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“Perché cercare di salire la scala, quando puoi possederla?”

Al lavoro ho iniziato a leggere nelle pause e nei momenti in cui si bloccavano i sistemi dei libri elettronici. Sempre con l’ansia di venire “riportato”. Cambiati i turni nella multinazionale ho dovuto abbandonare l’agenzia immobiliaria.
Tra i libri ho letto Padre ricco e padre povero, di Robert Kiyosaki. Un libro che forse è a volte più interessato a dir cose belle che a dir cose vere. Ma che dà una certa carica e mostra il mondo da un’altra prospettiva.
“Perché cercare di salire la scala, quando puoi possederla?”, leggevo. E’ stato così che tra una e-mail e l’altra ho iniziato a giocare in borsa. Ad utilizzare lo stipendio che risparmiavo per comprare azioni – ovvero comprare pezzi di ditta, sperando un giorno di smettere di lavorarci. Svolgevo il lavoro, poi  in pausa colazione controllavo la borsa.
L’obiettivo era ovviamente smettere di lavorare, creare una rendita. Non mi andava di spendere al bar uno stipendio che mi guadagnavo con ore di vita perse.
A questo punto è d’obbligo limitare le aspettative: no, non sono diventato ricco come nelle classiche storie biografiche, anzi, sto ancora recuperando qualche perdita iniziale.
“Non lavorare per i soldi, lavora per l’esperienza” leggevo nel libro di Kiyosaki. Non ho guadagnato nell’immediato soldi con la borsa, ma ho imparato a non farmi prendere dal panico: se vendi quando tutto crolla andrai sempre in perdita. Ho imparato insomma a sorridere mentre sto sprofondando, guardando in alto per una possibile risalita, e ad approfittare dei ribassi per acquistare, e dei rialzi per vendere.

Verso Lisbona

E’ stato così che un giorno, in una squisita atmosfera apocalittica, un manager ha annunciato in un incontro con tutti i 250 dipendenti che la ditta chiudeva per riaprire il progetto a Lisbona.
Chi si era istituzionalizzato era smarrito. Io ovviamente l’ho visto come un ribasso e ne ho approfittato per negoziare una posizione di supervisore a Lisbona. Spero ovviamente di avere un po’ più cuore dei miei predecessori.
Anche in Portogallo, al calduccio, continuo ad investire nella borsa polacca e a scrivere il mio blog sulla Polonia. In realtà ho fuso le due cose e mi sono messo a scrivere articoli sulla borsa polacca: http://lezionidipolacco.blogspot.pt/2016/03/la-borsa-polacca-gpw-e-new-connect.html. Alla fine si scrive quello che si sà, ed è inutile essere gelosi delle proprie conoscenze. Più le si scambia con gli altri e più ci si arricchisce a vicenda. Tramite questi articoli ho infatti potuto conoscere un investitore esperto. Lui ha già sperimentato le cose che pensavo di fare io e che non ha esitato a spiegarmi i risultati. Una manna dal cielo insomma che mi ha risparmiato denaro ed anni di tentativi.
In tutto questo l’unica cosa di cui un po’ mi pento è che mi sono confrontato con troppi numeri: produttività in azienda, valori in percentuale del lavoro svolto, valori della borsa, stipendio, tasso di interesse etc etc. fino allo svuotamento emotivo, perché i numeri alla lunga tolgono le emozioni. Come dice il Piccolo Principe, gli adulti capiscono solo quello che possono contare. E’ vero che le cifre sono importanti e che possono insegnarti molto, ma non siamo nati per loro, servono loro a noi per misurare il mondo, anche se spesso diventano la nostra ossessione. E’ per questo che vanno presi a piccole dosi.
Multinazionale polacca: come sopravvivere – Parte 2 ultima modifica: 2017-03-02T07:59:51+01:00 da Daniele Bottene

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