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Neologismi. Sarebbero una buona occasione per arricchire la lingua italiana di belle nuove parole, utili per progredire in un presente che si fa sempre più complesso. Invece spesso finiamo per coniarne di orrendi. Tralasciando la lunghissima lista di parole inglesi che usiamo senza nessun senso, ecco un elenco di parole terribili che sono diventate parte del nostro parlare quotidiano.

Neologismi gastronomici

Apericena: che cavolo è? Se si mangia è una cena, se non si mangia è un aperitivo. La stupidità segue la moda. E per un qualche strano motivo questo termine è diventato di moda.
Pizzata: dovrebbe derivare dal verbo “pizzare”. Che esiste. E significa “urtare il molo o un’altra nave con una manovra errata”. Pensateci bene prima di invitare gli amici.
Insalatona: perché “ona”. Quanto deve essere grande per passare da insalata a insalatona? O forse si riferisce a un tipo di lattuga gigante? Perché non semplicemente “insalata”?

Parole aziendali

Esperienziale: non bastano due orecchie per sentire quanto suona male? Invece si usa sempre più spesso per la cose più disparate. Perché non lasciare questa parola nei recinti di filosofia e scienza?
Sinergia: quando si vuole usare una parola per non farsi capire esce dal cappello una qualche “sinergia”. Infatti ha perso pure il significato che realmente aveva.
Vision: volete descrivere il nulla, ma pieno di parole? Partite con questa e rimarrete soddisfatti.

Neologismi distorcenti

Info: non voglio avere le “info” ma le “informazioni”. Non siamo così disperati da non poterci permettere tre sillabe in più.
Week: cosa fai nel week? Abbreviazione dell’espressione inglese “weekend”. Chi la usa fa la propria dichiarazione di ignoranza linguistica.
Attimino: perché “ino”? Quanto deve essere breve un attimo per diventare così breve?
Aiutino: che cos’è, un aiuto che è talmente insignificante da non funzionare?

neologismi - bandiera italiana con dentro la scritta"le parole della nuova Italia"

Neologismi da crescita personale

Bioenergetica, neurolinguistico, olistico, dinamico sono solo alcune delle parole esistenti che vengono utilizzate come semplici paroloni per stregare e mostrare una cultura che chi le usa non ha. Anche perché vengono sempre usate senza un reale collegamento con la realtà del loro significato.

Neologismi inglesi (i peggiori)

Spoilerare: il peggiore, perché prende una parola inglese (spoiler) che deriva da un verbo (spoil) e la ritrasforma in un verbo. Se proprio si volesse tenere il verbo dovrebbe essere “spoilare”. Ma esiste anche una lingua italiana, che fra le sue parole ha anche “anticipazione”. Funzionerebbe benissimo.
Googlare: no, vi prego.
Linkare: ma perché? Non si può semplicemente “collegare”?
Fotoscioppare: non si può fare verbo anche il nome di un programma…
Mecciare: da match. Ma usato nella grafia italiana.

Parole varie

Quant’altro: usato da alcuni quasi come intercalare, come se non esistesse “eccetera”.
Piuttosto che: non significa “o” come molti credono. Significa “anzichè”.
Adoro: perché usare un verbo, senza soggetto e senza oggetto, come fosse un intercalare?
Ciaone: salutiamoci così, con questa parola vomitata nelle nostre orecchie dalla cultura massificata. Perché un ciao sembra non bastare più.

Paolo Gambi

Autore: Paolo Gambi

Scrittore poeta e giornalista. Autore di quasi 30 libri, metà pubblicati con il Gruppo Mondadori, metà su Amazon. È convinto che la poesia possa cambiare il mondo. Vincitore di premi giornalistici e letterari, docente di comunicazione, vive sempre in Italia. Anche quando è all’estero.
Neologismi orrendi. Sono queste le parole del nuovo italiano? ultima modifica: 2019-12-05T16:00:00+01:00 da Paolo Gambi

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