Esistono moltissimi luoghi dell’Italia in cui la magia e l’atmosfera straordinaria si fondono, in un sapiente e piacevole incontro. La natura e il genio umano riescono, insieme, a creare paesaggi in grado di meravigliare e sorprendere, grazie al loro fascino e la loro potenza evocativa. Alcuni di questi sono famosi, altri meno. Di certo, uno fra tutti è il fantasmagorico Parco dei mostri di Bomarzo, nei pressi della città di Viterbo. Questo parco, ricco di sculture grottesche che raffigurano creature mitologiche e immaginarie, ha la facoltà di farci tornare bambini, e di farci sognare…ad occhi aperti!

Il Parco dei mostri, una creazione tutta italiana

L’ideatore strambo quanto geniale di questo prodigioso bosco, è stato l’architetto e antiquario Pirro Ligorio. Operò questa prodezza architettonica grazie alla richiesta del principe Pier Francesco Orsini. Il giovane blasonato chiamò il parco Sacro Bosco, e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese. Al suo interno si trovano architetture impossibili, e alcune sculture misteriose, che sembrano essere passaggi di un più ampio schema alchemico. Secondo alcuni studiosi, l’insieme di statue a carattere simbolico sarebbero il frutto dell’antica cultura rinascimentale. Ci si rifà al Canzoniere di Francesco Petrarca, all’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, e ai poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso. Nonostante quindi qualche punto fermo nella comprensione di questo enigma, non si è riusciti a far emergere uno schema interpretativo universale. Nel 1585, dopo la morte dell’ultimo erede della famiglia Orsini, il parco fu lasciato nel completo abbandono.

La disposizione delle attrazioni nel Parco non è quella iniziale, ma risale alla seconda metà del XX secolo, quando la famiglia Bettini lo rilevò e lo rimise in uso. Successivamente, i coniugi Giancarlo e Tina Severi Bettini vennero sepolti nel tempietto interno al parco (dove probabilmente è situato anche il sepolcro di Giulia Farnese). Il Parco consta di una superficie di circa 3 ettari e, immersi nelle sue distese verdeggianti, si possono trovare sculture che ritraggono animali mitologici, ma anche edifici. Questi riprendono lo stile classico, ma annullano la prospettiva, confondendo chiunque vi si addentri. A complicare ulteriormente il passaggio dell’ignaro turista, ci sono arcane iscrizioni, sopravvissute purtroppo in maniera parziale. Che sia stato concepito come un articolato gioco ricreativo del principe, o come percorso orfico – iniziatico, questo strano luogo non cessa mai di sorprendere per la sua peculiare atmosfera eterea e, nello stesso tempo, impenetrabile.

I mostri di Bomarzo, tra fascino e paura!

All’ingresso del parco, sono posizionate due Sfingi, che riportano un’iscrizione di benvenuto. Sono preposte in un certo senso ad accogliere i turisti, e il loro aspetto ha caratteristiche sia classiche che egizie. Quando ci si addentra più in profondità, quasi non si crede ai propri occhi. La figura più iconica del Parco è quella di un grande faccione in pietra, con la bocca spalancata. Al suo interno sono disposte delle panche e un tavolo e, grazie all’acustica dell’ambiente, le voci di coloro che vi entrano si amplificano e rimbombano, creando un effetto davvero spaventoso. Andando avanti, si vede una gigantesca tartaruga, sulla quale è posta la statuetta di una Nike, simbolo greco di Vittoria. L’enorme rettile fissa di fronte a sé una balena, che a sua volta la guarda in modo insistente.

La tartaruga in basalto con la statua di Nike poggiata sul dorso
La tartaruga in basalto con la statua di Nike poggiata sul dorso

Di fronte al Piazzale delle Pigne, poi, si possono ammirare Echidna e una Furia. La prima creatura femminile è ritratta con due code di serpente al posto delle gambe, mentre la seconda ha una coda e le ali di un drago. Tra di loro sono accucciati due Leoni, figli di Echidna, e presenti nello stemma di Viterbo.

Echidna e la Furia alata
Echidna e la Furia alata

Spicca poi un edificio che incarna tutto lo spirito grottesco del parco. Venne costruito su un masso inclinato, proprio affinché constasse di una pendenza naturale. Questa attrazione, chiamata Casa Pendente, fa smarrire anche il viaggiatore più esperto, causando un effetto quasi irreale (e persino psichedelico!).

La Casa Pendente
La Casa Pendente

Proseguendo in questo magnifico percorso, possiamo imbatterci in un grande elefante, che porta sulla schiena una torre, e nella proboscide trattiene un legionario romano (sembra quasi voglia stritolarlo!). Volendo dare un’interpretazione, potrebbe esserci un mero riferimento ad Annibale durante le Guerre puniche.

L'enorme elefante del parco, che sta per trucidare il soldato romano
L’enorme elefante del parco, che sta per trucidare il soldato romano

Per godere di queste visioni oniriche, basta quindi recarsi nel fantastico Parco dei Mostri di Bomarzo, dove vi aspettano tantissime altre creature mitiche e fantasiose!

Marcella Calascibetta

Autore: Marcella Calascibetta

Scrivo dall’età di sedici anni, e (per fortuna) non ho mai smesso. Sono laureata con orgoglio alla Federico II di Napoli, città che amo e che mi diede i natali. Con mia grande gioia, ho avuto la possibilità di veder pubblicato il mio primo romanzo, dopo tanti anni che era rimasto segregato in un cassetto. Una frase che mi rispecchia? I sogni migliori si fanno da svegli!

Il Parco dei mostri di Bomarzo, un’oasi da brivido nei pressi di Viterbo ultima modifica: 2018-02-23T09:30:03+00:00 da Marcella Calascibetta

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