempo. Poi bisogna fare i controlli di lotto di innocuità, efficacia, assenza di agenti contaminanti. Nella migliore delle ipotesi, lo avremo a dicembre. Poi il problema sarà lo scaling up del numero di dosi. Se ipotizziamo che tutti gli europei e tutti gli americani si vogliano vaccinare in massa, sono quasi un miliardo di dosi. In tre mesi si possono fare milioni di dosi, non certo abbastanza per tutti”. Sulle terapie, Capua sottolinea che stanno dando risposte migliori quelle antivirali. E anche qui è una corsa tra i vari studi per un protocollo terapeutico che potrebbe arrivare prima del vaccino.

Un invito al buon senso per la Fase 2

L’invito alla popolazione da parte della Capua è chiaro per la Fase 2: trovare dei comportamenti che permettano di fare una vita sociale normale. Solanto, però, responsabilizzando il singolo sull’importanza del suo comportamento. “Ognuno di noi – sostiene – deve comportarsi in maniera intelligente per proteggere la propria salute. Non è il problema del governo, è il problema del singolo. Se il singolo non si comporta in maniera proporzionata al suo fattore di rischio, o a quello dei suoi parenti, è lui che fa danni, non è il governo che fa danni”.  

foto in evidenza di Ani Kolleshi

La massima eccellenza italiana è donna. Capua e Gianotti contro il virus ultima modifica: 2020-05-06T17:00:00+02:00 da Federica Puglisi

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