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Chiunque abbia messo piede nel caratteristico borgo medievale di Poppi, nel Casentino in provincia di Arezzo, si sarà lasciato ammaliare dalla bellezza dell’imponente castello. Questo svetta sull’intera area, lasciandosi ammirare da locali e turisti. Svariate le caratteristiche di grande interesse, tra le quali un’elevata torre di forma quadrata. La sua fama si è accresciuta nel corso dei secoli, alimentata da storie di fantasmi che oggi fanno parte del folklore locale. Non è un caso, infatti, se tutti la conoscono come la “Torre del Diavolo”.

La leggenda della Torre del Diavolo

Il nome è legato a un’oscura storia in particolare, risalente ormai a svariati secoli orsono. La protagonista, per sua sfortuna, è una splendida nobildonna. Amante della vita e dei piaceri della carne, venne punita con una condanna atroce. Il suo nome era Matelda, nota ai suoi cari e ai suoi amanti come Telda. Al tempo in cui i matrimoni non erano altro che accordi commerciali vantaggiosi, si ritrovò sposa di un uomo molto più anziano di lei. Una mera alleanza tra famiglie. Non c’era spazio per l’amore, sentimentale o fisico che fosse. La splendida Telda, dunque, approfittava delle ricorrenti assenze del marito per concedersi giorni di pura passione.

Matelda, però, non poteva permettere in alcun modo d’essere scoperta. Sapeva benissimo che tutto ciò le sarebbe costato la vita. Dopo ogni notte d’amore, dunque, procedeva a giustiziare il malcapitato giunto nel suo letto. Ogni voce doveva essere posta a tacere per sempre. Le brutali uccisioni avvenivano grazie a un pozzo armato di lame taglienti, nel quale gli uomini venivano scaraventati.

Castello dei Poppi, Arezzo
Castello dei Poppi – Fonte: Luca Aless CC BY-SA 4.0

La sua fame era tanta da spingerla, leggenda vuole, a far sparire col tempo tutti i più bei giovani dei paraggi. Non ci volle molto prima che i sospetti ricadessero su di lei. Il popolo insorse e assediò il castello, murando viva la nobildonna all’interno della torre, dove venne lasciata a morire di sete e fame. Una fine crudele tanto quanto quella garantita ai suoi amanti. Un dolore tale da spingere il suo spettro ad aggirarsi ancora per il maniero. È questo ciò che la gente narra ancora oggi. Nel cuore della notte c’è chi giura d’averne percepito la presenza. Ancora oggi a caccia di uomini da sedurre.

Castello dei Poppi, altre storie

La storia del maniero è ricca di eventi drammatici e sanguinolenti. Come non parlare di Guido, detto il “Bevisangue” (era solito leccare la lama sporca del sangue dei suoi nemici dopo le battaglie), le cui scorrerie terrorizzarono il Casentino. Tanti anche gli scontri tra cavalieri all’interno di queste mura, che appartenevano ai Conti Guidi. I duellanti combattevano fino alla morte. Il perdente non veniva portato all’esterno, bensì sepolto all’interno della proprietà. Si sviluppa così un certo fascino sinistro. Allora come oggi in molti ritengono di poter sentire lo stridore delle armi. Effetto dei sepolcri fatti costruire tra le mura.

Vi è inoltre la storia di una morte apparente. È quella di un menestrello di nome Grifo. L’uomo raccontò una storia divertente alla corte dei Guidi, spiegando d’essersi imbattuto in una statua animata. Per prendersi gioco di lui, uno dei conti si travestì con l’armatura del conte Simone da Battifolle, provocando un grande spavento al malcapitato. Questi venne ritenuto morto e posto in una cassa nei sotterranei. Tre giorni dopo, però, due anziane svennero alla vista del “non morto” intento a uscire dalla propria bara. I conti lo aiutarono a riprendersi e da allora lo tennero alla propria corte, al sicuro. Per la gente del posto, però, non fu mai null’altro che il morto risorto.

Fonte fotografia in evidenza: Castello dei Poppi – Massimo Civitelli Pubblico dominio

Torre del Diavolo, le terribili leggende del Castello dei Poppi ultima modifica: 2021-10-13T09:00:00+02:00 da Luca Incoronato

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